Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Riparare ai danni sistemici causati dalla pandemia di Covid-19 ma, a livello complessivo, guardare anche oltre, ponendo le basi per la ricostruzione dei fondamentali economici del sistema Paese. Leggendo le linee guida della bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza si percepisce l’ambizione insita nella strategia del premier Mario Draghi e del suo governo, che mirano a sviluppare una serie di progetti volti a cambiare a tutto campo l’economia nazionale.

191,5 miliardi di euro di piano, più 30 legati al fondo complementare inserito come sostegno dal governo per piani attuativi e progetti legati alle strategie del Pnrr: oltre 220 miliardi di euro serviranno come base per la ripresa dell’economia nazionale nell’ottica della visione del governo Draghi.

Le 16 categorie di investimenti saranno inserite in sei linee guida: digitalizzazione; transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; sanità; istruzione e ricerca; inclusione e coesione. Alla sfida della ripresa del sistema Paese si aggiungono la volontà di sanare le disuguaglianze di genere, i divari territoriali, la disoccupazione, specie quella giovanile.

Nel quadro della bozza italiana del Recovery Fund 138 miliardi di euro serviranno a completare progetti lanciati ex novo, 53 invece finanzieranno piani già esistenti, cantierati o non, ma le cui linee guida strategiche sono chiare. La voce “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” riceverà finanziamenti previsti dal valore di 42,55 miliardi di euro, 38,25 dei quali destinati a nuovi progetti, quella “Rivoluzione verde e transizione ecologica” ne avrà invece la fetta maggiore, 57 miliardi (34,6 su nuovi piani). Alle infrastrutture per mobilità sostenibile ne saranno destinati 25,33 (nuovi per 14,13), quella “Istruzione e ricerca” 31,88 (in larga parte, 24,1 miliardi, di nuova ideazione), mentre Inclusione e coesione da un lato e Salute dall’altro riceveranno 19,12 e 15,63 miliardi, destinati a nuovi progetti per 14,81 e 12,65 rispettivamente.

Ambizioni di lungo termine per progetti che ci si ripromette di cantierare e portare a compimento entro il 2026. Contando tutte le varie voci, i piani che il governo discuterà in aula il 26 aprile e presenterà nei prossimi giorni all’Unione Europea superano le previsioni obbligatorie sia sul fronte della transizione ecologica (38% contro il 37% richiesto dall’Unione) che sul fronte del digitale (24% contro il 20%). I piani per un rilancio economico duraturo e sostenibile vanno di pari passo con la volontà di catturare le rotte più importanti delle catene del valore del futuro.

L’ambiente del Pnrr incardina tutte le visioni proposte dal Ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani: smart grid per unire sviluppo tecnologico e sostenibilità; idrogeno come nuova fonte di transizione verso fonti meno impattanti; infrastrutture idriche innovative; incentivi all’efficienza energetica. Il digitale invece si focalizza sulla banda ultralarga e sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione. Le infrastrutture del Recovery invece mirano a coordinare l’integrazione del settore dei trasporti nei grandi network europei e globali. Nelle altre voci invece si sommano piani di prospettiva, come il rilancio delle tecnologie Stem nella scuola e lo stimolo all’imprenditoria femminile, e piani come le politiche attive del lavoro che serviranno da volano alle proposte di riforma che serviranno per accelerare il progetto.

Si citano nella bozza sia riforme abilitanti legate alle singole missioni come la semplificazione per la concessione di permessi e autorizzazioni e politiche spinte all’ammodernamento del codice degli appaltii, a cui si aggiungono i grandi progetti di riforma della pubblica amministrazione e della giustizia. L’obiettivo è accrescere di 1,4 punti il tasso medio di sviluppo del Pil nel periodo 2022-2026 attuando le riforme e garantendo processi fluidi e capaci di garantire sinergie tra enti e amministrazioni. I ministeri competenti si muoveranno in tandem con gli enti locali ma la governance e il coordinamento resteranno sotto l’egida del Ministero dell’Economia e delle FinanzeNew York Times Financial Times sono tra le testate che a livello internazionale hanno maggiormente approvato il piano Draghi ritenendolo il viatico per il rilancio del sistema-Italia. La sfida sarà coniugare crescita e irrobustimento del Paese a livello amministrativo e burocratico per realizzare aspettative crescenti di rinascita nazionale.

Chi è convinto che il Pnrr possa rappresentare un volano di sviluppo è il consigliere regionale dell’Emilia-Romagna e analista geopolitico Gianni Bessi, che contattato da Inside Over lega la questione agli equilibri geostrategici in via di sviluppo in Europa: “Il nostro Presidente Mario Draghi in questa Europa si trova – almeno stando alle parole del New York Times o il Ft di aprile – con la sua amica Angela Merkel sul punto di salutare la politica, Emmanuel Macron alle porte di un’intensa tornata elettorale, e la Commissione Europea affaticata, nonostante il valore della Presidentessa von der Leyen, per dar prova di competenza”. Ma la partita sarà complessa anche per l’ex governatore diventato premier: “Sarà lui a riempire questo vuoto di leadership? E il piano Draghi sarà il viatico per una modalità nuova di governo del debito europeo? Ci sarà lavoro per analisti ed esperti”. Il Pnrr è una parte del tutto: la strategia complessiva dell’Italia dovrà coordinare l’utilizzo dei piani emergenziali con la politica ordinaria per ridare fiato a un’economia fiaccata dall’anno della pandemia.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY