La Russia ha un problema risalente all’epoca zarista chiamato “Siberia ed Estremo oriente” (Сибирь и Дальний Восток). Questa gigantesca regione rappresenta il 77% del territorio nazionale, è il contenitore delle principali riserve di giacimenti minerari e di idrocarburi, ed è stata storicamente sottosviluppata dal punto di vista demografico. Oggi come due secoli or sono, la stragrande maggioranza della popolazione (110 milioni su 145) continua a risiedere nella cosiddetta Russia europea, che occupa soltanto il 23% del territorio federale, mentre al di là degli Urali vi è una densità di 3 abitanti per chilometro quadrato, la più bassa del pianeta.

Nei tempi recenti, il sempreverde spettro della colonizzazione demografica cinese della Russia profonda, il riemergere dei regionalismi e la proliferazione di perniciosi sentimenti anti-sistema dalle venature autonomiste, hanno incoraggiato il Cremlino a dedicare maggiore attenzione al fascicolo Siberia ed Estremo oriente. Invero, mantenere uno stretto controllo su tutto ciò che si trova oltre gli Urali è un imperativo strategico dal quale dipende la sicurezza nazionale del Paese, perciò la dirigenza russa nell’ultimo biennio ha formulato una serie di piani d’azione aventi il duplice obiettivo di incoraggiare il ripopolamento a mezzo di migrazioni interne e di nutrire lo sviluppo e la crescita economica attraverso delocalizzazioni produttive, investimenti stranieri e turismo.

Aumentano i flussi turistici

Il 10 febbraio sono stati pubblicati i dati sul turismo nel circondario federale dell’Estremo Oriente relativi al periodo 2016-20. I numeri dipingono un quadro roseo: i flussi turistici in entrata sono quasi raddoppiati, essendo aumentati di 1,5 volte nel periodo di riferimento, e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di viaggi organizzati per scoprire le attrazioni naturali della regione.

L’Estremo Oriente “possiede il più grande potenziale per una crescita esplosiva del settore turistico”, perciò Yuri Trutnev, il plenipotenziario presidenziale per il circondario federale, ha chiesto maggiori investimenti statali, collaborazione dei grandi privati e supporto nella costruzione di alberghi, ristoranti e piste sciistiche.

Alcuni dei progetti che il Cremlino sta portando avanti per vitalizzare la sterminata e rancorosa regione sono realmente titanici. Nella penisola della Kamchatka, ad esempio, sta venendo realizzato il Parco dei tre vulcani, un gigantesco resort a cielo aperto incuneato tra i vulcani Mutnovskiy, Viluchinskiy e Goreliy, composto, tra le varie cose, da diciassette chilometri di piste per lo sci e mille camere d’albergo. L’inaugurazione è prevista nel 2025 e nei piani governativi dovrebbe essere in grado di sostenere 650mila visite l’anno e creare ottocento posti di lavoro diretti.

Proseguono, inoltre, gli sforzi per moltiplicare e migliorare i collegamenti aerei tra le due Russie e all’interno dello stesso Estremo Oriente. Il governo anela all’apertura di nuove tratte che riducano i tempi di trasporto da un capo all’altro della Federazione e alla costituzione di una compagnia aerea specializzata nell’offerta di voli interni ed economici.

Il piano, in breve

Aumentare i flussi turistici è stato possibile attraverso l’introduzione di una serie di misure, tra le quali risaltano lo snellimento delle procedure burocratiche per l’ottenimento del visto e l’allentamento dei controlli in sede di dogana. A fare da sfondo, il finanziamento di opere pubbliche, in primis strade, ponti, ferrovie e autostrade, tese a potenziare l’interconnettività e i collegamenti verso luoghi ed attrazioni un tempo scarsamente accessibili.

Ultimo ma non meno importante, le stesse città stanno venendo (in parte) ridisegnate e modellate in maniera tale da soddisfare le esigenze dei turisti “più globali”, o meglio globalizzati. Lo scorso dicembre, ad esempio, nel circondario federale sono stati aperti cinque ristoranti della celebre catena McDonald’s, di cui uno a Vladivostok e uno a Khabarovsk.

Trasformare lo sterminato e selvaggio Estremo Oriente nella centrale elettrica del turismo nazionale è di importanza fondamentale per il Cremlino: equivale a ivi creare opportunità per la crescita economica e per lo sviluppo infrastrutturale, oltre che per il miglioramento delle condizioni di vita e lavorative dei residenti, con il doppio risultato di colmare in parte il divario tra le due Russie e di levigare il malcontento di una popolazione che si sente trascurata e sfruttata dal centro, ovvero da Mosca, e che, perciò, è potenzialmente manovrabile anche dall’esterno.