La situazione economica della Cina rischia di essere peggiore del previsto. C’è una notizia riportata dal New York Times che fa riflettere di quanto sia disastrosa la situazione finanziaria in alcune province dell’entroterra cinese. Il direttore dell’ospedale di Ruzhou, città di un milione di abitanti situata nella provincia dello Henan, ha fatto presente che serviva un nuovo centro sanitario. Il problema era uno: l’amministrazione locale, profondamente indebitata, non aveva la disponibilità finanziaria per contribuire alla costruzione dell’edificio. La soluzione trovata per uscire dall’impasse lascia perplessi, visto che lo stesso direttore ha esortato gli operatori sanitari a contribuire economicamente per la causa pubblica. In altre parole, ai lavoratori dell’ospedale esistente è stato chiesto di chiedere prestiti bancari e donare una parte dei propri stipendi per finanziare la costruzione del nuovo ospedale. Ricordiamo che in Cina gli stipendi sanitari sono mediamente molto più bassi rispetto a quelli riscossi in Occidente. Ed è per questo motivo che molti operatori hanno protestato, lamentandosi sui social network.

Una situazione economica pessima

La vicenda appena narrata è emblematica dello stato in cui versano le casse dei governi locali, vessati da triolioni di debiti e alle prese con una crescita irrisoria, la peggiore degli ultimi 30 anni. Come si è arrivati fin qui? Semplice: anni e anni di pessima gestione finanziaria. Le amministrazioni locali hanno speso a volontà per costruire infrastrutture più o meno utili alla causa (in generale più inutili che non utili), e hanno iniziato a farlo ascoltando le voci provenienti dall’alto. La Cina avrà pure evitato gli effetti dell’ultima crisi finanziaria, ma per farlo il governo centrale ha aperto a dismisura i rubinetti dello Stato prestando una marea di denari ai vari governi locali, attraverso banche e altri meccanismi. A lungo andare la situazione è diventata insostenibile, perché diversi istituti bancari sono finiti sull’orlo del crac e il governo centrale ha dovuto metter mano al portafogli per effettuare pericolosi e costosissimi salvataggi. Ecco che Pechino ha deciso di cambiare le carte in tavola: da ora in avanti, le amministrazioni locali saranno responsabili dei propri investimenti. Se un governo locale non riesce più a saldare il suo debito con una banca, non potrà più contare sull’aiuto dello Stato. La nuova politica di Pechino ha provocato una specie di cortocircuito: molte città non possono più contare sui prestiti pubblici locali neppure per costruire ospedali.

Soldi al vento e sprechi

La piaga del debito locale è endemica. I governi sono caduti in una spirale senza uscita, hanno preso in prestito per anni ingenti quantità di soldi per creare posti di lavoro e sostenere fabbriche statali, ma allo stesso tempo non hanno programmato alcun piano sostenibile per il futuro. Ora che l’economia cinese sta rallentando, da Pechino non sono più disposti a regalare soldi a politici spendaccioni e molto spesso incapaci di saperli gestire a dovere. I rubinetti dei prestiti si sono chiusi improvvisamente, lasciando i soggetti indebitati senza una via d’uscita. La situazione è paradossale, perché sempre più città minori stanno raccogliendo fondi attingendo ai lavoratori di istituzioni pubbliche come ospedali e scuole. Ma molti di questi affari vanno male, i prestiti non vengono pagati, i finanziatori accusano gli istituti e gli eventuali fondi d’investimento invischiati. Per capire gli sprechi effettuati da numerosi centri urbani cinesi, torniamo a Ruzhou: qui mancano i soldi per costruire un nuovo ospedale, ma la città ospita uno stadio trasformato in un centro di e-commerce, per lo più inutilizzato. Soldi buttati via, che oggi sarebbero serviti come il pane.