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Il Recovery Plan tedesco sarà in larga parte verde. Berlino è stata la promotrice di ultima istanza dell’iniziativa di compromesso che ha portato alla creazione di debito mutualizzato tra i Paesi dell’Unione Europea e ha compiuto un operazione di taglio geoeconomico acconsentendo che le risorse del Recovery sostenessero le economie più in affanno del Vecchio Continente. Volontà legata in primo luogo alla necessità di preservare la solidità della sua sfera di influenza continentale.

Un piano snello e strategico

Logico dunque che per la Germania il Recovery sia un’operazione antieconomica, tanto che contro i 191 miliardi di euro destinati all’Italia i piani di Next Generation Eu garantiscono 28 miliardi  alla Germania. Che Berlino vuole in larga misura destinare alle due principali voci di spesa, sostenibilità ambientale e digitale, avendo in prospettiva l’obiettivo di accelerare la transizione ecologica. Una misura, in tal senso, simile a quella promossa in Francia da Emmanuel Macron con il piano France Relance.

Il piano tedesco è snello: 45 pagine nella bozza definitiva contro le quasi 350 dell’equivalente italiano. Il 90% delle risorse europee saranno concentrate su progetti legati a temi connessi al contrasto del cambiamento climatico e digitalizzazione, spingendosi ben oltre alle soglie minime di spesa fissate da Bruxelles per le due categorie (circa 37% e 20%).

Idrogeno e transizione al centro

Nel presentare il piano di spesa di Berlino nelle scorse settimane il ministro delle Finanze di Angela Merkel, il socialdemocratico Olof Scholz, ha sottolineato che 11,5 miliardi di euro riguarderanno investimenti per incentivare la produzione di automobili, bus e treni elettrici per la mobilità sostenibile, misure di efficientamento energetico degli edifici simili al Superbonus italiano e progetti di rafforzamento dell’utilizzo dell’idrogeno come fonte di energia. Gli obiettivi sono ambiziosi: Berlino vuole diffondere almeno mezzo milione di auto elettriche nel suo sistema di trasporto e circa 2.800 bus a basso impatto ambientale nelle città del Paese. All’idrogeno saranno destinati circa 3,3 miliardi di euro con l’obiettivo di perseguire la sostanziale decarbonizzazione dell’industria pesante funzionale alla manifattura del Paese. Quasi 2 miliardi di euro del pacchetto di digitalizzazione, invece, saranno garantiti al cruciale settore dell’automobile, che potrà così trovarsi contemporaneamente valorizzato sul fronte dell’innovazione degli impianti e su quello del rafforzamento della competitività in campo ambientale.

Il governo tedesco, data la solidità dei Bund, non chiederà la parte di prestiti di Next Generation Eu ma si impegnerà a mettere in campo risorse aggiuntive per 50 miliardi di euro complessive finalizzate a garantire investimenti aventi un lungo orizzonte temporale, in grado di guardare oltre la pandemia, per rafforzare le infrastrutture del Paese e implementare le tecnologie di frontiera nei settori dell’industria e dei servizi. Grazie a queste risorse Berlino si attende un aumento del Pil di circa il +2% e una leggera crescita dell’occupazione dello +0,5%.

Le rotte future del Paese

L’eurodeputato dei Verdi Sven Giegold ha criticato l’impostazione del piano da parte del governo Merkel sottolineando che in questi progetti Berlino impone, in larga misura, il finanziamento a progetti pre-esistenti che riceveranno copertura economica con i fondi europei. Gli ecologisti di Alleanza 90 studiano da forza di governo e puntano a pungere l’esecutivo sulle possibili fragilità del piano. La Cancelliera, in larga misura, porterà nel progetto di finanziamento europeo piani che il governo ha impostato a partire dal pacchetto anti-crisi del giugno 2020 contenente misure di investimento e interventi anti-crisi da 130 miliardi euro, un decimo delle risorse complessivamente messe in campo da Berlino tra spesa diretta e garanzie alla liquidità nell’economia. A cui, bisogna ammetterlo, sono seguiti progetti non meno ambiziosi.

Sul fronte dell’idrogeno, ad esempio, la Germania ha progettato un’ambiziosa strategia nazionale che punta a farne un player di livello globale in termini di produzione, stoccaggio e filiera industriale. Il governo è intervenuto mettendo sul piatto investimenti per 9 miliardi di euro e, secondo quanto nota Repubblica, “2 dei 9 miliardi stanziati saranno destinati per le partnership internazionali per lapprovvigionamento. Lidea è quella creare uno schema delocalizzato nei paesi del Golfo e in Nord Africa sfruttando lenergia solare per alimentare le centrali produttive”. Sul versante tecnologico e digitale la Cancelliera sta spingendo forte sull’autonomia strategica europeaaffiancando ai piani per il cloud sovrano Gaia-X progetti per rafforzare la competitività dell’Unione e della Germania nei semiconduttori e nelle batterie elettriche.

La Merkel vuole lasciare al suo successore, chiunque egli sia, dopo le elezioni di settembre una Germania rafforzata nella sua centralità geoeconomica e strategica in Europa e il Recovery, in tal senso, è una prima scelta che le consente di evitare i danni politici e d’immagine legati alla risposta austeritaria del 2010-2012 dopo la crisi dei debiti sovrani. Berlino garantisce per la tenuta del mercato europeo e si posiziona con maggior decisione quale suo perno. Il successo nel Recovery dei Paesi maggiormente in difficoltà – Italia in primis – sarà dunque giocoforza un successo dell’impostazione tedesca funzionale a preservare relazioni commerciali, catene del valore e, di converso, legami politici aventi al centro il Paese chiave d’Europa. Che nei suoi progetti ribadisce l’impronta nazionale utilizzando Next Generation Eu per rafforzare la competitvità nei settori più strategici e di frontiera e dare continuità a strategie pre-esistenti.