L’Unione Europea ha adottato, nella giornata di ieri, il 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia, come annunciato dalla Commissione Europea, con l’obiettivo di intensificare la pressione sull’economia di guerra russa. Le nuove misure – che si uniscono alle sanzioni appena inflitte dall’amministrazione Trump a Rosneft e Lukoil – colpiscono settori strategici come energia, finanza, industria militare e zone economiche speciali, mirando a limitare le capacità economiche e operative di Mosca nella sua guerra di aggressione. Tra i provvedimenti più significativi, spicca il divieto totale sulle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027 per i contratti a lungo termine e entro sei mesi per quelli a breve termine. Vietate anche le importazioni di petrolio da Rosneft e Gazprom Neft, con esenzioni per il petrolio proveniente da Paesi terzi come il Kazakstan.
Che cosa prevede il pacchetto
Inoltre, il pacchetto include sanzioni contro la flotta ombra russa, con l’aggiunta di 117 navi, portando il totale a 557 imbarcazioni soggette a divieti di accesso ai porti europei e di servizi. Nel settore finanziario, cinque banche russe sono state aggiunte al divieto di transazioni, insieme a misure contro il sistema di pagamento russo Mir e quattro istituzioni finanziarie in Bielorussia e Kazakstan. Per la prima volta, l’UE ha imposto sanzioni su criptovalute, colpendo una stablecoin legata al rublo, il suo emittente in Kirghizistan e una piattaforma di scambio in Paraguay, oltre a vietare ai cittadini europei di fornire servizi cripto che potrebbero aiutare la Russia a eludere le sanzioni.
Perché le sanzioni non funzionano come dovrebbero
Nell’entusiasmo di Bruxelles per questo annuncio, che arriva – forse non a caso – in un momento critico per i negoziati tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Ucraina, emergono diverse incongruenze. Innanzitutto, è realistico credere che il diciannovesimo pacchetto di sanzioni possa essere davvero efficace? (E, a proposito, dove sono le sanzioni contro Israele?). Come evidenzia un’analisi del New York Times, le sanzioni contro Mosca non stanno funzionando efficacemente nonostante oltre 6.000 individui e aziende legate allo sforzo bellico russo siano stati inseriti nella lista delle sanzioni Usa dal 2022. La Russia è riuscita a condurre scambi transfrontalieri per centinaia di miliardi di dollari.
Lo stesso Nyt rileva che, sebbene otto dei dieci maggiori accordi per violazioni di sanzioni globali dal 2014 riguardino istituzioni finanziarie, solo due casi coinvolgono la Russia, e nessuno di questi riguarda banche di primaria importanza. La crescente dipendenza della Russia da economie come Cina e India complica ulteriormente l’applicazione delle sanzioni, poiché sanzionare grandi banche cinesi potrebbe causare “instabilità finanziaria globale”, secondo Martin Chorzempa del Peterson Institute, citato dal quotidiano americano. C’è inoltre da considerare la capacità di Mosca di aggirare le sanzioni, ad esempio attraverso piattaforme come Alipay, il che evidenzia la complessità nel colpire grandi istituzioni finanziarie, come sottolinea Kimberly Donovan: “Avanzare casi contro grandi banche per violazioni di queste restrizioni è molto più difficile”.
Il paradosso dell’Ue sull’energia
Un ulteriore paradosso: mentre l’Ue approvava l’ennesimo pacchetto di sanzioni, la rivista The National Interest pubblicava un’analisi spietata, evidenziando come diversi Stati membri dell’Ue rimangano ancora dipendenti dall’energia russa. Anzi. Alcune nazioni hanno aumentano le importazioni dalla Federazione russa. Come emerge da una nuova analisi di Reuters, sette stati europei (Francia, Paesi Bassi, Romania, Belgio, Croazia, Portogallo e Ungheria) hanno aumentato le loro importazioni di energia russa nell’ultimo anno.
I dati sono impressionanti. Nei Paesi Bassi, la dipendenza dall’energia russa è aumentata di circa il 72%, raggiungendo i 498 milioni di euro (580 milioni di dollari) dal 2024. In Francia, è aumentata del 40%, raggiungendo i 2,2 miliardi di euro (2,56 miliardi di dollari). In Croazia e Romania, è aumentata rispettivamente del 55% e del 57%. Nel frattempo, le importazioni di energia russa del Portogallo sono letteralmente schizzate alle stelle, con un incremento del 167% tra il 2024 e il 2025. Complessivamente, quest’anno l’Europa ha importato più di 11 miliardi di euro (quasi 13 miliardi di dollari) di energia russa.
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