La guerra dei dazi combattuta proprio come se fosse una partita di dama, con le stesse regole e lo stesso principio: lasciare l’avversario senza pedine. La Trade War che mette di fronte Stati Uniti e Cina nasconde una contesa ben più importante ai fini della geopolitica globale: una guerra tecnologica che stabilirà chi controllerà le nuove tecnologie. Il caso della rete 5G ha fatto capire a Washington di non essere più sola. Anzi, le ha fatto capire di non avere più il monopolio della corona e che il rischio di perdere tutto a discapito di Pechino è dietro l’angolo. Per evitare una sconfitta clamorosa, gli Stati Uniti hanno attivato l’arma diplomazia per rinforzare legami dimenticati, nel tentativo di conquistare consensi prima che lo facciano i cinesi. È una corsa contro il tempo, perché la Cina ha attirato a sé numerosi alleati, soprattutto tra quei paesi africani e asiatici relegati in secondo piano dall’Occidente a causa dei loro governi non democratici. L’importante, per il Dragone, è fare affari.
La Germania cerca nuovi accordi con la Cina
In mezzo a Stati Uniti e Cina spunta la Germania, un soggetto europeo che non ha alcuna intenzione di lasciare il campo di battaglia ai due supercolossi. Berlino è consapevole del fatto che Donald Trump non veda di buon occhio i tedeschi, accusati più o meno di praticare le stesse nefandezze della Cina su scala ridotta: esportare una valanga di prodotti e importare le briciole. Berlino sa anche che la Cina ha bisogno di tessere trame con l’Europa per isolare gli Stati Uniti, e che il 5G è il cavallo di Troia perfetto all’interno del quale nascondere la questione. Ecco spiegato il viaggio di Angela Merkel a Pechino.
La cancelliera tedesca è volata oltre la Muraglia assieme a una grande delegazione di imprenditori tedeschi per una tre giorni di incontri serrati. La Germania spera che le sue aziende imparino presto a nuotare in un mare sempre più a trazione cinese, a maggior ragione adesso che l’economia mondiale non sta attraversando un buon momento. La Merkel, in Cina, si lamenterà di quanto accaduto a Hong Kong e del fatto che Pechino stia praticando una politica predatoria nei confronti delle aziende tedesche, ma dall’altro lato cercherà di incrementare il commercio teutonico con il Dragone. L’obiettivo della trasferta, in poche parole, è offrire alle imprese della Germania un maggiore accesso al mercato cinese.
Il viaggio di Pence in Polonia
Se la Germania ormai è rassegnata dall’ascesa della Cina, ma ha anche capito che senza stringere accordi con Pechino rischia di affossare, gli Stati Uniti non ammetteranno mai di riconoscere al governo cinese la posizione che si merita.
Il vicepresidente americano, Mike Pence, è volato in Polonia negli stessi giorni in cui la Merkel era attesa in Cina. Compito dello scudiero di Trump è convincere il governo polacco a lasciar perdere Huawei, il 5g cinese e l’abbraccio mortale di Xi Jinping. La risposta della Polonia, seppur cortese e ben mescolata a parole di ammirazione, è stata una sonora pernacchia. Come ha raccontato Asia Times, negli anni passati gli Stati Uniti hanno ignorato le richieste polacche in materia di telecomunicazioni, mentre la Cina, tramite Huawei, si è assunta un impegno a lungo termine per la costruzione dell’intera infrastruttura di telecomunicazione del paese. Nonostante la pressione di Pence, è quindi impossibile che la Polonia volti le spalle a Huawei.
Germania e Stati Uniti stanno usando due approcci diversi per contenere l’ascesa cinese: Berlino è disposta a scendere a patti con il Dragone e dividere la torta, Washington proverà fino in fondo a ostacolare Pechino per avere la torta tutta per sé. Ma così facendo rischia anche di rimanere senza cena.