Si sta parlando molto, in relazione all’intervento di questi giorni della Turchia contro i curdi in Siria, di embargo delle armi e stop di vendita di forniture militari ad Ankara. Ma a quanto ammontano invece l’interscambio commerciale complessivo tra Europa e Turchia? Si tratta di una delle domande maggiormente in voga in queste giornate caratterizzate dalle tensioni relative all’operazione militare nel Rojava, le cui risposte potrebbero spiegare diversi elementi nei rapporti tra Unione Europea e paese anatolico.
La mole di affari tra Europa e Turchia
Gli ultimi dati hanno come riferimento il 2018: soltanto nell’anno passato, l’interscambio commerciale tra Ue e Turchia si è aggirato intorno ai 150 miliardi di euro. In particolare, come ha sottolineato Marta Ottaviani in un articolo su La Stampa, nel 2018 si sono contate esportazioni da paesi dell’area Ue verso il paese anatolico per un ammontare complessivo di 77 miliardi di euro. Un saldo quasi in pareggio per il vecchio continente, visto che il valore delle importazioni dalla Turchia si è aggirato, sempre nel 2018, sui 76 miliardi di euro.
Le svolte orientali, perpetuate dal presidente Erdogan a partire dal fallito golpe del 2016, che ha progressivamente avvicinato la Turchia alla Russia ed ha dato maggior peso alla sua parte asiatica piuttosto che a quella europea, fino ad oggi sono rimaste soltanto sul piano politico. Nonostante i vari tentativi, iniziati già durante i primi anni dell’era Erdogan, di differenziare ed allungare l’elenco dei partner commerciali, la Turchia ha ancora nell’Unione Europea il suo principale mercato di riferimento. Anche perché, nonostante non faccia parte dell’Ue, Ankara può godere da anni di particolari agevolazioni. Per cui, da soli Bruxelles ed i vari paesi comunitari rappresentano il 50% dell’export della Turchia. A seguire, ma con percentuali nettamente inferiori, sono situati Stati Uniti, Israele e Russia. Discorso molto simile può essere fatto sugli investimenti: dall’Europa verso la Turchia, dal 2002 in poi sono arrivati 112.3 miliardi di Dollari dei 152 complessivi riversati su Ankara. Di fatto quasi l’80%, una cifra di gran lunga superiore a quella degli altri partner commerciali.
I rapporti commerciali con l’Italia
Per quanto riguarda nello specifico il nostro paese, l’interscambio nel 2018 è pari a 19.8 miliardi: così come accade a livello complessivo con l’Europa, il saldo appare quasi in pareggio. Parecchi gli investimenti italian nel paese anatolico: soltanto nel 2018, come fa notare ancora la corrispondente de La Stampa ad Istanbul, l’Italia ha inviato in
Turchia 509 milioni di Dollari. A risaltare è soprattutto l’incremento rispetto all’anno precedente: tra il 2017 ed il 2018 infatti, vi è una differenza in positivo del 297%.
Segno di ottimi rapporti, tanto politici quanto economici. La collaborazione riguarda soprattutto cinque aspetti fondamentali: manifatturiero, energetico, bancario, infrastrutture e difesa. Quest’ultimo ramo poi, al netto delle promesse di embargo come risposta all’azione turca in Siria, appare molto importante in termini di fatturazione sia per l’Italia che per la Turchia. Non solo Istanbul, ma anche Smirne e la grande area industriale di Bursa: sono queste le località dove sono dislocate le 1.400 aziende italiane presenti nel paese anatolico.