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Il Giappone ha un sistema valoriale unico e profondamente radicato nel suo gruppo di isole. Si trova in Asia ma per certi versi rappresenta una realtà a parte. Il senso di comunità viene prima di tutto il resto, anche degli impulsi individualistici. Certo, negli ultimi decenni i costumi si sono allentati e anche il popolo giapponese sta cedendo. Ma ci sono ancora molti aspetti che fanno impallidire l’Occidente, soprattutto in ambito economico.

Le mosse vincenti della Banca Centrale Giapponese

Paragonare l’economia di un qualunque paese europeo al Giappone è un esercizio faticoso quanto inutile. Troppe le differenze, sia culturali che storico-politiche, che rendono le due sponde distanti e per certi versi opposte. Eppure il governo giapponese ha applicato alcune misure economiche poi riprese con successo da numerosi Stati occidentali. Due sono le pratiche a cui ci stiamo riferendo. Vent’anni fa la Banca Centrale Giapponese (Boj) portò a zero i tassi nominali di riferimento e fu la prima a puntare su un cocetto per l’epoca rivoluzionario. Il tempo non sarebbe più stato solo denaro, ma soprattutto i soldi non dovevano più generare altri soldi. Pochi anni dopo la Boj si cimentò nel Quantitative Easing, rimpinguando il sistema finanziario di liquidità. Una mossa che si aggiunse a quella dei tassi zero. Un binomio vincente.

Tutto merito dei tassi di interesse a zero

Nessuno era convinto che le due misure adottate aiutassero il Giappone a superare la crisi economica degli anni ’90. La lezione, invece, dimostrò come una buona politica monetaria potesse risollevare un’economia, se accompagnata da produttività e potenziale di crescita. La strada intrapresa da Tokyo servì a porre fine a un decennio di deflazione e rilanciare l’intero sistema economico.

Tutto merito dei tassi zero, utili nello stimolare le imprese a indebitarsi per investire. Ma anche a fare la stessa identica cosa con i consumatori, desiderosi di spendere i loro denari in beni durevoli. In Giappone si era creato un circolo virtuoso tra consumi e investimenti. Un sistema valido ancora oggi.

Un debito che non preoccupa

Enormi percentuali dei titoli pubblici di debito sono detenuti dalla Boj: più del 40%. A cui va aggiunto il 5% della Borsa per asset totali che superano nettamente il Pil nazionale. Gli analisti sono convinti che la “trappola della liquidità” generata dalle due mosse economiche del passato possa far precipitare il Giappone in un buco nero.

Il debito del Paese potrebbe far paura a chiunque ma non ci sono mai stati scossoni degni di nota. E tutto per via di un meccanismo semplice semplice. Il governo giapponese – come abbiamo analizzato –  emette obbligazioni a tasso zero per rifinanziare il debito. La Boj e le istituzioni nazionali investono comprando i titoli, senza considerare il rendimento da loro offerto. In questo modo il debito è per quasi il 90% nelle mani di istituzioni pubbliche o semi-pubbliche, come banche o fondi pensione. Nessun soggetto li rivende sul mercato, i loro prezzi restano stabili nel tempo e non poche sono le speculazioni.

L’altra faccia della luna

L’obiettivo della BoJ è portare l’inflazione al 2%, dal momento che nel Giappone si attesta intorno a quota 0%. Stando a quanto riportato da un think tank giapponese, la soluzione sarebbe quella di incentivare gli anziani a rimandare la data del pensionamento. Anche perché i pensionati e le persone fuori del mondo del lavoro fanno registrare consumi inferiori rispetto ai lavoratori. Se la popolazione continua a invecchiare, l’unico modo è prolungare l’attività dei senior. Nonostante qualche comprensibile intoppo, il Giappone resta stabilmente la terza economia al mondo. Un’economia il cui debito, enorme, è tutto denominato in Yen. E i cittadini possono dormire sogni tranquilli.