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Nella strategia relativa alla transizione economica, l’idrogeno verde occupa uno dei posti di rilievo. Lo si rileva ad esempio nel piano, presentato nel luglio del 2020, dell’Unione europea. Il “green”, l’idrogeno cioè ottenuto da fonti rinnovabili e non fossili, potrebbe rappresentare tra il 2030 e il 2050 quell’elemento in grado di sostituire metano e petrolio per alimentare macchine, uffici, fabbriche e abitazioni. Questo almeno a livello teorico. Sotto un profilo prettamente pratico, la situazione è un po’ diversa. Occorrono infatti investimenti, governi e aziende in grado di credere realmente nei piani sull’idrogeno green e sui progetti per gli stabilimenti da realizzare in punti strategici a livello logistico e climatico. Per questo il recente accordo tra il fondo olandese Invest International, la società di ingegneria Proton Ventures e il governo marocchino è stato salutato positivamente da più parti. Tanto nel mondo politico, quanto in quello economico.

L’impianto di Jorf Lasfar

L’uso dell’idrogeno come fonte energetica da anni è già una realtà e da tempo viene vista come una concreta fonte alternativa a quelle fossili. Questo perché la sua combustione genera un minore impatto ambientale rispetto a quella indotta da metano e petrolio. Ci sono però anche dei limiti molto evidenti. La molecola di idrogeno H2 non è presente, se non in quantità molto ridotte, sul nostro pianeta. Essa è quasi sempre legata ad altri elementi e deve quindi essere ottenuta tramite determinati processi. In poche parole, l’idrogeno non è considerabile quale fonte primaria e i procedimenti per ottenerlo hanno a loro volta importanti costi monetari ed energetici.

Tuttavia negli ultimi anni molti studi si sono concentrati sulla produzione di “idrogeno verde”. Quell’idrogeno cioè ottenuto tramite procedimenti realizzati con fonti rinnovabili e non con combustibili fossili. Una produzione quindi all’interno di centrali alimentate per mezzo di energia eolica o solare. Elementi che non si trovano in tutte le parti del mondo. Realizzare l’idrogeno verde e immetterlo poi nelle infrastrutture di trasporto richiede territori ventosi e soleggiati. Il nord Africa in tal senso si presta molto bene.

Per questo molte aziende stanno puntando sul Marocco, il quale tra le altre cose ha dalla sua una maggiore sensibilità politica sul tema rispetto ai Paesi vicini. Basti pensare che nel governo di Aziz Akhannouch, insediatosi nell’ottobre del 2021, è stato previsto un apposito dicastero per la transizione ecologica. Così come descritto sul sito Global Trade Review, è stato sottoscritto nei giorni scorsi un accordo tra il fondo Invest International, la Proton Ventures e il governo di Rabat  per la costruzione di un impianto di idrogeno verde a Jorf Lasfar. Quest’ultima è una località portuale in rapida espansione, situata lungo la costa atlantica la cui zona industriale sta rivestendo negli ultimi anni una grande importanza grazie alla relativa vicinanza con Casablanca.

L’impianto sarà composto da parchi eolici e solari, in gradi di alimentare poi la struttura da cui a regime potrebbero uscire fino a quattro tonnellate di ammoniaca verde al giorno, oltre che a grandi quantità di idrogeno green. I lavori dovrebbero partire a breve: nel giro di pochi anni, hanno assicurato da Rabat e dai Paesi Bassi, l’impianto di Jorf Lasfar sarà un hub tra i più importanti per la transizione energetica.

Marocco possibile crocevia della transizione energetica

Non è un caso che a chiudere l’accordo siano state società dei Paesi Bassi con il governo marocchino. Gli olandesi in Europa sono coloro che più stanno investendo nell’idrogeno verde, dal canto suo Rabat rappresenta il Paese che più sta puntando sulle energie rinnovabili in nord Africa. “Poiché l’Europa avrebbe bisogno di importare energia dall’estero in futuro – ha spiegato su Global Trade Review l’amministratore delegato del fondo olandese Invest International, Joost Oorthuizen – il Marocco è un luogo ideale per la produzione di idrogeno su larga scala dove c’è molto vento, sole e terra, che non abbiamo nel nord Europa”.

L’altra azienda coinvolta nell’operazione è anch’essa olandese. La Proton Ventures ha sede a Rotterdam e da anni è impegnata, così come si legge sul sito, in progetti volti alla produzione di ammoniaca da energia verde. Dal canto suo, il governo marocchino ha incassato un nuovo importante investimento e, soprattutto, una nuova fiducia sul fronte degli investimenti sulle rinnovabili. La strategia di Rabat appare chiara: sfruttare le proprie condizioni climatiche e la propria posizione geografica per diventare, nel medio e lungo periodo, un riferimento essenziale per la produzione e trasporto di energia rinnovabile verso il mercato europeo. Una strategia avviata già da anni e che starebbe dando i suoi frutti. Secondo Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, il Marocco è incluso nella lista dei “Paesi pionieri” nel campo delle rinnovabili.

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