L’ambizione che punta sulla realizzazione di un corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), in cui Trieste si troverebbe ad essere terminale e crocevia strategico per gli interessi e le proiezioni future dell’Italia, ha riscosso interesse a tutti i livelli; dimostrando come i piani della Via del Cotone e il ruolo che potrebbe svolgere lo storico porto giuliano non sono una fantasia, ma una realtà da seguire con interesse in ogni suo sviluppo.
Nelle scorse settimane un interessante articolo dedicato al porto di Trieste e all’importanza che potrebbe ricoprire sul piano geopolitico per l’Italia, ha aggiunto ulteriori informazioni e spunti per comprendere meglio quali vantaggi pone sul tavolo questa visione che si rifà a precedenti storici e applicazioni futuribili. L’analista Marco Gombacci ha infatti rispolverato le “profonde radici storiche” e un “presente dinamico” per inquadrare il nuovo scenario che guarda, nel panorama commerciale e geopolitico globale, a una posizione strategica per il nostro Paese e per il porto dell’Alto Adriatico che vanta acque profonde utili ad accogliere le navi da carico di maggiore tonnellaggio.
Ponte tra Oriente e Occidente nel cuore dell’Europa
Rendere Trieste un “ponte tra Est-Ovest e Nord-Sud” nel quadro del corridoio economico indo-mediterraneo potrebbe aprire nuove opportunità commerciali spiega Gombacci, e collegare essenzialmente il Mediterraneo con l’Asia meridionale in modo che le “regioni economiche chiave” di Asia ed Europa possano entrare in contatto “senza fare affidamento su una potenza centrale e creando un ecosistema commerciale globale più equilibrato“.
Parliamo di un vantaggio geografico che solo il porto di Trieste può garantire, e che secondo l’auspicio dei partner americani sarebbe meglio non “concedere” all’attenzionamento della Cina, che rappresenta certo una grande opportunità con la sua Nuova via della Seta, ma anche un plausibile rischio. Se si guarda agli scenari e agli equilibri geopolitici previsti in tempi più dilatati. Non è un segreto infatti che il nostro principale partner strategico della Nato, gli Stati Uniti d’America, inseriscano come prima della lista degli avversari ipotetici nella lotta per la supremazia generata dagli interessi commerciali e territoriali incompatibili – lotta che potrebbe sfociare nella peggiore delle ipotesi un conflitto convenzionale – proprio la Repubblica Popolare Cinese.
I progetti guidati dall’Occidente come l’IMEC e la Three Seas Initiative, rappresenterebbero quindi, almeno nella visione conservativa, un deal più adeguato alla collaborazione transatlantica in virtù di quelle “partnership economiche basate su valori condivisi, parità di condizioni e reciproco vantaggio a lungo termine” che sono in netto contrasto con le nuove aspirazioni geopolitiche egemoniche attribuite al progetto Belt and Road di Pechino. Ma su questo punto non tutti gli analisti e gli osservatori si trovano di certo d’accordo.
E perno tra le rotte commerciali globali
Secondo i promotori di questa seconda via, collegare l’Europa all’Indo-Pacifico tramite la Nuova rotta del cotone è solo una delle opportunità alle quali potrebbe e dovrebbe ambire Trieste. Il collegamento fondamentale nella Three Seas Initiative “che si concentra sul miglioramento delle infrastrutture, dell’energia e della connettività digitale tra l’Adriatico, il Baltico e il Mar Nero” potrebbe essere un’ulteriore posizione importante per Trieste che diventerebbe di fatto “perno tra due importanti rotte commerciali“: l’asse Est-Ovest dell’IMEC e il corridoio Nord-Sud della Three Seas Initiative. Questo, sempre secondo gli esperti, è e sarebbe ancora una volta facilitato dalla vicinanza tra Trieste e i mercati dell’Europa centrale e orientale, senza tenere conto dei legami già consolidati con Balcani, Germania e Austria. Peculiarità che la rendono un “hub naturale per le merci in movimento attraverso l’Europa“.
Non va dimenticato inoltre il ruolo giocato da Trieste “nell’infrastruttura energetica europea aggiunge un altro livello alla sua importanza strategica“. Passa infatti da qui l’oleodotto Transalpino (TAL) che fornisce petrolio all’Europa centrale – 90% del greggio austriaco, il 100% della Baviera tedesca, oltre il 50% del Baden Württemberg e quasi il 100% del fabbisogno della Repubblica Ceca, per un totale di circa 40 milioni di tonnellate di greggio – e il punto di ingresso del gas di Tarvisio (TAG), nel Nord della regione che collega anche l’Italia alle forniture di gas dell’Europa orientale.
In conclusione, e tenuto conto di ulteriori analisi, le molteplici opportunità economiche proposte da questa visione non farebbero altro che rafforzare un concetto geopolitico che troverebbe in Trieste un hub capace di allineare ancora più saldamente il nostro Paese con gli alleati transatlantici nel quadro di futuri progetti e scenari economici e strategici. Due piani strettamente connessi, come ci ha rammentato la crisi del Mar Rosso provocata dai ribelli Houthi in chiave anti-israeliana, ma anche, o forse sopratutto, anti-Occidentale. Piani che ci consentirebbero di svolgerebbe un “ruolo cruciale” nel rafforzare “l’indipendenza economica” da quelle che sempre più spesso vengono definite potenze ostili e pressioni esterne. Guardando anche a piani strategici che condividiamo con i nostri partner internazionali.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

