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È una richiesta destinata a lasciar discutere quella presentata dall’Associazione tedesca dei datori di lavoro (Bda) e che sarebbe indirizzata ancora una volta ad allungare la vita media lavorativa dei lavoratori dipendenti. Secondo quanto riportato infatti dal quotidiano tedesco Der Spiegel, la bozza di proposte presentata al governo federale della Germania avrebbe lo scopo di escogitare delle misure per salvaguardare le imprese tedesche in questo difficile momento di crisi. E per farlo, sarebbero necessari degli importanti provvedimenti anche a livello di cuneo fiscale, soprattutto per quanto riguarda il coefficiente di imposta legato ai salari dei lavoratori (nei quali, mediamente, le imposte contribuiscono per oltre il 40% del lordo).

Bisogna allungare l’età pensionabile

Secondo il rapporto redatto dalla Bda, l’allungamento della speranza di vita media ha generato una spesa pubblica che allo stato attuale Berlino non sarebbe in grado di sostenere senza un costante aumento della pressione fiscale sulle imprese. Ma siccome in questo particolare momento storico le aziende non saranno in grado di sopravvivere ad un Fisco troppo “ingombrante”, la strada dei tagli è l’unica percorribile per la Germania per salvaguardare il proprio patrimonio imprenditoriale. E pertanto, l’unica soluzione sarebbe dunque quella che porta alla ristrutturazione dell’attuale Welfare tedesco, passando principalmente per un nuovo allungamento della vita lavorativa a valere dal 2031.

Tutti i lavoratori europei sono “in pericolo”

Nelle osservazioni fatte dagli imprenditori tedeschi è impossibile però non notare un’accusa anche agli altri Paesi europei, dove sostanzialmente la situazione si può considerare analoga. Nonostante l’allungamento dell’età pensionabile degli scorsi anni, infatti, essa non è andata di pari passo con l’aumento della speranza di vita, aggravando gli squilibri degli apparati assistenzialistici europei. E in modo particolare, secondo la visione “nordica”, soprattutto in quei Paesi come l’Italia che negli ultimi anni ha studiato strumenti per un pensionamento anticipato che secondo alcuni non sarebbero sostenibili sul lungo periodo.

In questo scenario, però, appare chiaro come ancora una volta i lavoratori si trovano di fronte al rischio di vedere allungata la propria vita lavorativa, arrivando ad età nelle quali determinati lavori diventerebbero quasi impossibili da svolgere. E soprattutto, evidenzia per l’ennesima volta come le richieste dell’Europa siano indirizzate ad un accanimento soprattutto verso le fasce più deboli della popolazione per far fronte alle enorme spese preventivate per i prossimi anni.

Il futuro degli europei (e degli italiani)

Con la discussione delle ultime manovre europee volte a dare incentivi alla ripresa economica a seguito del duro arresto causato dalla pandemia di coronavirus, era parso chiaro come i prossimi anni saranno facilmente caratterizzati da manovre finanziarie “lacrime e sangue“. E adesso, con l’uscita allo scoperto dei massimi imprenditori tedeschi, è stato messo in luce l’ennesimo obiettivo delle élite europee: far lavorare le persone sino – quasi – alla fine dei propri giorni.

Con gli obiettivi di uniformità dell’Unione europea, però, a farne le spese saranno ancora una volta proprio quei Paesi che già versano in condizioni meno stabili – come purtroppo l’Italia. Soprattutto, a causa dell’esposizione in valore assoluto generato dai piani di incentivo provenienti da Bruxelles. E in questo scenario, purtroppo, la sensazione è quella che, presto o tardi, un adeguamento a riguardo verrà preso anche dal nostro Paese, al fine di stare al passo con le decisioni europee. Tuttavia, con l’aumento delle misure di austerity richieste dall’Europa e la contrazione dell’assistenzialismo statale, i lavoratori italiani si sentiranno ancora una volta “derubati” dei propri contributi. Non soltanto a causa dei minori servizi ottenuti per un ammontare maggiore di tasse, ma anche per la paura di non giungere mai alla tanto attesa pensione.

Con la Germania a fare da apripista, però, il futuro dell’Europa sembra essere ancora una volta segnato e non a vantaggio della popolazione lavoratrice, cui diritti verranno ancora una volta calpestati dalla necessità di salvaguardare i bilanci nazionali. E questa volta però, con l’indicizzazione della pensione alla speranza di vita media, la “botta” potrebbe essere purtroppo molto più forte del previsto. Il messaggio arrivato durante le riunione per il Recovery Fund del resto è stato chiaro: i falchi hanno chiesto all’Italia un adeguamento agli standard richiesti dai “frugali”. E le pensioni italiani, soprattutto dopo Quota 100, sono nel mirino.