SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Bulgaria e Grecia hanno siglato un’intesa energetica, fortemente voluta da Washington e destinata a sparigliare le carte del Cremlino in Europa sudorientale. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ed il suo omologo bulgaro Boiko Borisov hanno raggiunto l’accordo che porterà la compagnia Bulgartransgaz ad acquisire il 20 per cento  della greca Gastrade ed a prendere parte allo sviluppo di un impianto di gas naturale, operativo dal 2022, nella città greca di Alessandropoli. La mossa è destinata a ridurre la dipendenza di Atene e Sofia dal gas russo ed a diversificare le proprie politiche energetiche: si tratta di uno smacco per Mosca che, in questa regione, esercita una rilevante influenza. Secondo Mitsotakis “l’investimento porterà dei benefici all’Europa Centrale che non dipenderà più da una singola fonte di approvvigionamento energetico (la Russia)”.

Le dinamiche regionali

Il terminale di Alessandropoli consentirà alla Bulgaria di incrementare le importazioni di gas americano potenziando le relazioni con gli Stati Uniti. Sarà inoltre costruito un nuovo gasdotto tra Bulgaria e Grecia che sarà collegato anche ad Alessandropoli. La Bulgaria importa dalla Russia tra l’80 ed il 90 per cento del gas che utilizza e risente di eventuali crisi nella distribuzione come avvenuto, ad esempio, nel 2009. Gli idrocarburi destinati alla nazione balcanica giungono dai gasdotti che attraversano l’Ucraina e le tensioni tra Mosca e Kiev possono avere gravi ricadute in loco. La sicurezza energetica, per Sofia, è un miraggio e la carenza di idrocarburi russi può provocare crisi umanitarie dato che vengono utilizzati perlopiù per riscaldare le abitazioni nel corso dell’inverno (che da quelle parti è molto rigido). La posizione della Grecia è meno precaria dato che il Paese è in possesso di risorse locali adeguate e di impianti che la rendono maggiormente autonoma (la percentuale di gas russo importato è superiore al 60 per cento del totale utilizzato).

Le posizioni di Mosca e Washington

Secondo alcuni osservatori la Federazione Russa impiega il proprio export energetico sia per trarre profitti economici che per esercitare pressioni politiche. Le ambizioni di Mosca sono facilitate dalla costruzione di nuovi gasdotti, come Nord Stream 2 e Turkish Stream e dall’erogazione di petrolio e gas naturale a prezzi convenienti. Una dinamica in grado di far nascere relazioni di dipendenza con Paesi terzi e di incrementare le quote di mercato della Russia. Gli Stati Uniti portano avanti, sin dal 2019, una vera e propria offensiva energetica in Europa sud-orientale ed hanno inondato i mercati di Bulgaria, Grecia e Turchia di gas naturale. Basti pensare che Grecia e Turchia, nei primi sei mesi del 2019, hanno importato più gas proveniente dagli Stati Uniti che in tutto il 2018. L’Amministrazione Trump sta cercando di ritagliarsi il proprio posto al sole in questa parte del mondo ma si tratta, in ogni caso, di una partita complessa. La vicinanza geografica consente a Mosca di agire con maggiore decisione mentre gli Stati Uniti, per quanto ben disposti, sono molto lontani. Lo scenario globale complica ulteriormente le cose: la crisi interna di Washington e la presenza di una serie di nemici esterni agguerriti, in primis la Cina, dreneranno energie e la Casa Bianca avrà altre priorità nel prossimo futuro. Il quadro regionale potrebbe essere influenzato dall’esito delle elezioni parlamentari bulgare previste per il marzo del 2021: il movimento conservatore GERB, di cui è membro il Primo Ministro Boyko Borisov, è attualmente in vantaggio ma i Socialisti, almeno stando ad alcuni sondaggi, non demordono ed inseguono da una posizione ravvicinata.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.