In vista del Consiglio europeo di giovedì il Primo ministro spagnolo Pedro Sanchez potrebbe essere pronto a mettere in campo di fronte ai capi di Stato e di governo dell’Unione Europea una proposta-choc in grado di scombussolare le carte in tavola.

El Pais, principale quotidiano iberico, ha infatti riportato la notizia di un’imminente proposta riguardante la creazione di un fondo Ue da 1,5 trilioni di euro per finanziare la ricostruzione economica nei Paesi maggiormente colpiti dal coronavirus. La manovra immaginata dall’esecutivo a guida socialista di Madrid va oltre le proposte dei discussi “Eurobond” e anche un passo più in là della manovra basata sul Recovery Fund europeo.

Come scrive il maggior quotidiano spagno citando documenti interni al governo, infatti, Sanchez intende proporre uno strumento finanziato con debito permanente e perpetuo da tutti i 27 Paesi Ue che opererebbe come garante di trasferimenti diretti agli Stati in difficoltà, permettendo loro di non contabilizzare i fondi ricevuti come debito ma come un’assistenza una tantum vincolata alla durata della crisi.

In un certo senso, la Spagna guarda oltre il medio termine dell’emergenza sanitaria e propone una manvora funzionale a uno stato di crisi che può acquisire la forma di una depressione economica di lungo periodo. Forme di assistenza come i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità vincolati alle spese sanitarie rappresentano un dubbio rimedio a una crisi sistemica. La partita deve avere prospettive più ampie, come già indicato da istituzioni quali la Banca europea degli investimenti con la loro focalizzazione operativa e strategica di lungo respiro.

Il ragionamento di fondo del governo spagnolo è ispirato dal fatto che l’indebitamento più funzionale per i Paesi europei è quello già finanziato dai piani di acquisto della Banca centrale europea e dalla consapevolezza della necessità di un’assicurazione comune contro una minaccia altrettanto generalizzata. L’esplosione del virus in Paesi rigoristi come Olanda e Svezia e le minacce di recessione in Germania hanno fatto cadere il gioco spericolato dei falchi del rigore del Nord, ovvero il tentativo di separare i loro destini economici da quello dei Paesi del Sud. Analogamente, Stati deboli come Portogallo e Grecia hanno retto brillantemente alla prova sanitaria del contagio e ora reclamano legittimamente assicurazioni contro la spada di Damocle della crisi economica.

Il piano del Recovery Fund, ispirato dalla Francia, prevede lo sfruttamento di un fondo comune come moltiplicatore di potenza per creare una dotazione di risorse sotto forma di titoli a media durata; la proposta spagnola vuole invece creare un prestatore di ultima istanza capace di assicurare con i suoi fondi qualsiasi rischio sistemico legato all’insolvenza di un Paese fiaccato dall’emergenza economica. La crisi durerà anni, ragionano alla Moncloa, e bisogna attrezzarsi con un’ottica di lungo periodo. La proposta di emissione di titoli perpetui è al contempo il tentativo di proporre una sostanziale monetizzazione dei deficit d’emergenza che Paesi messi alle corde dal tracollo industriale, dall’aumento delle spese del welfare e dalla disoccupazione potrebbero trovarsi ad affrontare. Vedendo rimosso al contempo lo stigma, l‘effetto-sfiducia e, soprattutto, l’onere economico delle condizioni di ricorso al Mes.

Attendendo mosse ufficiali da parte del governo spagnolo, bisogna convenire sul fatto che una manovra del genere metterebbe più in difficoltà i falchi rigoristi del Nord rispetto a qualsiasi proposta sugli Eurobond formalizzata in maniera generica: il fondo da 1,5 trilioni di euro legge la crisi come una sfida comune e interiorizza la realtà dei fatti, che esclude un diverso destino economico per Stati come Germania e Olanda. Anche in virtù di questa mossa, giovedì si scatenerà una vera e propria battaglia.

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