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In cinque anni perso un decimo del potere d’acquisto: gli italiani e la questione salariale

In cinque anni perso un decimo del potere d'acquisto: l'economia italiana e la questione salariale, che è sempre più strategica.

Salari nominali, al netto di indennità e adeguamenti, su del 10,1%, inflazione dell’indice dei prezzi al consumo in impennata del 21,6%. Il risultato: salari reali, dunque potere d’acquisto, giù del 10,5%. Questo lo spaccato più significativo del rapporto annuale dell’Istat, occasione per una fotografia statistica del sistema-Paese e delle sue dinamiche economiche. L’Italia le cui imprese conquistano il mondo con le esportazioni è anche l’Italia delle disuguaglianze tra Nord e Sud e soprattutto il Paese che deve risolvere l’annosa questione salariale.

Nessun uomo è un’isola, scriveva John Donne, e neanche le dinamiche economiche lo sono. La bassa crescita dei salari si inserisce in un contesto economico articolato e complesso che vede il Paese dipendere strutturalmente dalle esportazioni per trainare la propria economia, subisce gli effetti di anni di austerità macroeconomica e bassa crescita e sconta un ristagno della produttività.

L’Istat nel rapporto rileva correttamente che “la crescita modesta dell’economia italiana nell’ultimo decennio ha risentito di condizioni macroeconomiche sfavorevoli lungo quasi tutto il periodo”, dalla pandemia di Covid-19 alla crisi energetica di fine 2021 trasformatasi in vero e proprio tsunami dopo l’invasione russa dell’Ucraina, “ma anche di alcune caratteristiche relative alla struttura del sistema produttivo – quali la dimensione delle imprese, la specializzazione in settori tradizionali e il limitato contenuto tecnologico/innovativo dei prodotti – a loro volta negativamente associate all’efficienza e all’incremento della produttività”.

Il segreto nel capitale umano

L’Italia, peraltro, nel 2024 ha conosciuto al contempo un record di occupazione, che prosegue tuttora, associato però a un calo della quantità di ore lavorate per addetto e della produttività. In particolar modo, la produttività del lavoro è calata del 2% e quella di tutti i fattori produttivi dell’1,3% dopo che nel decennio precedente erano cresciute mediamente dello 0,3% e dello 0,7% annui. In sostanza, l’Italia ha visto l’aumento dell’occupazione in settori a ridotto valore aggiunto in cui la crescita del numero di contratti, specie a tempo indeterminato, non ha portato un aumento delle competenze dei lavoratori o del loro contributo complessivo al sistema. Ne è seguita un’incapacità dei salari di inseguire l’inflazione.

“Nel periodo 2019-2023 la crescita del valore aggiunto in Italia, come nelle altre principali economie dell’UE, è stata più sostenuta nelle attività industriali ad alta tecnologia e nei servizi intensi in conoscenza rispetto agli altri settori”, scrive l’Istat, ma i comparti ad alta tecnologia e alta intensità di innovazione pesano per solo l’8% del valore aggiunto e il 4,5% degli occupati e “l’incidenza degli occupati con un titolo universitario e/o che lavorano come professionisti e tecnici, e occupati in professioni in ambito scientifico e tecnologico – pari a quasi il 40 per cento degli occupati nel 2023 – è inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto a Germania e Spagna e 17 rispetto alla Francia”. In un mondo che vede la Cina sfornare ogni anno 4,5 milioni di laureati Stem e l’India ulteriori 2,5 questo è il vero segreto della competitività: capitale umano per far correre il capitale materiale, innovazione, digitalizzazione e ricerca di quote più pregiate della catena del valore. Facile a dirsi, ma più difficile a realizzarsi: il rapporto Istat ci ricorda che le basi della nostra prosperità sono friabili e perennemente a rischio di erosione. E che sarà compito di un grande progetto nazionale futuro rinsaldarle.

Il valore dei salari degli italiani continua a ridursi, e l’stat lo certifica di rapporto in rapporto. Ma che cosa bisognerebbe fare per invertire la tendenza del nostro Paese, unico in Europa? Gli analisti di InsideOver seguono attentamente la vicenda, che ci tocca tutti. Se vuoi approfondire, qui sei nel posto giusto. Segui InsideOver, sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!

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