La prossima grande bolla finanziaria è in arrivo? E magari potrebbe non essere una bolla unica, ma una reazione a catena di crisi pronte a sovrapporsi? Forse anche per il fatto che in campo occidentale la grande fuga di capitali dall’Europa agli Usa rischia di creare squilibri? Queste domande attanagliano diversi analisti e investitori. E da molti la notizia che Wall Street stia drenando valanghe di capitali dalla borsa della City di Londra, il London Stock Exchange sta venendo presa come l’ennesima avvisaglia di questo fatto.
La bolla prossima ventura
Ruchir Sharma, presidente di Rockfeller International e autore di What Went Wrong With Capitalism ha pubblicato un ampio e interessante editoriale sul Financial Times in cui mette assieme diverse chiavi di lettura.
In primo luogo, la corsa di Wall Street è ad oggi trainata dalla sovra-performance di poche aziende, a partire dai colossi della tecnologia, e addirittura un singolo big come Nvidia sta diventando coi suoi risultati un punto di riferimento chiaro. Nvidia è proxy della corsa agli investimenti in intelligenza artificiale e ai conseguenti ritorni di scala industriali. In secondo luogo, molte aziende si trovano in condizioni di profitti sovradimensionati che “nel medio periodo tendono a decrescere”, nota Sharma, sottolineando che questo potrebbe lasciar nudo il re della finanza internazionale.
Terzo dato è il fatto che la solida crescita economica degli Usa vede sempre più palese “la sua dipendenza in ascesa dal debito pubblico”. Ora, nota Sharma, “ci vogliono quasi 2 dollari di nuovo debito pubblico per generare un ulteriore dollaro di crescita del PIL degli Stati Uniti, un aumento del 50 percento rispetto a soli cinque anni fa. Se qualsiasi altro paese spendesse in questo modo, gli investitori scapperebbero, ma per ora a Washington pensano che l’America possa farla franca con qualsiasi cosa, in quanto principale economia mondiale ed emittente della valuta di riserva”, aggiungendo poi il dato di fatto delle rivalità geopolitiche per far sentire la propria centralità di fronte al campo occidentale.
Le minacce alla stabilità finanziaria
Nel medio-lungo periodo il venir meno di uno solo di tali tasselli rischia di produrre danni notevoli. Innanzitutto, se a monte i grandi investimenti in intelligenza artificiale non avranno i ritorni di scala desiderati buona parte delle scommesse del venture capital americano saranno spazzate via e rischieranno di essere ridimensionate. In secondo luogo, diversi istituti finanziari notano che le aziende Usa rischiano di essere eccessivamente sopravvalutate, e questo ha già spinto Bank of America a prendere posizione in materia.
C’è poi il fattore destabilizzante della speculazione sulle criptovalute, che rischia di creare un ulteriore polo di scarsa solidità di mercato. Riprendendo in mano lo studio sulle crisi dell’indimenticato Charles Kindleberger, l’euforia come traino della crescita potrebbe in diversi fattori lasciar spazio al rischio di un tracollo e al panico generalizzato. Alla finanza Usa serve, nei prossimi anni, trovare un nuovo settore di espansione.
Il governo federale può contribuire su un fronte, quello del rilancio di strumenti di economia di guerra, keynesismo militare e investimento in Difesa che metta in circolo denaro a favore degli appaltatori per generare ritorni facili a un comparto di diretta identificabilità. Ma non parliamo certamente di un’eventualità scevra di conseguenze diplomatiche e geopolitiche importanti, anzi. La prospettiva che il capitalismo finanziario marci verso una nuova fase instabile è dunque tutto fuorché remota. Ed è lo specchio di tempi sempre più incerti.