Hanno ripetuto che il testo sulla riforma del Mes diffuso nelle ultime ore è soltanto una bozza, e che come tale non è ancora definitivo. Le stesse fonti di governo hanno poi sottolineato l’importante “risultato” ottenuto a Bruxelles da Roberto Gualtieri. Il ministro dell’Economia, dal canto suo, non solo continua a ripetere che il Meccanismo europeo di stabilità “ci serve e ci protegge”, ma rimarca con forza quanto incassato all’Eurogruppo. Gualtieri ha parlato di tre obiettivi raggiunti: “Le ipotesi di condizionalità sul backstop, l’eliminazione della roadmap a riferimenti al trattamento prudenziale dei titoli sovrani e la possibilità di una subaggregazione dei titoli”. È proprio su quest’ultimo punto che vale la pena soffermarsi. Al di là del burocratese utilizzato dal ministro – forse per confondere ancora di più le idee – il giro di parole adottato si riferisce alle Cac, cioè quelle clausole di azione collettiva che di fatto hanno il compito di agevolare l’iter di ristrutturazione del debito.

Cac e ristrutturazione del debito

Senza troppo girarci intorno, la riforma del Fondo salva-Stati è stata pensata per facilitare la ristrutturazione del debito pubblico di quei Paesi dell’Eurozona che, in difficoltà economica, decidono di chiedere aiuto proprio al Mes. Certo, Bruxelles è ben lieta di prestare a un governo sull’orlo del crac i denari necessari per aiutarlo a uscire dalle sabbie mobili, ma in cambio vuole qualcosa. E qui entra in gioco il rischio più grande insito nel Meccanismo europeo di stabilità: i privati che hanno prestato soldi agli Stati in panne potrebbero veder svanire una parte più o meno consistente del loro investimento nel momento in cui scatteranno gli aiuti del Meccanismo europeo di stabilità. In altre parole, per via delle Cac, il solito Paese in difficoltà potrebbe restituire ai suoi creditori meno di quello che dovrebbe loro, con il rischio che gli stessi creditori – immaginando di guadagnarci – possano chiedere interessi più alti proprio agli Stati più a rischio. Insomma, uno spauracchio che aveva subito messo in allerta il sistema bancario italiano.

Le accuse di Borghi

Le opposizioni sono insorte su questo e altri punti, e il governo è stato costretto a sedersi al tavolo europeo per trattare nuove condizioni sulla riforma del Mes. A quanto pare, nonostante le rassicurazioni di Gualtieri e una riunione lunghissima, niente è davvero cambiato. Altro che nuove regole per scongiurare le pericolose procedure delle clausole di azione collettiva e l’applicazione dei principi della “single limb Cacs”: la riforma del Fondo salva-Stati va in un’altra direzione. Il deputato leghista nonché presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, ha smascherato il ministro dell’Economia italiano facendo notare come in realtà il nostro Paese non abbia ottenuto alcun “grande risultato”: niente possibilità di inserire “dei sottoinsiemi” nel “nuovo regime di single limbs”, nessun vantaggio e zero benefici. Il sito del Mes, fa notare Borghi su Twitter, ha smentito seccamente la versione di Gualtieri: “Il sito del Mes prima toglie la pagina dove dice che le Cacs servono per la ristrutturazione del debito, poi le rimette per smentire le balle di Gualtieri che faceva passare la possibilità di subaggregazione come una sua grande conquista. Non cambia nulla”. Perfino il Movimento 5 Stelle, un partito che chiedeva di rivedere alcune criticità del trattato, “ci stava cascando” in pieno. Quanto accaduto all’Eurogruppo, conclude Borghi, è semplice: “Gualtieri non ha ottenuto nulla”. In altre parole “stavano scrivendo la risoluzione facendo passare la cosa come un grande risultato di Gualtieri e ci è cascata pure tutta la nostre brillante stampa”.

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