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Il ruolo strategico dei corridoi Ten-T, le infrastrutture cruciali per il futuro dell’Europa

Le grandi reti infrastrutturali sono decisive per il futuro dell’Europa e della sua economia. Le reti ferroviarie, autostradali e portuali, i corridoi economici, i network di scambio merci e gli hub per il trasporto delle persone possono abbattere i costi...

Le grandi reti infrastrutturali sono decisive per il futuro dell’Europa e della sua economia. Le reti ferroviarie, autostradali e portuali, i corridoi economici, i network di scambio merci e gli hub per il trasporto delle persone possono abbattere i costi di spostamento, le barriere tra i Paesi, l’impatto ambientale del sistema.

La Commissione Europea e gli Stati membri dell’Unione Europea puntano, in tal senso, le loro carte sulle nove reti Ten-T, acronimo di Trans European Network – Transportation. Una serie di corridoi infrastrutturali che attraversano longitudinalmente e verticalmente il Vecchio Continente come perni di una grande ragnatela.

Come ha ricordato su Formiche Alberto Rizzi, Pan-European Fellow dell’European Council of Foreign Relations, lo sviluppo dell’Ue corre sulla scia della crescita dei TenT: “Si tratta di una componente fondamentale non solo per i gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europea, ma anche per la competitività del mercato unico, grazie alla rimozione di colli di bottiglia e barriere tecniche tra Stati Membri”, da associare a una crescita dei pivot commerciali per il trasporto marittimo, come i porti e i rigassificatori, e le infrastrutture digitali.

Le reti Ten-T? Sono a uso duale

La proiezione geopolitica delle reti Ten-T, per ammissione stessa della Commissione, non si ferma all’ambito economico e commerciale: Palazzo Berlaymont specifica nei suoi stessi documenti ufficiali che l’accelerazione della circolazione dei dispositivi militari (truppe, mezzi e attrezzature) è un obiettivo dello sviluppo dei corridoi Ten-T. Il dispositivo Connecting European Facility (Cef) vuole mobilitare oltre 33 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, parallelo al Next Generation Eu, per sostenere i piani dei Paesi membri sulle infrastrutture strategiche e individuare progetti dal valore di 12,8 miliardi di euro nei fondi di coesione destinati ai Paesi dell’Est. I finanziamenti della Commissione e degli Stati possono poi ricevere un sostanziale effetto-moltiplicatore da interventi come quelli della Banca europea degli investimenti e del Fondo Europeo per la Modernizzazione.

Le reti Ten-T nei progetti pubblicati sul sito della Commissione

L’Italia, Paese dell’Europa meridionale e cruciale per i commerci e l’economia europea, è hub di passaggio del Corridoio Mediterraneo, che va dalla Spagna all’Ungheria e potrebbe in futuro essere esteso all’Ucraina, passante per la Francia del Sud e il Nord Italia; è sponda occidentale del Corridoio Baltico-Adriatico su cui si innesta la strategia di Paesi dell’Est Europa come la Polonia per una grande rete allargata al Mar Nero (Trimarium). Inoltre, è terminal del corridoio Scandinavia-Mediterraneo, che viaggia dalla Svezia alla Sicilia, e di quello Reno-Alpi che intende facilitare gli interscambi sulla direttrice Mare del Nord-Mediterraneo e da Amburgo arriva a Genova.

Genova, Milano, Monaco: il grande gioco delle reti

In tal senso, si capisce l’importanza di lavori come la pronta ricostruzione del Ponte San Giorgio come perno per l’arrivo di una rete Ten-T a destinazione nel capoluogo ligure. Le infrastrutture critiche sono perni di un sistema più ampio. E l’Italia si trova di fronte alla necessità di completare o spingere per la chiusura di diverse opere che possono ridare centralità alla Penisola in Europa, facilitare la connettività e contribuire alla coesione interna.

L’annoso problema del transito della Tav Torino-Lione è ancora in attesa di soluzione; sull’asse Italia-Germania Roma deve spingere, facendo gioco di sponda con l’Austria ove i lavori vanno a rilento, per il completamento del Tunnel del Brennero e nel frattempo ha incassato il sostegno della Commissione europea al progetto pilota sul servizio ferroviario transfrontaliero tra Milano e Monaco di Baviera. L’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini ha sostenuto l’inserimento della rete Milano-Monaco nei corridoi Ten-T, ottenendo il via libera da Bruxelles.

Per Salini la mossa è “la conferma della rilevanza di questa tratta e delle potenzialità enormi che presenta per le due grandi capitali economiche europee, per l’Italia e la Germania, le cui economie sono trainate da Lombardia e Baviera, tra le regioni più innovative e dinamiche d’Europa”. Nella logica promossa dall’iniziativa Ten-T “per realizzare l’alta velocità tra le due capitali economiche sarebbero infatti sufficienti investimenti mirati sulla direttrice ferroviaria Milano-Verona-Innsbruck-Monaco (via Brennero, nel corridoio Ten-t Scandinavo-Mediterraneo) in parte già ad alta velocità, e il completamento del potenziamento di alcune tratte, come Milano-Treviglio e Treviglio-Verona“, nota Salini.

Il Ponte sullo Stretto nelle reti Ten-T

L’ultima opera necessaria allo Stato italiano è il Ponte sullo Stretto, che può completare il corridoio Scandinavia-Mediterraneo, avvicinare l’isola più grande del Paese al continente, valorizzarne l’inclusione nei mercati europei. Vale quanto detto dal direttore di Limes, Lucio Caracciolo: “Restituire la Sicilia all’Italia e l’Italia alla Sicilia sarebbe segno di consapevolezza geopolitica. Abbandonare l’isola e con essa il Sud a sé stessi e all’influenza di potenze non necessariamente benevole significa disfare il nostro paese. Il ponte sullo Stretto” – ha scritto Caracciolo – “va fatto perché è una priorità strategica per l’Italia“, come già nel 1876 aveva previsto il futuro presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli.

“Sopra i flutti o sotto i flutti, la Sicilia sia unita al Continente”, diceva allora il politico bresciano. “Collegamento essenziale”, così definisce il progettato Ponte il dipartimento Trasporti della Commissione, aprendo a una prospettiva che vedrebbe l’opera inserita nelle logiche delle reti Ten-T. Capaci, dunque, di restituire la Sicilia all’Italia e l’Italia alla centralità europea. Tutto ciò nel quadro di una strategia a tutto campo per l’integrazione del Vecchio Continente, per il cui futuro infrastrutture resilienti e ramificate sono la chiave di volta.

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