Dario Scannapiecoper quattordici anni vicepresidente con pesanti deleghe strategiche della Banca Europea degli Investimenti, è stato scelto dal governo di Mario Draghi per guidare da amministratore delegato Cassa Depositi e Prestiti al posto dell’uscente Fabrizio Palermo. La scelta dell’ex consigliere del premier al ministero del Tesoro per una poltrona tanto importante segnala la volontà di rafforzare il ruolo di Cdp in sostegno al tessuto produttivo e imprenditoriale nazionale nel quadro dello sforzo di ricostruzione dell’economia nazionale colpita dal Covid-19.

Cdp è il principale faro dell’apparato a partecipazione pubblica italiano. Imperniato sia sulle aziende che hanno quote di maggioranza in capo alla Ministero del Tesoro o alla Cassa, a sua volta controllata da Via XX Settembre, sia sui numerosi apparati e fondi strategici costruiti per consolidare lo sforzo del Paese per l’innovazione e lo sviluppo.

Il “fondo sovrano” di Cdp

Scannapieco, una volta entrato a dirigere la banca di Via Goito, troverà avviata la macchina del Patrimonio Destinato (o Patrimonio Rilancio) da 44 miliardi di euro che l’assemblea di Cdp ha definitivamente approvato il 26 maggio scorso. Alla nuova governance il compito di studiare la funzione più strategica per indirizzare verso la fascia di imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro, non appartenenti all’ambito bancario o assicurativo, i fondi che lo Stato ha conferito in virtù della deroga agli aiuti pubblici all’economia concessa dall’Unione Europea.

Patrimonio Destinato sarà reso operativo attraverso tre linee operative distinte. La prima è quella del Fondo Nazionale Supporto Temporaneo (Fnst) che proseguirà gli interventi strutturali a sostegno delle imprese che hanno riportato dissesti economici connessi alla pandemia. Attraverso aiuti e sostegni mirati ai settori più colpiti dalle problematiche di mercato e dalle misure anti-contagio. Seguono poi due interventi che sono simili a quelli che la Bei, istituzione dedita a interventi in sostegno dell’economia dei Paesi del Vecchio Continente, porta avanti con continuità. E che possono far comprendere chiaramente perché la chiamata di Scannapieco sia arrivata in questa circostanza cruciale.

Cdp costituirà infatti in seno al Patrimonio Destinato un Fondo Nazionale Strategico (Fns) che promuoverà investimenti, sia di carattere diretto che indiretto, con il coinvolgimento di altri investitori di mercato, in imprese caratterizzate da solide prospettive di crescita, anche aiutando a conseguire aumenti di capitale e a facilitare le emissioni obbligazionarie. Vi sarà poi un Fondo Nazionale Ristrutturazioni Imprese (Fnri) che aiuterà aziende ad alto potenziale di redditività ma contraddistinte da temporanei squilibri finanziari e di liquidità a riacquisire una tranquilla operatività.

Con 44 miliardi di euro a disposizione, un ammontare di risorse superiore a quello di intere manovre finanziarie governative, Cdp gestirà nei prossimi anni un vero e proprio fondo sovrano funzionale a promuovere la crescita e lo sviluppo in sinergia con gli investimenti pubblici del Piano nazionale di ripresa e resilienza e il contestuale volano alla spesa privata.

Le altre frecce all’arco di Cdp

Cdp non ha solo il Patrimonio Destinato come freccia al suo arco per promuovere lo sviluppo del sistema Paese. Resta attiva la connessione diretta con le fondazioni bancarie, che ne partecipano ai capitali e agli utili che ridistribuiscono sotto forma di progetti di sviluppo e inclusività sociale sui territori di riferimento, creando un canale di connessione tra la mobilitazione del risparmio postale e la crescita delle varie aree d’Italia.

Dentro la banca di Via Goito opera Cdp Equity, erede del Fondo Strategico Italiano costituito nel 2011 su iniziativa dell’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti. Cdp Equity opera prevalentemente sostenendo la crescita dimensionale di aziende appartenenti a settori di rilevante interesse nazionale, dalla difesa all’energia passando per infrastrutture e telecomunicazioni, non distinguendo esclusivamente in base al criterio del fatturato e operando il sostegno per mezzo di acquisizioni di quote di minoranza e aumenti di capitale funzionali a prevenire scalate straniere o fasi di crisi sistemica.

Nel 2019 inoltre Invitalia Ventures sgr, la società di gestione di fondi di venture capital legata all’omonima holding partecipata dal Mef, ha visto il 70% delle sue quote rilevate da Cdp per gestire il miliardo di euro di asset del Fondo Nazionale Innovazione conferito dal Ministero dello Sviluppo Economico. Cdp con il venture capital si muove a sostegno di programmi quali robotica, intelligenza artificiale, automazione, 4.0 finanziando lo sviluppo di start-up innovative con un’ottica di medio-lungo periodo. Ad oggi sono 1,3 i miliardi di asset gestiti, oltre 400 i milioni di capitale allocato e più di 680 le startup che hanno beneficiato della liquidità del Fni per rafforzare la filiera italiana dell’innovazione, la cui valorizzazione è guidata dalla presidente Francesca Bria e dall’ad Enrico Resmini. Il progetto segue l’esempio vincente inaugurato oltralpe nel 2012 da Bpifrance e via via replicato anche nel nostro Paese.

Lo Stato si fa “stratega”

Il successo di Cdp Ventures Capital – Fni ha in corso d’opera spinto il governo Draghi a riqualificare i fini e gli obiettivi della fondazione Enea Tech, l’organizzazione compartecipata dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e dal Ministero dello Sviluppo Economico finalizzata al trasferimento tecnologico e inaugurata ai tempi del governo Conte II. Ora, nota Wired, “l’articolo 31 del decreto Sostegni bis” ne ha cambiato obiettivi, statuto, prospettive strategiche ricalibrando da 500 a 200 milioni i fondi assegnati. “La fondazione viene ribattezzata Enea Biomedical Tech. Si occuperà di finanziare l’innovazione nelle biotecnologie, nella telemedicina, nella produzione di dispositivi medicali e nella prevenzione delle emergenze sanitarie”. Evitare doppioni tra istituti è, in tal senso, fondamentale.

A metà strada tra Cdp e il controllo diretto del Tesoro, invece, si trova un altro prezioso asset dell’apparato a partecipazione pubblica, Sace. La società di assicurazione per il credito alle impresi esportatrici, chiamata in campo a gestire il programma Garanzia Italia di sostegno alla liquidità nel 2020, è oggi più che mai strategica per il ruolo fondamentale giocato come acceleratrice del processo di internazionalizzazione delle società italiane. Anche attraverso la controllata Simest Sace è strategica in quanto aiuta le aziende italiane a colmare i gap per l’internazionalizzazione e a conquistare nuovi mercati. Nel 2020 il programma di aiuti a fondo perduto per l’export, a fronte di un fondo stanziato pari a 1,3 miliardi di euro, ha ricevuto 11 mila richieste da parte di imprese italiane per un ammontare di 3,5 miliardi di euro in domande di contribuzione. Quest’anno, nota Italia Oggi, ci si aspetta a partire dal 3 giugno un numero ancor più alto a fronte della “riconferma della cifra dell’importo massimo finanziabile a fondo perduto: 800 mila euro e non oltre il 40% del patrimonio netto dell’impresa, come risultante dall’ultimo bilancio approvato e depositato del richiedente”.

Insomma, le strutture a partecipazione pubblica sono, assieme al mondo bancario, le principali punte di lancia su cui la ripartenza italiana può organizzarsi. Allora come all’inizio della storia repubblicana le partecipate pubbliche e la galassia che ruota loro attorno sono decisive per l’economia italiana. E Cdp può, in un certo senso, svolgere un ruolo analogo a quello promosso dall’Iri della Prima Repubblica. Non più in un’ottica di solo “Stato-imprenditore”, ma piuttosto nell’ottica di uno Stato capace di farsi stratega.

L’Italia della ricostruzione aveva bisogno di infrastrutture di base, di costruire un tessuto produttivo funzionale allo sviluppo di un settore manifatturiero di livello mondiale, di procacciarsi conoscenze e materie prime necessarie al decollo del Paese e il complesso imperniato sull’Iri fu costruito coerentemente a queste sfide. Ora serve padroneggiare la rivoluzione tecnologica e metterla al servizio del rilancio dell’Italia come grande Paese industrialefar fronte al deperimento delle infrastrutture per connettere con nuovo slancio l’Italia e evolvere i paradigmi dell’industria manifatturiera, promuovendo come punta di lancia le medie imprese e le multinazionali leggere. Dovrebbero essere loro, in particolare, con ogni mezzo, a essere sostenute per rafforzarsi, patrimonializzarsi, aggregarsi, crescere e comprare all’estero. Non a caso Patrimonio Destinato mira a ampliarne il tessuto e gli altri fondi a far emergere nuovi campioni. A questi temi andrebbe aggiunta la necessità di sfruttare la transizione energetica e ambientale, sostenendola con l’innovazione per inserirla con gradualità e rigore nel tessuto produttivo italiano. Funzioni chiare, precise e ben definite per definire le rotte dello sviluppo di domani. Guardando oltre la pur dura contingenza legata alla pandemia e immaginando nuovi scenari, nuove competenze, nuovi presupposti per il rilancio dell’Italia. Dando fondi e strategie a un tessuto ricchissimo sotto il profilo del capitale umano ed imprenditoriale.