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Ripresa economica o incertezza? Nuove dinamiche o vecchi dogmi? Futuro o passato? L’Unione Europea è, nei mesi del Next Generation Eu, di fronte di una serie di bivi di notevole importanza. Dalle decisioni che saranno prese nei mesi e negli anni a venire passa una fetta importante del futuro del continente più colpito dalla pandemia di Covid-19 sul fronte sanitario, sociale, economico, politico. Un continente che ancora si leccava le ferite di un lungo decennio iniziato con una crisi finanziaria e proseguito nella sfiducia e nell’incertezza.

Per il 2021, le previsioni sulla ripresa europea sono in ogni caso confortanti. Lo stimolo continuo della Banca centrale europea, le politiche di sostegno sviluppate nel quadro del Recovery Fund e, soprattutto, le scelte anticrisi dei singoli Stati hanno portato al superamento dei vecchi paradigmi austeritari e spinto la crescita prevista fino al 4,8% complessivo. Paesi come l’Italia prevedono una ripresa robusta (+4,2%) ma inferiore alla media e desiderano che si eviti la spiacevole convergenza tra un ritardo del Paese sul fronte dello sviluppo post-Covid e la tentazione per il ritorno di spiacevoli politiche europee che tanti problemi hanno causato gli scorsi anni al sistema Paese.

Il senso di fondo dell’azione di Mario Draghi in Europa e della ricerca di una convergenza con Emmanuel Macron per rendere strutturale il Recovery Fund e rompere la gabbia del rigore austeritario sta proprio nella volontà di prevenire uno scenario del genere. Domenico Lombardi, economista che è stato membro del Consiglio esecutivo del Fmi e della Banca mondiale e ha lavorato nell’ufficio studi di Bankitalia ha dichiarato a Il Sussidiario che “il pericolo è che i Paesi che recupereranno prima degli altri i livelli pre-crisi, nel ritirare prima lo stimolo fiscale possano generare contraccolpi negativi per gli altri Paesi, come il nostro, che sono più indietro nel percorso di recupero”. In sostanza Lombardi spera che il trend in controtendenza venutosi a creare in Paesi come la Germania dopo la rottura della linea austeritaria nel 2020 resti generalizzata: “è importante che il permanere di politiche di sostegno sia generalizzato, anche per consentire ai Paesi più fragili di poter uscire dalla crisi a condizioni meno onerose”.

Quali mine possono ostacolare un percorso che sino ad ora, con le politiche accomodanti della Bce e la scelta di sospendere il Patto di Stabilità anche per il 2022, appare in discesa? In primo luogo, un fattore che mischia politica e psicologia: la crescita dell’inflazione su scala globale che avviene a poche settimane di distanza dal decisivo voto in Germania in cui si capirà chi potrà succedere ad Angela Merkel. La corsa dell’inflazione è ben sotto il livello di guardia, ma nel Paese esiste un forte movimento di opinione politico e culturale a favore del contenimento dell’inflazione, ritenuta nemico pubblico numero uno anche e soprattutto per i richiami alla storia e al precedente dell’iperinflazione di Weimar associata (con numerose forzature) alla genesi del nazismo. L’inflazione potrebbe essere il cavallo di Troia attorno cui saldare una convergenza tra quei settori della destra liberista della Cdu merkeliana, i liberali e la Bundesbank di Jens Weidmann a favore di un minore coinvolgimento tedesco nelle politiche di bilancio comunitarie. Una negoziazione di governo in Germania in contesti di inflazione crescente, insomma, potrebbe causare grattacapi.

In secondo luogo, va valutata la prospettiva dell’economia continentale alla prova delle nuove varianti Covid e delle loro conseguenze a tutto campo. Inoltre, negli ultimi giorni si sta assistendo alla convergenza tra diverse crisi di fornitura nelle catene del valore, al ridimensionamento delle prospettive nel settore dell’acciaio, capace di creare contraccolpi sulla manifattura, e al prolungamento della crisi dei semiconduttori. Tutti fattori potenzialmente in grado di porre dei paletti al rilancio dell’Europa.

Infine, last but not least, servirà comprendere le prospettive politiche ed economiche dei vari piani per Next Generaiton Eu e la loro capacità di coniugare investimenti pubblici in tutta Europa sui settori ritenuti più strategici e vitali. Un parallelo sdoganamento dei vari piani nazionali per il Recovery darebbe una garanzia contro gli spettri di una ripresa della fase del rigore nel prossimo futuro.

Per l’Europa si profila quel dualismo tra ripresa e incertezza che a inizio anno sottolineavamo potesse essere il canovaccio dominante per questo complesso 2021. Dinamiche politiche di ampio respiro, questioni legate alla fiducia di imprese e consumatori e fattori di rilevanza geopolitica e economica globale condizionano le traiettorie di sviluppo. E ogni singolo Paese è chiamato a giocare con la massima serietà la partita della ripartenza del Vecchio Continente. Evitando rovinosi errori già costati durissimo in passato.