La situazione è paradossale. Non c’è più soltanto l’Unione Europea a mettere pressione sull’Italia, con l’imposizione di norme e trattati convenienti per Bruxelles (e pochi altri eletti) e al tempo stesso sconvenienti per il nostro Paese. No, perché adesso anche la Germania ha iniziato a lanciare i suoi diktat, scrivendo nero su bianco cosa dovremmo fare dal punto di vista economico per evitare una brutta fine. Certo, Berlino aveva già mandato alcuni “pizzini” al governo italiano: l’ultimo risale a meno di un mese fa, quando il capo economista della Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, sottolineò sulle pagine del Financial Times di quanto Roma avesse bisogno del Mes. Eppure mai fino a oggi il governo tedesco è stato così sfacciato come in occasione dell’ultimo editoriale apparso sul quotidiano Handelsblatt.

Il pizzino di Berlino

Il commento porta la firma del professor Harald Benink, uno stimato economista nonché docente di banche e finanza presso l’università olandese di Tilburg. La proposta lanciata – una provocazione, ma solo fino a un certo punto – punta a costringere l’Italia ad attuare “un piano d’azione economico e politico” che nel giro dei prossimi cinque anni dovrà concretizzare “riforme economiche strutturali” (cioè misure che solitamente modificano, spesso anche in modo radicale, il tessuto di un sistema economico). Insomma, non solo il nostro Paese deve gettare il cuore oltre l’ostacolo e iniziare a pensare le suddette riforme, ma deve farlo anche in fretta. Già, perché il timore della Germania è che l’attuale governo italiano, all’interno del quale il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri assicurano all’Ue elevate dosi di europeismo, possa cadere da un momento all’altro. In quel caso, infatti, l’Italia potrebbe cambiare registro, dimostrarsi più rigida di fronte alle richieste dell’Europa o semplicemente ribaltare il tavolo e mandare tutti quanti al diavolo. Dipenderà, nel caso, da quale forza politica prenderà le redini del Paese.

La ricetta tedesca: carota e bastone

Ma torniamo alla proposta di Benink, che non manca di prendere in considerazione proprio questi aspetti: “Gli ultimi mesi sono stati molto turbolenti nella politica italiana, un nuovo governo senza la Lega di Matteo Salvini è stato formato, ma la stabilità politica potrebbe non durare a lungo”. Alla precarietà della situazione italiana, l’economista tedesco aggiunge alcune “dinamiche negative” in atto nel continente, tra cui la Brexit, lo scoppio di una possibile crisi finanziaria e la salita al potere delle forze populiste. Ecco perché, “è giunto il momento di stipulare un grande accordo tra l’ Italia e l’ Ue al fine di migliorare la situazione politica”, concordando “un piano d’ azione economico e politico per i prossimi cinque anni, che colleghi un’agenda dettagliata per le riforme economiche strutturali con i potenziali investimenti europei”. L’idea di base, che ricalca la presa di posizione di Berlino, è quella di obbligare Roma a mettere in pratica riforme per ogni anno da qui al prossimo quinquennio, e controllare alla fine di ciascun anno se il nostro Paese avrà “attuato le riforme concordate”. A quel punto, nel caso in cui l’Italia dovesse accettare l’offerta, il nostro Paese potrà essere premiato “con ingenti investimenti europei”. In caso contrario, Bruxelles nasconderà la carota e tirerà fuori il bastone. Ovviamente per colpire il popolo italiano tra capo e collo.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE