Nella partita delle nomine pubbliche in via di concretizzazione Ferrovie dello Stato è assieme a Cassa Depositi e Prestiti l’asset più pregiato e quello su cui Mario Draghi ha posto l’ipoteca sul processo di selezione. Ma se da un lato il ruolo strategico per il sistema-Paese della banca pubblica di Via Goito, punto di raccordo tra il Ministero dell’Economia e le fondazioni territoriali e le casse di risparmio bancarie, è stato studiato e approfondito, dall’altro spesso si sottovaluta il peso specifico che Fs ha nell’industria nazionale. Ferrovie dello Stato è forse assieme ad Enel il meno noto dei “campioni nazionali italiani, ma è stata in quest’ottica protagonista negli ultimi anni di un’espansione industriale e di un’internazionalizzazione decisamente importante.

Non a caso il fatto che l’amministratore delegato Gianfranco Battisti appaia passabile di sostituzione per alcune controversie legate a rimborsi richiesti per problemi assicurativi oggi contestati da Generali e Fs va di pari passo con la possibilità che la sostituzione avvenga per linee interne. Chiamando alla guida del gruppo di Piazza della Croce Rossa esponenti del management di Fs che Draghi ritiene conformi all’identikit preferito: figure dotate di rodata esperienza internazionale, di comprensione delle dinamiche politiche e di una visione aperta all’interesse nazionale.

Una di queste figure è quella di Fabrizio Favara, di cui a Roma si racconta Battisti abbia timore e abbia voluto mandarlo in Spagna a guidare la joint venture sull’alta velocità dopo la sua esperienza come capo delle strategie di Fs, ritenuto tra i più papabili per la carica di amministratore delegato; appare decisamente quotato, secondo quanto scrive Il Foglio, anche Luigi Ferraris, ex ad di Terna oggi alla guida della controllata di Fs Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Questo segnala quanto la crescita sistemica di Fs sia stata portata avanti in parallelo all’espansione della rete di gruppi e società ad essa afferenti.

Fs anche dopo l’anno durissimo della pandemia ha mantenuto un fatturato vicino agli 11 miliardi di euro e ha conseguito un utile di bilancio di 562 milioni di euro. Nel mondo, la società è presente in diversi mercati: in Grecia nel 2017 ha finalizzato la trattativa per l’acquisizione da parte del Gruppo FS della società di trasporto ferroviario TrainOSE, il corrispettivo greco di Trenitalia; in Polonia; in Polonia detiene il 50% di Pol-rail, gruppo operante nella mobilitazione delle merci che è tra i protagonisti del settore in Europa centrale; Francia, Regno Unito e Germania sono sedi di ulteriori attività e partecipazioni; Fs fornisce anche supporti tecnici e ingegneristici alle ferrovie turche (Türkiye Cumhuriyeti Develet Demiryollari) per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie nel Paese e attraverso la controllata Italferr fornisce i suoi avanzati servizi di ingegneria infrastrutturale.

Il Recovery Plan, in tal senso, potrebbe ulteriormente amplificare l’operatività di Fs negli anni a venire. Circa 28 miliardi di euro complessivi dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza riguardano le infrastrutture ferroviarie o la mobilità sostenibile (24,77 miliardi del Pnrr e 3,2 miliardi del Fondo complementare); e qualora si accelerasse lo sblocco dei cantieri Fs è pronta ad attuare un piano di potenziamento delle infrastrutture che porterà a circa 130 mila posti di lavoro. A questi vanno aggiunti i fondi per il trasporto intermodale, vicini ai 3 miliardi e mezzo di euro. I trasporti ad alta velocità al Sud (Napoli-Bari, la Palermo-Catania-Messina e la Salerno-Reggio Calabria) riceveranno quasi 5 miliardi di euro, quelli di collegamento per l’aggancio dell’Italia del Nord alle reti europee Ten-T (sulle tratte Brescia-Verona-Vicenza, Liguria-Alpi e Verona-Brennero) 8,5 miliardi e ci sarà spazio anche per il potenziamento dei collegamenti “diagonali” (Roma-Pescara, Orte-Falconara e Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia in testa).

Le competenze accumulate all’interno del gruppo Fs e rappresentate da figure come Favara e Ferraris dovranno esser spese al meglio per permettere alla società di giocare da protagonista questa partita che, peraltro, contribuirà a generare un sostanziale moltiplicatore in termini di indotto e a fungere da volano per la politica industriale nazionale, dovendosi connettere con un necessario sviluppo di base di settori quali quello dell’acciaio. L’alternativa principale alla via interna che Draghi e i vertici del Mef (il ministro Daniele Franco e il direttore generale Alessandro Rivera) porta nella direzione di un altro “boiardo” di Stato, l’ad del colosso delle costruzioni WeBuild Donato Iacovone o del banchiere d’affari Giovanni Tamburi, presidente e amministratore delegato di Tamburi Investment Partners Spa che gestisce fondi per 3 miliardi di euro. Quest’ultimo profilo e, in parte, quello di Ferraris qualora fossero scelti da Draghi riaprirebbero il dibattito sul possibile sbarco in borsa di Fs, che aprirebbe opportunità di ampliamento e rischi legati alla coesistenza del Tesoro con investitori istituzionali qualora fosse concretizzato. Ma rappresenta un altro nodo da sciogliere negli anni a venire, per definire il ruolo globale di un gruppo protagonista dell’industria italiana. Erede di una grande tradizione nazionale nel comparto infrastrutturale a cui ora, col Recovery Fund, si vorrà dare nuova linfa.

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