Il debito statunitense in rapporto al Pil entro fine decennio supererà il fardello che grava su Italia e Grecia, fino a pochi anni fa ritenuti i casi più critici di gestione delle passività pubbliche nell’intero sistema occidentale. Lo ha segnalato il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale nell’edizione di ottobre, mostrando la traiettoria della situazione debitoria attesa da qui al 2030 per le economie del pianeta.
Ogni promessa è debito… pubblico
Gli Stati Uniti sono dati in direzione del sorpasso del record del rapporto debito/Pil, avuto nel 2020 col 132,4% durante la fase di acuta recessione da Covid-19. Secondo il Fmi, il rapporto debito/Pil salirà dall’attuale 125% al 143,4% di fine decennio, pur nel contesto di un’economia data in espansione nei prossimi 5 anni di circa il 17%, a oltre 36.800 miliardi di dollari, principalmente per effetto del boom dell’intelligenza artificiale.
Il debito, dunque, potrebbe esplodere a oltre 52mila miliardi di dollari (ora è a 38mila) sulla scia dell’effetto delle politiche fiscali espansive messe in campo dalle amministrazioni di Joe Biden e Donald Trump e dell’impatto dell’esplosione della spesa per interessi.
Il boom del debito Usa e il sorpasso su Italia e Grecia
Nel 2030 si prevede che il rapporto debito/Pil dell’Italia, che ha messo in campo una forte correzione austeritaria, sia al 137% e quello greco al 130%. Poco sotto, al 129,4%, l’altra grande economia il cui debito desta preoccupazioni, la Francia, che lo vedrà salire di quasi tredici punti percentuali in rapporto al Pil.
Per gli Usa questo vuol dire mettere in conto anni di disavanzi fiscali pesanti: “Il deficit di bilancio degli Stati Uniti si attesterà al di sopra del 7% del Pil ogni anno fino al 2030, il livello più alto tra tutte le nazioni ricche monitorate dal fondo per quest’anno e per il resto del decennio”, nota il Financial Times.
Questo incorpora sia gli effetti dello One Big Beautiful Bill Act (OBBA) dell’amministrazione Trump che un giudizio di massima sulla leva fiscale dei dazi, pensati da The Donald per “fare cassa” sul resto del mondo e contenere i montanti livelli di debito di Washington, che già oggi in rapporto al Pil superano i livelli della Seconda guerra mondiale.
Le stime del Fmi sembrano contraddire le previsioni del Congressional Budget Office, che aveva stimato una possibilità di sostanziale copertura delle politiche dell’Obbba con le entrate tariffarie, permettendo di ridurre i deficit su un orizzonte decennale di 4mila miliardi di dollari.
La Peter G. Peterson Foundation, studiando dati del Cbo, ha mostrato come nei prossimi anni gli Usa vedranno crescere nettamente sia la spesa vincolata da programmi di legge sia gli interessi sul debito accumulato, prevedendo che da 952 miliardi di dollari l’anno la spesa per interessi salirà a 1.328 miliardi di dollari, quasi il Pil della Spagna, nel 2030 per poi esplodere a quasi 1.800 miliardi l’anno nel 2035. In dieci anni, gli Usa spenderanno 13.800 miliardi di dollari in interessi sul debito, una cifra pari a quasi sette volte l’attuale Pil italiano. Tutto questo per finanziare passività pregresse.
Squilibri e rischi shutdown sul debito
Chiaramente questo creerà squilibri. Per gli Usa sarà sempre più difficile gestire i tetti al debito e si dovrà prendere in considerazione seriamente l’ipotesi di modificare il meccanismo che può portare automaticamente allo “spegnimento” (shutdown) del governo federale in caso di mancato accordo al Congresso per una legge di spesa efficace. Un braccio di ferro politico costante tra partiti e esponenti istituzionali può contribuire, in casi del genere, ad accelerare la paralisi dell’esecutivo e del potere americano in nome del tema del debito.
Sono scenari che si fanno sempre più realistici, e che si sommano al timore per un oggettivo deprezzamento del valore dei Tresaury Bond e di conseguenza del ruolo del dollaro come valuta di riferimento globale. Dai dazi alla spinta sulle stablecoin, Trump ha orientato le sue scelte economiche per governare questo caos. Ma il trend appare strutturale: il prossimo per gli Usa sarà, con ogni probabilità, il decennio del debito.
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