Francia, Germania e Regno Unito hanno annunciato l’ingresso di sei nuovi Paesi all’interno del sistema Instex, l’unico meccanismo in grado di permettere a livello europeo di intrattenere rapporti commerciali con l’Iran. Il gruppo die nuovi Stati, costituito dai quattro Paesi scandinavi più Belgio e Olanda, lancia così la propria sfida all’embargo internazionale voluto da Donald Trump nel 2018, a seguito dell’uscita dagli accordi sul nucleare di Teheran. L’obiettivo è quello di mantenere il più possibile intatte le aperture al mercato persiano, per poter conseguire la sicurezza politica ed economica dell’area, in accordo con i trattati del 2015. Ma al di là dei formalismi, il tentativo del sistema Instex è quello di aggirare i blocchi americani verso l’Iran utilizzando uno strumento finanziario di bilanciamento internazionale che non sia controllabile (né tracciabile) da Washington.

Che cos’è l’Instex?

Da un punto di vista formale, essendo i pagamenti internazionali appoggiati sul sistema Swift, concludere transazioni di pagamento con un Paese sottoposto ad embargo è impossibile per via dello scarto della scia di dati. La necessità di creare una nuova camera di compensazione deriva quindi dall’impossibilità materiale di concludere transazioni nel momento in cui un Paese sottoposto ad embargo viene escluso dalle specifiche del sistema. Sebbene al momento non abbia ancora compiuto alcuna reale operazione, lo strumento è stato studiato per permettere lo svolgersi di scambi commerciali tra i Paesi aderenti. Non potendo svolgere transazioni dirette verso il Paese, i leader del Nord Europa hanno dovuto studiare uno strumento in grado di bypassare i blocchi internazionali per continuare ad intrattenere rapporti con l’Iran. Questo soprattutto a vantaggio delle aziende europee che attualmente operano in tutto il territorio iraniano, che risultano essere ovviamente danneggiate dall’embargo americano.

Le speranze sono dichiaratamente quelle di allargare ulteriormente le basi dell’accordo, aumentando il numero di Stati impegnati nel progetto, come nel caso dell’Italia. Al momento, in ogni caso, non sembra ci siano Paesi interessati ad aderire al programma voluto fortemente da Parigi, soprattutto per questioni diplomatiche legate ai propri rapporti con gli Stati Uniti di Trump. L’ago della bilancia è individuale dalle reali possibilità e dai reali interessi di ogni Paese, siccome la posizione riguardo ai rapporti commerciali con l’Iran non è unanime all’interno del Parlamento europeo.

Una sfida a Donald Trump

Per il modo in cui opererà e per come è stato studiato, l’Instex è una sfida lanciata al presidente degli Stati Uniti, accusato secondo i leader europei di aver alzato troppo il tiro nei confronti di Teheran. Questo segnale di apertura, oltre ad essere un incoraggiamento per l’Iran, ha la scopo di fungere da monito verso Trump: l’Europa non è disposta a seguire gli Stati Uniti nelle sue battaglie prettamente ideologiche.

Adesso bisognerà valutare quale potrà essere la risposta del presidente americano, estremamente fermo sulle proprie posizioni per quanto riguarda l’Iran anche in virtù dell’appoggio dell’Arabia Saudita e di Israele, nemici storici dell’Iran. Dopo l’introduzione dei dazi sulle automobili e sui prodotti caseari (in cui ha pesato l’istituzione dell’Instex) nuove misure doganali volte a danneggiare il mercato europeo saranno facilmente studiate dagli economisti americani; in una guerra commerciale che rischia di danneggiare entrambe le fazioni.