Il completamento e l’avvio delle attività del Tap che ha completato la nuova rotta da 3.400 km che porta il gas azero pescato nel Mar Caspio fino alle sponde adriatiche italiane ha, come succede nel caso di grandi opere del genere, prodotto rilevanti conseguenze geopolitiche. I Balcani hanno, gradualmente, sostituito l’area del Mediterraneo orientale come principale area di salienza della competizione strategico-politica per la definizione delle nuove rotte dell’oro blu.

Nel mondo delle alleanze a geometria variabile, anche nel contesto della partita euromediterranea del gas che anima i Balcani entrano aspettative convergenti ma di diversa provenienza. Ha un ruolo sicuramente la volontà dei piccoli e medi Paesi della regione di conquistarsi un posto al sole come hub energetici, come dimostra l’attivismo di Serbia e Bulgaria; gioca un’influenza rilevante la path dependecy legata, strutturalmente, alle opportunità che un nuovo gasdotto come Tap, a cascata, genera per i territori che attraversa e per i Paesi limitrofi; vi si insinuano le aspettative degli Stati Uniti, desiderosi di completare l’assalto al dominio energetico russo riguardante le esportazioni verso l’Europa; completano il quadro le dinamiche industriali di gruppi strategici come Snam, attivissima nella costruzione delle reti energetiche del futuro, che portano Paesi come l’Italia, per correlazione diretta, a interessarsi della questione.

Un Paese sta assumendo, in quest’ottica, il ruolo di perno balcanico e mediterraneo della nuova partita del gas, la Grecia. Di fronte alla possibilità di rallentamenti sul percorso di EastMed, sempre soggetto alla rivalità geostrategica tra il fronte greco-israeliano-cipriota e la Turchia, Atene non vuole mancare di partecipare alla nuova partita balcanica aperta dal Tap, che la attraversa dalla cittadina di Kipoi, in Tracia, fino al confine albanese passando per Salonicco. Il Tap e il suo rivale/complementare TurkStream produrranno negli anni a venire una corsa all’ammodernamento infrastrutturale della regione a cui la Grecia vuole partecipare inserendo nella partita il terminale di stoccaggio e rigassificazione (Fsru) del gas naturale liquefatto di Alexandroupolis, a quaranta chilometri dal confine turco, in via di progettazione.

Il piano Fsru prevede la costruzione di un terminal di rigassificazione capace di stoccare 170mila metri cubi di gas naturale a circa 17 km dalle coste della città e di creare in seguito una struttura di distribuzione che, attraverso una conduttura di 28 km, connetta Alexandropoulis alle reti greche ed europee.

Il prospettato avvio del progetto ha animato il contesto energetico greco. Notizia recente è la firma di un accordo tra i due players greco e macedone dell’energia, Damco Energy Sa e Ad Esm, per una collaborazione volta ad estendere a Skopje la possibilità di sfruttare il terminal di Aleandroupolis. Alla presenza del premier macedone Zoran Zaev, Skopje è stata teatro della conclusione dell’accordo tra i due gruppi per avviare congiuntamente la società Electricity Generation Alexandroupolis SA, che Ad parteciperà al 25%. Questo progetto apre la possibilità di leggere la partita in forma sistemica: Damco presto entrerà col 10% del capitale in Senfluga, il consorzio guidato al 60% da Snam che controlla il 66% del capitale dell’operatore greco Desfa, centrale per la sua gestione del terminal di Revithoussa e al cui interno partecipano due altri attori fondamentali, la belga Fluxys e la spagnola Enagas. Azionisti che, assieme alla società italiana specializzata in rete gas, ritroviamo in Tap, per una quota che complessivamente supera la maggioranza assoluta: Sap detiene il 20%, Fluxys il 16%, Enagas il 16%.

Non dimentichiamo, poi, che il terminal greco di gas naturale è partecipato al 20% dalla compagnia bulgara Bulgartranzgas, attivissima nel creare nuove sinergie energetiche tra Mar Nero e Balcani.

Quindi questo nuovo progetto greco-macedone, nota Formiche, “ha il pregio di supportare e integrare le altre infrastrutture chiave del gas esistenti o pianificati nella regione come l’interconnector Grecia-Bulgaria (Igb), l’interconnector Grecia-Macedonia del Nord, TAP, l’interconnector Bulgaria-Serbia (Ibs) e il terminale Gnl di Revithoussa“. Destinati ad essere uniti in un polo “di sistema” in cui, per la prima volta, Paesi produttori, Paesi di transito e industrie strategiche di taglia europea si muovono per creare degli hub in cui non è solo il gas di un singolo Paese, la Russia (che comunque non manca di esser presente via TurkStream) ad essere commercializzato. La prospettiva è quella di una crescita delle interconnessioni e delle opportunità di fornitura offerte al continente europeo, su cui anche attori esterni come gli Stati Uniti e, in prospettiva, il Qatar potranno mettere gli occhi sfruttando il rinnovato dinamismo greco sul Gnl. Valorizzando Atene come attore resiliente e resistente nella partita euro-mediterranea e balcanica del gas: ponte di transito per Tap, porta del Gnl e oggetto di attenti investimenti dalle principali compagnie, la Grecia si unirebbe a Bulgaria e Serbia come protagonista regionale. In attesa di capire se con EastMed il nuovo ruolo geopolitico di Atene sarà definitivamente consacrato.

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