La geopolitica della corsa allo spazio
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Con i porti del Mar Nero bloccati dai russi e le altre infrastrutture strategiche di Kiev bersaglio dei bombardamenti, è quanto mai fondamentale trovare un piano alternativo per liberare il grano presente in Ucraina. L’imperativo della comunità internazionale può essere ridotto in queste poche parole. Anche perché il tema sta acquistando sempre più importanza, visto il proseguimento del conflitto.

Dicevamo delle bombe. Nel mirino delle forze del Cremlino, come dimostrano video e testimonianze, non ci sono soltanto ponti e strade, ma anche depositi di grano e strutture dedicate allo stoccaggio alimentare. A detta degli analisti, Mosca starebbe utilizzando una tattica ben precisa che consisterebbe nel colpire deliberatamente attrezzature agricole, fattorie e forniture di grano attraverso bombardamenti e saccheggi. “Alcuni di questi attacchi sono precisissimi: i magazzini vengono distrutti senza recare danni collaterali alle case circostanti”, ha dichiarato a France 24 Caitlin Welsh, direttore del Global Food Security Program presso il Center for Strategic and International Studies (CSIS).

La lista dei siti alimentari colpiti dai russi è piuttosto lunga. Video e immagini satellitari hanno documentato la distruzione di un silo – in grado di contenere 30.000 tonnellate di grano – e delle strutture di uno stabilimento agricolo gestito da Golden Agro a Rubizhne, nell’Ucraina orientale. La struttura sarebbe saltata in aria lo scorso 9 aprile quando un serbatoio di acido nitrico, utilizzato in alcuni fertilizzanti, è stato colpito dall’artiglieria. Possiamo, inoltre, citare il caseificio Agromol a Shestakove, nella regione di Kharkiv, oppure il razzo che ha colpito un elevatore per cereali vicino a Synelnykove, nella regione di Dnipropetrovsk.

“L’artiglieria russa sta deliberatamente bombardando i depositi di grano in tutta l’Ucraina. E le navi da guerra russe nel Mar Nero stanno bloccando le navi ucraine piene di grano e semi di girasole”, ha confermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al Forum economico di Davos. E dunque, dicevamo, via con il piano B. Al momento le soluzioni sono limitate, e la più interessante chiama in causa la Lituania. La strategia pensata per salvare il grano ucraino dai missili russi è così fatta: caricare il frumento su treni ucraini, utilizzare la rete ferroviaria di Kiev – che, ricordiamolo, si è rivelata decisiva anche per trasporti logistici durante le prime, drammatiche fasi della guerra – e trasportare il prezioso bottino oltre confine. Dove? In Lituania, appunto. Dove, senza la minaccia di bombe e missili, potrà essere smistato negli altri Paesi tramite i porti dislocati nel Paese baltico.

Il grano e il ruolo della Lituania

Nelle ultime ore, non a caso, è arrivato in Lituania il primo treno con un carico di grano ucraino, lo stesso che verrà poi esportato tramite i porti del Paese baltico. Si tratta, spiega una nota diffusa dalle ferrovie lituane, di una consegna di prova che ha lo scopo di valutare l’efficacia di rotte alternative nell’impossibilità di utilizzare i porti ucraini, bloccati, come detto, dalle ostilità con Mosca.

Scendendo nel dettaglio, Il treno è arrivato ieri alla stazione di Sheshtokai, al confine con la Polonia, per poi proseguire verso il porto di Klaipeda. Lo scorso 19 maggio un altro treno, che trasportava 50 container con mille tonnellate di additivi per mangimi, ha fatto il medesimo percorso. Questa settimana, aggiunge la nota, arriveranno in Lituania dall’Ucraina altri due treni con grano, mais e olio di girasole. La rotta scelta consente di aggirare la Bielorussia, alleata di Mosca.



Sicurezza alimentare a rischio

Non è probabilmente un caso che i russi abbiano intensificato i bombardamenti contro i depositi di grano negli stessi giorni in cui è emersa la rotta lituana. “Le conseguenze di questi atti vergognosi sono sotto gli occhi di tutti”, ha aggiunto Von der Leyen, spiegando che i prezzi globali del grano sono ormai alle stelle. “Sono i Paesi fragili e le popolazioni vulnerabili a soffrirne di più”, ha sottolineato la leader europea.

“Stiamo assistendo a come la Russia ha trasformato in armi le sue forniture energetiche. Sfortunatamente, stiamo vedendo lo stesso modello emergere nella sicurezza alimentare“, ha ribadito la stessa Von der Leyen. “Nell’Ucraina occupata dalla Russia, l’esercito del Cremlino sta confiscando scorte di grano e macchinari. L’artiglieria russa sta bombardando i depositi di grano in tutta l’Ucraina deliberatamente”, ha ripetuto.

Nel frattempo il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha chiesto alla comunità internazionale di evitare di acquistare dalla Russia “il grano che ruba in Ucraina”. “I ladri russi rubano il grano ucraino, lo caricano sulle navi, passano dal Bosforo e cercano di venderlo all’estero – ha twittato Kuleba – Chiedo a tutti i Paesi di essere vigili e di rifiutare proposte del genere. Non comprate quello che viene rubato. Non diventate complici dei crimini russi. Il furto non ha mai portato fortuna a nessuno”. La guerra del grano, se così possiamo definirla, è appena iniziata.

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