Sei banche americane valgono oggi il doppio dell’intera capitalizzazione di Piazza Affari e hanno aggiunto complessivamente 600 miliardi di dollari al proprio market cap nel 2025. Sono questi i dati impressionanti dell’egemonia finanziaria dei campioni della finanza americana in un 2025 segnato dal ritorno alla presidenza di Donald Trump e da un clima più orientato al business e alla deregolamentazione finanziaria, ma anche da un dinamismo imprenditoriale e industriale negli Stati Uniti connesso soprattutto al boom dell’Intelligenza artificiale.
Il decollo delle banche Usa
E così, ricorda il Financial Times, sei istituzioni bancarie hanno sovraperformato l’indice S&P500 ottenendo lauti guadagni. Al 26 dicembre le banche più capitalizzate risultano essere JPMorgan Chase (905 miliardi di dollari), Bank of America (416 miliardi), Wells Fargo (305 miliardi), Morgan Stanley (290 miliardi), Goldman Sachs (276 miliardi) e Citigroup (223 miliardi). Il totale supera i 2.400 miliardi di dollari e rappresenta un valore che doppia i quasi 1.200 miliardi di dollari dell’intera borsa di Milano, e ancora più grande in rapporto a quello delle prime sei banche europee, che assieme sono a circa 1.000 miliardi di dollari.
Molte dinamiche hanno prodotto questa crescita. Innanzitutto, i ricavi che, soprattutto nel terzo trimestre, si sono impennati per tutte le Big Six, che hanno visto soprattutto partire in quarta la crescita degli investimenti in private equity che spesso chiama i colossi finanziari di Wall Street in sostegno per management e consulenza.
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Profitti in volo
Le banche hanno aumentato del 13,5% i loro profitti, e questo le ha rese più reattive a crescere anche in borsa. E se un report realizzato da S&P Global Market Intelligence utilizzando i dati di Preqin Pro ha rilevato periodi di detenzione record per i fondi che in diversi settori, come telecomunicazioni e media, sono attivi nel private equity nel 2025, le proiezioni per il 2026 prevedono, complice il possibile abbassamento dei tassi da parte della Federal Reserve, un’accelerazione delle operazioni.
Yahoo Finance ricorda che “il volume globale dell’investment banking per l’anno è destinato a salire del 10% dal 2024 al livello più alto dal 2021, nonostante le oscillazioni legate ai dazi doganali di questa primavera che hanno congelato i mercati dei capitali e i ritardi delle Ipo dovuti alla chiusura delle attività governative in autunno”.
Mega-deal come l’operazione di scalata ad Electronic Arts per 55 miliardi di dollari o l’attuale battaglia per Warner Bros Discovery tra Paramount e Netflix sono benzina per gli utili delle banche. Negli Usa, poi, 200 compagnie si sono quotate in borsa nel 2025 e questo ha sancito un aumento del 36,5% rispetto al 2024, portando alla raccolta sui mercati di 44 miliardi di dollari, oltre 6 dei quali a dicembre nell’ingresso in borsa dell’azienda di componentistica medica Medline, che ha compiuto la quotazione più profittevole del 2025.
Il 2026 si preannuncia ricco per le banche Usa
Per il 2026 il mercato di riferimento delle banche appare ulteriormente destinato ad arricchirsi. Da un lato, il calo dei tassi potrà favorire le operazioni di finanziamento per prestiti, investimenti e operazioni di private equity; dall’altro, si preparano quotazioni colossali come quelle di SpaceX, OpenAI, Anthropic.
In mezzo, l’amministrazione di Donald Trump sta puntando sull’ibridazione tra capitale pubblico e capitale privato in nome della sicurezza nazionale. E in nome del “capitalismo nazionalista“ la più grande delle banche americane, JPMorgan Chase, ha annunciato un piano che mira a mobilitare 1.500 miliardi di dollari di investimenti in settori critici per la sicurezza americana. Potenzialmente prodromici a nuovi e più vasti profitti.
En passant, Trump e il suo Segretario al Tesoro, Scott Bessent, uno che di alta finanza se ne intende (ha lavorato a lungo con George Soros) preparano la deregulation e il rilassamento della vigilanza per far correre la finanza a stelle e strisce. Si tratta probabilmente del momento di maggior dinamismo delle banche dopo la Grande Recessione. Ma dovrà essere governato abilmente, per evitare eccessi di tracotanza e bolle dettate dall’euforia di profitto.