La Spagna prepara la definizione dei suoi progetti per il Recovery Fund puntando su un sistema gestionale decisamente articolato: i 140 miliardi di euro tra prestiti e sussidi che Madrid riceverà nel quadro della strategia di rilancio comunitaria saranno gestiti da un organismo politico che aprirà al mondo imprenditoriale. Dopo un dibattito piuttosto acceso, Madrid ha deciso che la gestione dei fondi sarà affidata unicamente al governo, senza il supporto di soggetti esterni. Nella cabina di regia entrerà quindi un gruppo di ministri, sotto la guida del primo ministro Pedro Sanchez. Ministero chiave per la gestione dei fondi, in questo contesto, sarà quello dell’Industria guidato dalla socialista Reyes Maroto, che preparerà una lista di priorità in sinergia con un’ampia gamma di aziende strategiche i cui progetti saranno valutati congiuntamente con le priorità governative.

Quattro settori, in Spagna, riceveranno ciascuno circa 16-17 miliardi di euro di fondi: educazione, innovazione, industria, sviluppo urbano; 12,2 miliardi sono destinati a nuove infrastrutture, soprattutto digitali, circa 9 miliardi alla transizione energetica, 5,7 al rafforzamento del welfare e 5 alla riforma dell’amministrazione. Il governo spagnolo intendo sostenere questi progetti con una manovra profondamente espansiva e con l’introduzione di una patrimoniale.

Contrariamente al governo italiano e all’idea di Giuseppe Conte di creare una struttura separata ad hoc per il management dei nuovi fondi, il governo di Pedro Sanchez opererà favorendo il dialogo tra esecutivo e organismi industriali. Il ministero dell’Industria compilerà un elenco di gruppi interessati che avranno la possibilità di usufruire di una corsia preferenziale per promuovere progetti funzionali a coprire i fondi e rispettare gli obiettivi del piano di rilancio spagnolo. I progetti saranno finanziati tra il 2021 e il 2026, dividendo egualmente le risorse tra aiuti a fondo perduto e prestiti, e alle imprese in questione sarà anche concesso di entrare a far parte di consorzi pubblico-privati. Il tutto tenendo bene in considerazione che la Spagna non ha ancora deciso se ricorrere interamente al fondo per la ripresa o fare a meno della componente a debito.

La volontà del governo di Madrid è accelerare sulla ripresa del sistema Paese dopo un anno orribile per l’economia spagnola, segnato da un -11% di calo del Pil. E per farlo Sanchez e i membri dell’esecutivo di sinistra Psoe-Podemos che governa la Spagna hanno voluto accelerare l’interlocuzione con le aziende strategiche. Coinvolgendo i loro piani nella strategia nazionale. Cristina Herrero, presidente dell’autorità spagnola per la responsabilità fiscale, ritiene che tale modalità d’azione consentirà di snellire i tempi e mettere le energie delle aziende a sostegno del Paese

Il Financial Times elenca alcuni esempi di aziende che si stanno già riposizionando in tal senso. Telefonica, il colosso delle tlc, intende mettere sul piatto 4 miliardi di euro per portare al 100% la copertura con la fibra ottica della rete nazionale e di cablare con il 5G l’85% del territorio nazionale entro il 2025, portando il Paese in testa alle classifiche europee. Non dimentichiamo che sul fronte delle telco la Spagna possiede un vero e proprio campione globale, Cellnex, protagonista di un’aggressiva campagna acquisti sulle torri telefoniche di tutta Europa.

Ma non finisce qui. Iberdrola, protagonista dell’energia rinnovabile, vuole mettere in campo investimenti strategici volti a favorire il ciclo dell’idrogeno e la costruzione di colonnine di rifornimento per auto ibride su tutta l’estensione della rete autostradale nazionale, la più estesa dell’Ue. Il progetto di rafforzare le prospettive dell’auto elettrica nazionale chiama in causa anche la sussidiaria locale di Volkswagen, Seat, che proverà a rilanciare l’indotto automobilistico nazionale.

Tutti questi progetti si possono sposare col disegno sistemico di rilancio del Paese e con l’obiettivo di evitare un contrasto tra priorità del mondo aziendale e scelte politiche. Chiaramente la componente industriale dell’economia spagnola non dovrà cogliere il Recovery Fund come un “sussidio” esclusivo ai suoi progetti, ma come un sostegno fondamentale assieme alle politiche pubbliche di Madrid. La manovra ha suscitato reazioni di incertezza tra quei commentatori spagnoli che hanno ricordato la necessità di affiancare al Recovery forti politiche pubbliche, ma si presta anche a un interessante commento legato al caso italiano.

La scelta spagnola appare strategicamente più razionale di quella prescelta dal governo Conte II, che intende appaltare tutto il Recovery Fund a una struttura avente Palazzo Chigi come riferimento ma formata da manager e tecnici esterni. Scelta che potrebbe avere non pochi profili di incostituzionalità.

Tutto questo quando il governo avrebbe già a sua disposizione la Cabina di regia Strategia Italia, che è stata istituita nel 2019 per operare in coordinamento con la Struttura di Missione “InvestItalia” ed è stata fortemente voluta da Giovanni Tria e Paolo Savona ai tempi del governo gialloverde. Senza far venire meno il coordinamento politico, la Cabina di regia, riunitasi a ottobre 2018 per la prima volta, ha il pregio di portare all’attenzione del decisore politico le priorità delle aziende strategiche, specie le partecipate pubbliche, permettendo un efficace coordinamento operativo. Inquadrare sotto organismi politici già esistenti ed interministeriali, come i Comitati interministeriali per la programmazione economica e gli affari europei, questa struttura appare la più funzionale a progettare la ripresa del Paese. Non strutture create ex novo che rischiano solo di dividere la distribuzione delle competenze e moltiplicare inutilmente le poltrone.