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Leonardo non ha avuto solo notizie problematiche sul fronte industriale e finanziario nelle ultime settmane segnate dal complesso stop alla quotazione della controllata americana Drs e dalla diffusione di voci ambigue sulle motivazioni che hanno condotto a questo stop. Il mancato afflusso di risorse finanziarie per l’Ipo è stato, almeno in parte, compensato dall’avvio dei pagamenti per un corposo contratto firmato col governo del Kuwait.

Negli ultimi giorni di marzo, infatti, il Kuwait ha pagato al gruppo di Piazzale Montegrappa un assegno da 300 milioni come rata per il pagamento del contratto per la fornitura di 28 aerei Eurofighter siglato nel 2016 e dal valore di 8 miliardi di euro. Un corposo contratto che il Kuwait tardava a iniziare a saldare dopo che il programma aveva subito comprensibili ritardi legati alla pandemia di Covid-19 e che aveva condizionato notevolmente l’operatività industriale dell’ex Finmeccanica. Il Sole 24 Ore riporta che nel processo negoziale “è intervenuto anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini”: in tempi di Covid-19 ogni pagamento acquisisce valore strategico per un’azienda ben strutturata e consolidata come Leonardo, che ha regolarmente saldato le posizioni con i fornitori e ritiene necessaro consolidare la sua cassa in una fase in cui le incertezze legate alla pandemia non sono ancora state fugate.

Il ritardo dei pagamenti del Kuwait aveva avuto un effetto sensibile sull’evidenza dei conti del 2020, dato che Leonardo ha sottolineato come nel 2021 “i ricavi saliranno a 13,8-14,3 miliardi di euro, dai 13,4 miliardi di euro dello scorso anno, grazie ai nuovi ordini e alla consegna di attività su programmi militari e governativi” indicando esplicitamente l’accordo completato con l’emirato del Golfo.

In una fase in cui l’aeronautica civile è ancora a terra, non solo metaforicamente, e i dividendi industriali dei programmi ad essa legati rimangono ancora estremamente incerti la spinta di gruppi come Leonardo sul business della Difesa è garanzia di occupazione e proiezione di medio-lungo periodo, nonché fonte fondamentale di tutela della redditività e delle prospettive di espansione dell’azienda. La divisione Aerostrutture del gruppo di Piazzale Montegrappa conoscerà una ristrutturazione che porterà a 500 riqualificazioni di competneze per altrettanti membri del personale, destinati ad altre divisioni, e 500 prepensionamenti spalmati tra 2021, 2022, 2023. Ma Leonardo punta a muoversi in maniera strategica nel mercato militare e nel fiorente business spaziale per preservare importanti quote di redditività e tenere attivi gli impianti, le maestranze e il suo notevole capitale tecnologico in vista di poter tornare a operare a tutto campo in ogni settore di pertinenza. L’utile del gruppo per il 2021 prima di calcolare interessi, tasse e ammortamenti (Ebita) è dato oltre il miliardo di euro, a conferma della capacità di adattabilità garantita dal settore militare.

Il Medio Oriente, in questo contesto, è fonte per Leonardo e le altre compagnie dell’industria della Difesa di importanti contratti cui il gruppo e il governo puntano a dare attuazione concreta attraverso la continuità dei pagamenti, come dimostrato dal recente caso Kuwait e da accordi completati con il governo del Qatar. A novembre Leonardo ha firmato con l’Autorità dell’aviazione civile del Qatar e il governo di Doha un contratto per la fornitura, l’installazione e il funzionamento di un sofisticato radar presso l’aeroporto internazionale di Hamad che, nota Milano Finanza, “faciliterà le azioni di sorveglianza e controllo sull’attività di navigazione aerea in Qatar, che alla luce dei grandi eventi previsti per i prossimi anni, tra cui la Coppa del Mondo Fifa 2022, si preannuncia in forte crescita” e destinata ad affrontare possibili minacce securitarie e “asimmetriche”.

Vale per Leonardo quanto vale per altre aziende strategiche legate allo Stato e alla Difesa come Fincantieri: di fronte a gruppi con una postura duale, attive sia nel campo militare che in quello civile, non si può non evidenziare come la proiezione industriale nel primo dei due settori sia estremamente condizionata da equilibri politici e prospettive strategiche dei governi di cui tali aziende diventano fornitori e da delicate logiche internazionali, ma appaia una garanzia solida in periodi di pandemia. In cui campi come l’aeronautica civile (o la cantieristica navale a fini di trasporto e commercio) sono completamente paralizzati: e l’attività dei colossi della Difesa come Leonardo appare, al tempo stesso, la garanzia per l’operatività di un intero indotto di fornitori, vigilato da aziende ad alto potenziale tecnologico e imprenditoriale unite in distretti diffusi, nel nostro Paese, dalla Lombardia fino alla Campania e alla Puglia. Con ritorni economici importanti per l’intero sistema-Paese.