La Gran Bretagna, dopo la Grande Recessione, ha posto in essere un programma di austerità di ampia portata per operare un risanamento dei conti pubblici e una riduzione del deficit e del debito gravemente prostrati dalla necessità di salvare il settore finanziario a partire dal 2008.

Il governo di David Cameron e quello di Theresa May hanno agito, in questo senso, in sinergia totale, a parte alcune correzioni di rotta dell’ultimo periodo. In contrasto con l’Unione Europea pressoché su ogni tema, la Gran Bretagna è stata a lungo concorde con i vertici di Bruxelles nel ritenere l’austerità pro-ciclica la risposta ottimale alla crisi economica e finanziaria. Oggi ” il deficit ha raggiunto il punto più basso da 17 anni a questa parte, dopo essere diminuito del 41% in un anno”, sottolinea Italia Oggi. “Oggi il deficit è pari all’1,2% del pil per l’esercizio 2018-2019 chiuso il 31 marzo, contro quasi il 10% di dieci anni fa, dopo la crisi finanziaria”, e il debito pubblico complessivo è dato in discesa dall’84,6% all’83,1% del Pil.

L’austerità del Regno Unito colpisce un Paese sano

Il tema dell’austerità è tra i più controversi nello studio dell’odierna economia britannica, che mostra risultati contrastanti. Da un lato, l’occupazione vola e non sembra aver interiorizzato i timori di una Brexit senza accordo, mentre i salari crescono a un ritmo crescente da circa un anno. Dall’altro, la Gran Bretagna conosce crescenti problemi di povertà e disuguaglianza. Quando nel 2010 il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne varò il pacchetto di austerità, annunciò che esso sarebbe stato un provvedimento temporaneo e volto ad esaurirsi una volta venuta meno l’onda lunga della crisi. Nulla di più falso. Il successore di Osborne, Philip Hammond, una volta prese in mano le redini dell’economia britannica ha annunciato la continuazione del programmaanche nel corso del governo di Theresa May.

Un taglio ai servizi senza precedenti

Cosa ha dovuto lasciare sul terreno la Gran Bretagna per ottenere il totem della riduzione del debito pubblico e, di recente, un avanzo primario nei conti pubblici? Come testimonia ogni storia di applicazione dell’austerità, dall’Italia di Mario Monti alla Grecia di Alexis Tsipras, a pagare sono stati, principalmente, i membri più deboli e vulnerabili della società, le comunità locali periferiche e i servizi essenziali.

L’austerità ha colpito la spesa dei ministeri, i benefit pensionistici, i programmi di edilizia popolare, i finanziamenti ai piccoli centri (crollati del 60% in Inghilterra e Galles), costretti ad alzare al massimo le tasse locali per ottenere denaro per i servizi essenziali, gli stipendi dei dipendenti pubblici, l’assistenza all’infanzia, le forze di sicurezza (20.000 poliziotti in meno dal 2010 al 2019). Ha travolto i finanziamenti alla più depressa regione del Regno Unito, l’Irlanda del Nord, tornata ad infiammarsi sulla scia di una situazione economica prossima al collasso, caduti dell’8% prima che la coalizione tra i Conservatori e il Dup garantisse un fondo da un miliardo di sterline. Ha impattato per oltre 30 miliardi di sterline sui servizi sociali di inclusione e sostegno al reddito, risparmiando solo a costo di grandi spaccature politiche il National Health Service.

Povertà ed esclusione sociale in aumento nel Regno Unito

I risultati, in certi campi, sono stati disastrosi. L’esclusione sociale è tornata ad essere un problema in Gran Bretagna in una misura che non si vedeva dai tempi dell’assalto, fortunatamente incompleto, sferrato negli Anni Ottanta da Margaret Thatcher e dai suoi esecutivi al welfare costruito da Clement Attlee e Aneurin Bevan dopo la seconda guerra mondiale. Il numero di bambini viventi in povertà relativa, sceso da 4,3 a 3,5 milioni tra il 1998 e il 2012, è oggi risalito a 4,1 milioni; le mense per poveri, le food banks, hanno conosciuto un incremento notevole della loro utenza; la sicurezza pubblica in città come Londra ha conosciuto un calo di efficienza tale da rendere numerosi quartieri pericolosi e da portare a un aumento nel numero di rapine e omicidi.

Il rogo della Greenfell Tower, l’edificio di North Kensington bruciato dopo anni di incuria nel 2017, che uccise 72 persone e sconvolse il Paese è l’esempio più emblematico degli estremi a cui l’incuria e la mancanza di risorse dettata dai tagli ai servizi può portare. Lo scollamento tra città all’avanguardia nell’economia globale come Londra e le aree rurali ha contribuito notevolmente ad alimentare il moto di rivolta elettorale e il sostegno alla Brexit nel 2016. Hammond ha recentemente annunciato che il “dividendo della Brexit” sarà rappresentato dall’incremento dei fondi destinati al Nhs del 3,4%, pari a circa 20 miliardi di sterline all’anno, annunciato in passato da Theresa May. Ma è difficile pensare che il governo del Regno Unito possa seriamente invertire la rotta.

Il rischio è di trovarsi con più Paesi, intenti a procedere a più velocità, in un solo Stato. E per una nazione come il Regno Unito, che vive già delicati problemi nei rapporti con l’Europa e tra le regioni costituenti, questo potrebbe rappresentare il peggior frutto dell’austerità.

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