diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Nel contesto del mondo bancario italiano c’è un attore in continua e inesorabile ascesa che sta diventando sempre più protagonista nel tessuto finanziario nazionale: la filiale italiana di Credit Agricole. Il colosso transalpino in Italia è forte di una consolidata presenza che è stata certificata nel 2019 dalla ridenominazione della storica Cariparma, fondata nel 1860, in Credit Agricole Italia e dall’annessione sotto la sua amministrazione degli istituti acquisiti negli anni dal gruppo di Montrouge, come FriulAdria e Carispezia. Credit Agricole cresce e di recente con un’Opa volontaria ha completato la scalata al 100% di FriulAdria, ampliando il perimetro delle sue partecipazioni.

La storia della presenza della finanza francese in Italia è consolidata, e si manifesta sia attraverso il sostegno alle acquisizioni nel tessuto produttivo nazionale sia attraverso la conquista di quote di debito pubblico. Ma Credit Agricole va un passo oltre e riesce a coniugare, oltre a questi dati, anche uno sviluppo di diversa matrice. In primo luogo passando attraverso la conquista di competenze e know-how in settori ben precisi. La recente scalata su Creval, banca dinamica con sede a Sondrio, in grande salute e protagonista nella rivoluzione fintech, ha ampliato il portafoglio di competenze e la presenza di Credit Agricole nei settori più innovativi della finanza.

In secondo luogo, Credit Agricole porta avanti una strategia di inserimento territoriale che i casi Parma e Sondrio testimoniano, ma che va oltre. “Banca universale di prossimità” è stata la definizione adottata da Valerio Bottazzoli, responsabilie della Direzione Retail e Crescita del gruppo, in un’intervista al Giornale di Brescia per sottolineare lo stretto legame tra la banca commerciale e le filiali locali, le società prodotto, le imprese clienti che nella città lombarda ha una delle sue nuove e più recenti manifestazioni.

Questo, e veniamo al terzo punto, si somma alla spinta di Credit Agricole per sfruttare i legami internazionali del gruppo e della casa madre in funzione della creazione di un ecosistema finanziario capace di garantirle una presa forte nella gestione delle rotte di export e dell’internazionalizzazione delle imprese. Recente è ad esempio la notizia della sinergia tra Credit Agricole Italia e Sace per un’assicurazione da 8 milioni di euro a Lumson, azienda specializzata in packaging nel settore della cosmetica, per garantire il suo export, e a Milano al centro Le Village continuano le attività di sostegno al venture capital e alle imprese.

Queste dinamiche segnalano che Credit Agricole sa come giocare la partita italiana e in prospettiva, date le notizie che hanno accostato in passato il gruppo transalpino all’acquisizione di attori come Mps, aprono uno scenario interessante. In contesti in cui si discute molto di un possibile terzo polo bancario dopo i due colossi, Unicredit e Intesa San Paolo, non va esclusa la possibilità che a realizzarlo possa esserlo proprio Credit Agricole Italia. La succursale italiana della banca di Montrouge, ottava istituzione finanziaria in Italia per dimensione, ha alla guida il terzo gruppo europeo per asset maneggiati.

E se da un lato la presenza di Credit Agricole come attore centrale in Italia ha indubbie ricadute in termini di crescita, rilancio di determinati territori e sistemizzazione di istituti che, isolati l’uno dall’altro non potrebbero sviluppare le stesse economie di scala, dall’altro essa segnala una debolezza endemica del sistema Paese. Che di fronte alla sfida francese si vede sempre più spesso terra di conquista per capitali stranieri. Non vi è chiaramente nulla di illecito né men che meno nulla di dannoso per l’economia nazionale dalle attività di Credit Agricole Italia, a cui va anche dato di fatto il merito di aver evitato a marchi storici un vero e proprio terremoto finanziario. Ma vi è un fondamentale problema politico legato all’equilibrio dei rapporti finanziari Italia-Francia. E future aggregazioni tra banche italiane e istituti stranieri porranno sicuramente un problema e un dilemma sulla capacità del Paese di esser protagonista nell’agone finanziario europeo senza prescindere necessariamente dai due campioni nazionali.