Il Patto di stabilità non si tocca: così l’Europa ha gelato Conte

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Per l’Italia e Giuseppe Conte le ultime parole di Valdis Dombrovskis hanno avuto lo stesso effetto di uno schiaffo in pieno volto. Nel corso di un’intervista al quotidiano La Stampa, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con responsabilità su tutti i portafogli economici, compreso quello di Paolo Gentiloni, è stato chiarissimo nel ribadire che no, il Patto di Stabilità e Crescita Ue non può essere toccato in alcun modo. Conte sperava e pensava di potersi aggrappare alla svolta green che ha contagiato l’intero continente per convincere Bruxelles ad allargare le maglie del suddetto accordo. “È giusto rendere più flessibile il Patto di Stabilità per venire incontro agli investimenti verdi”, aveva dichiarato pochi giorni fa il premier italiano. Ancora più recentemente, era stato il commissario europeo agli affari economici Gentiloni a ribadire il concetto: “Il Patto di Stabilità era stato pensato in un momento di crisi. Adesso va rivisto. Le sue regole erano nate nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori e abbiamo altre sfide davanti a noi”. Il problema è che a Bruxelles hanno risposto picche alle richieste più o meno esplicite dell’Italia.

Conte e il Patto di Stabilità

Innanzitutto vale la pena spendere due parole per spiegare cos’è il Patto di Stabilità. Si tratta di un accordo stipulato nel 1997 dai membri dell’Unione Europea con l’obiettivo di incrementare il controllo sulle politiche di bilancio pubbliche di ogni singolo Stato per fare in modo che nessuno dei membri sfori determinati valori. In particolare, i governi che fanno parte dell’Eurozona devono rispettare due parametri: non possono superare la soglia del 3% per quanto riguarda il rapporto deficit su Pil e devono stare al di sotto del 60% per il rapporto debito pubblico su Pil. Chi supera il tetto fissato dal Patto può incorrere in una sanzione da parte della Commissione europea. L’Italia, alle prese con un elevato debito pubblico e altri problemi interni, si è più volte trovata in difficoltà nel rispettare i diktat scritti da Bruxelles. Da qui l’”astuta” mossa di Conte di chiedere una revisione delle regole aggrappandosi al tema degli investimenti verdi. Ma l’Ue non ha abboccato: green o non green, il Patto di Stabilità non si tocca.

Dombrovskis gela il governo giallorosso

All’orizzonte, come ha spiegato l’eurofalco Dombrovskis, non sono previsti né ammorbidimenti del Patto di Stabilità né regole ad hoc per escludere gli investimenti verdi dal deficit. Giusto per aggiungere un altro carico da novanta sulle spalle di Conte, il vicepresidente della Commissione ha chiarito anche che la riforma del Mes non sarà ulteriormente rinviata. Tornando al Patto di Stabilità, la posizione di Dombrovskis è chiara: “Ci sono alcuni Stati che vogliono più flessibilità, altri che chiedono maggiore disciplina di bilancio. Se ne esce soltanto trovando un accordo. Ma non si può aprire il tema delle regole di bilancio se non c’è la ragionevole possibilità di concludere il lavoro con un risultato migliore rispetto al punto di partenza”. Quindi, in sintesi: il Patto di Stabilità potrebbe essere rivisto, ma non ha senso farlo adesso perché i vari governi dell’Eurozona hanno vedute troppo differenti. Infine, c’è spazio per l’ennesimo avvertimento al governo italiano: “L’Italia è a rischio di non conformità con le regole Ue. Sia per quest’ anno che per il prossimo. Per questo chiediamo di riportare il deficit in linea con quanto previsto dal Patto di Stabilità e Crescita”. Tradotto: anziché pensare a modificare il patto, Roma pensi a non sforare i limiti attuali.