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Dalle riforme economiche del 1978 a oggi, cioè in poco più di 30 anni, la Cina ha sollevato dalla povertà estrema oltre 850 milioni di persone, 770 dei quali residenti nelle aree rurali. Si tratta di una cifra enorme, certificata dai dati della Banca Mondiale e che non ha eguali nella storia dell’umanità. In termini concreti, il traguardo raggiunto da Pechino rappresenta una riduzione di oltre il 70% della povertà globale. Giusto per avere un metro di paragone, è come se il governo cinese fosse riuscito ad alleviare da una situazione di estrema indigenza la somma degli abitanti di Unione europea (446 milioni) e Stati Uniti (329 milioni) messi insieme.

Il “miracolo cinese”

La maggior parte degli studiosi occidentali è solita definire “miracoli” gli eccellenti traguardi economici e sociali raggiunti dai Paesi asiatici, ipotizzando che i successi dell’Asia siano figli del fato o del destino. Niente di più sbagliato. In politica non esistono miracoli fini a se stessi, ma solo misure che funzionano meglio di altre. Mai, come nel caso della Cina, quest’ultima affermazione calza a pennello per descrivere una situazione del tutto particolare. Il cosiddetto “miracolo cinese” nasce grazie a specifiche misure economiche, le stesse che hanno consentito a una nazione di 1.4 miliardi di abitanti di trasformarsi in una vera e propria potenza globale.

È in questo modo che la seconda economia più grande al mondo – la prima, se consideriamo alcuni indicatori piuttosto che altri – è cresciuta a ritmo costante, con un incremento medio del pil di circa il 10% all’anno. Ed è sempre in questo modo che il Dragone ha ridotto il tasso di povertà nazionale passando dal 66.2% del 1990 allo 0.5% del 2016. Se incrociamo i risultati ottenuti dalla Cina nella lotta alla povertà con gli obiettivi delle Nazioni Unite, ovvero eliminare la povertà entro il 2030, è possibile rendersi conto dell’impatto avuto sul tema dal gigante asiatico. Ricordiamo che, al momento, oltre 700 milioni di persone vivono nella povertà estrema, rappresentando il 10% della popolazione mondiale.

Assistenza estera

Da questo punto di vista, non solo Pechino ha migliorato le condizioni dei cittadini cinesi, ma si è concentrata anche sul resto del pianeta, in particolare sui Paesi in via di sviluppo (PVS). Essendo il più grande fra i PVS, nonché la seconda economia mondiale, la Cina ritiene di avere la “responsabilità” di aiutare altri Paesi a conseguire i traguardi che essa stessa ha raggiunto. Tra il 2010 e il 2012, ad esempio, la Cina ha dedicato 14.4 miliardi di dollari in impegni di assistenza estera: il 56% erano prestiti agevolati, il 36% sovvenzioni e l’8% prestiti senza interessi.

Non si tratta di una beneficenza, quanto piuttosto del palese tentativo cinese di creare una “comunità umana dal futuro condiviso”. È questo uno dei concetti più importanti e ripetuti dalla Cina contemporanea; una nuova via della politica internazionale incentrata sul mutuo soccorso in nome di benessere e sviluppo condivisi tra tutti i Paesi. Detto in altre parole, i problemi globali, quelli che cioè riguardano tutto il mondo (come la povertà), devono (o meglio, dovrebbero) essere affrontati e risolti insieme.

L’annuncio di Xi

Ma a che punto è la lotta del Dragone contro la povertà? Il 25 febbraio Xi Jinping ha annunciato niente meno che la “vittoria totale” della Cina contro la povertà estrema. Negli ultimi otto anni, Pechino è riuscita a sollevare dalla miseria i restanti 98.99 milioni di residenti indigenti delle aree rurali, i quali vivevano ancora al di sotto dell’attuale soglia nazionale di povertà. I media cinesi hanno dato enorme risalto alla lotta contro la povertà. Intanto perché questo era uno degli obiettivi prefissati da Xi in persona: il presidente ci aveva messo la faccia, e dunque la missione doveva essere portata a termine. Inoltre, in seguito alla rimozione delle ultime 52 contee dalla lista della povertà 2020, la Cina è pronta a guardare ai prossimi traguardi

Per più di un secolo, a partire dal 1900, la Cina ha cercato con insistenza, e attraverso sforzi incessanti, di modernizzarsi. Dalla “rivitalizzazione” proposta da Sun Yat Sen alle “quattro modernizzazioni” lanciate da Deng Xiaoping, il viaggio cinese verso la ricerca del benessere ha dunque radici antiche e parte da lontano. Eppure, soltanto oggi, sotto la presidenza di Xi Jinping, la Cina è riuscita nel suo intento. Abbiamo parlato di dati, numeri, cifre, e, in maniera sintetica, abbiamo pure analizzato gli obiettivi della Cina. Ma qual è il modello adottato da Pechino? Le misure chiave adottate dal governo cinese per sconfiggere la povertà estrema possono essere sintetizzate in cinque punti chiave.

Cinque mosse chiave

Il primo riguarda il trasferimento dei residenti delle aree più inospitali del Paese in zone più moderne. La ricollocazione ha consentito a quasi 10 milioni di cinesi di abitare in case appena costruite e ottenere un impiego. Un altro punto fondamentale riguarda proprio la promozione dell’occupazione, visto che moltissimi cittadini poveri hanno ricevuto supporto o corsi di formazione specifici per essere preparati a rivestire nuove mansioni all’interno di industrie o aziende cittadine. La diffusione della tecnologia ha quindi consentito ad agricoltori e allevatori di migliorare le proprie attività rendendole più efficienti. Grazie a Internet e ai social network, inoltre, un discreto numero di agricoltori ha potuto sfruttare le più recenti innovazioni per vendere prodotti online in tutto il Paese. Infine, da un punto di vista sanitario e sociale, il governo ha esteso un importante ombrello protettivo ai cittadini che vivevano nelle aree più arretrate.

Passo dopo passo, e in seguito a un’attenta pianificazione, la Cina sta riuscendo a colmare sempre di più il gap economico tra le aree rurali più sperdute e le metropoli. Non bisogna dimenticare che, in tutto questo, il governo cinese ha modernizzato le infrastrutture nazionali, costruendole ex novo dove erano necessarie. Nelle aree rurali sono stati edificati 1,1 milioni di chilometri di strade, oltre che 35mila chilometri di ferrovie, così da collegare ulteriormente le varie province cinesi, mentre nelle zone più povere il tasso di affidabilità della fornitura elettrica ha raggiunto il 99% e la percentuale di villaggi collegati a fibra ottica e 4G ha sfondato la soglia del 98%.

Il modello cinese di lotta contro la povertà può essere replicato altrove? Non del tutto, visto che la politica cinese è pensata per funzionare nel contesto in cui si trova a operare la Cina, e non in tutti i luoghi, dal momento che ciascuna nazione deve tener conto delle proprie specificità. La lezione cinese può però senza dubbio fornire un esempio da seguire per moltissimi Paesi africani (e non solo). Intanto, la povertà estrema sembrerebbe esser stata sradicata dalla Cina. E adesso tutti gli sforzi cinesi sono già concentrati verso la prossima sfida.