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Il Messico fa il funambolo: allineato agli Usa, aperto alla Cina. Finché dura…

L'alleato americano è indispensabile per commercio, difesa e migrazione ma gli investimenti cinesi servono per crescere.
Messico

Mentre Donald Trump torna ad agitare le acque del commercio internazionale con nuove minacce di dazi, il Messico si ritrova al centro di una partita geopolitica delicata. La presidente Claudia Sheinbaum cerca di mantenere un basso profilo nei rapporti con Pechino per evitare lo scontro diretto con Washington. Eppure, sotto la superficie, i legami sino-messicani si moltiplicano, consolidandosi silenziosamente in ogni settore: economico, culturale, tecnologico e politico.

Diplomazia prudente, rapporti ramificati

Sul piano formale, Sheinbaum ha adottato una linea di prudenza. Dopo l’uscita di scena dell’ambasciatore cinese Zhang Run nel dicembre 2024, Pechino non ha ancora nominato un successore. Un vuoto che appare come un segnale di “tregua diplomatica”. Tuttavia, il dialogo tra i due Paesi non si è interrotto: esiste una rete parlamentare di relazioni, come il Comitato di amicizia con la Cina, e figure influenti come Gerardo Fernández Noroña (presidente del Senato e uomo forte del Partito del Lavoro) spingono per un asse sempre più stretto con il gigante asiatico.

A livello subnazionale, l’azione cinese è ancora più penetrante: missioni commerciali regolari negli Stati federali, progetti di cooperazione municipale e almeno quindici gemellaggi ufficiali tra città messicane e cinesi. In parallelo, si moltiplicano eventi culturali, forum imprenditoriali, fiere e seminari che favoriscono la costruzione di un ecosistema parallelo di collaborazione.

Tecnologia, sicurezza e zone grigie

Nel campo tecnologico, la Cina ha assunto una posizione dominante. Huawei non solo fornisce reti di telecomunicazione, ma ha realizzato infrastrutture cloud da 1,3 miliardi di dollari. I suoi servizi, attraverso Telmex, raggiungono persino la presidenza della Repubblica e i ministeri della Comunicazione, della Difesa e degli Interni. Secondo indiscrezioni, Huawei avrebbe perfino proposto la gestione dei centri di raccolta dati per i servizi d’intelligence.

E non è sola: Oppo, ZTE, Xiaomi e Honor controllano ormai ampie fette del mercato telefonico. Hikvision domina nei sistemi di videosorveglianza per la sicurezza pubblica, mentre Lenovo ha trasformato il Messico nel suo maggiore polo produttivo dell’America Latina.

Ma non tutto brilla: il mercato nero messicano è invaso da droni DJI, giubbotti antiproiettile e altro materiale militare cinese, facilmente reperibile da gruppi criminali e cartelli. Le Forze armate messicane si trovano così a fronteggiare avversari dotati di tecnologia cinese, spesso più aggiornata di quella in dotazione allo stesso esercito.

Difesa: poco visibile, ma presente

Dal punto di vista ufficiale, i rapporti militari tra Messico e Cina sono modesti. Nessun cadetto cinese studia attualmente nelle accademie messicane, e viceversa. Tuttavia, la Cina ha piazzato in Messico un attivissimo addetto militare, il colonnello Cui Yungmao, che parla uno spagnolo fluente e partecipa regolarmente ad attività con le accademie di guerra messicane. Nel 2023, una delegazione militare cinese ha persino sfilato durante la parata per l’indipendenza del Messico, insieme a rappresentanti della Russia. Episodi simbolici, ma che evidenziano una crescente familiarità.

Nel frattempo, aziende cinesi hanno tentato – finora senza successo – di entrare nel mercato della sicurezza privata. Ma Pechino non demorde. La sua strategia è di lungo respiro.

Il denaro cinese: silenzioso, ma ovunque

Gli investimenti diretti cinesi in Messico ammontano a circa 2 miliardi l’anno, ma tra il 2013 e il 2023 si contano 700 operazioni per un totale di 13 miliardi di dollari. E il flusso non si arresta. Dalla logistica ai trasporti, dall’automotive all’energia, la Cina è sempre più presente.

BYD, il colosso cinese dell’auto elettrica, ha sospeso la costruzione di uno stabilimento per paura dei dazi USA, ma marchi come FAW, JAC, BAIC e SAIC restano fortemente attivi. In Hidalgo, JAC ha uno stabilimento che produce SUV cinesi destinati al mercato locale e internazionale. BAIC e Foton si stanno imponendo nel trasporto pubblico con autobus a basso costo.

Nel settore infrastrutturale, le aziende cinesi hanno partecipato alla costruzione della linea 1 della metro di Città del Messico e alla ferrovia Maya, ma il loro ruolo è ora marginalizzato dall’intervento diretto dell’esercito.

Nel settore minerario, Ganfeng – colosso del litio – è bloccato da un decreto di nazionalizzazione firmato da AMLO nel 2023. La società ha avviato un contenzioso internazionale. Il giacimento di Bacanora, uno dei più ricchi del continente, resta un nodo geopolitico.

Cultura e media: il soft power in azione

La diplomazia culturale è un altro pilastro della penetrazione cinese. Oltre sei Istituti Confucio, borse di studio annuali, corsi congiunti e centri di studio sul modello della UNAM e del Colegio de México consolidano l’immagine della Cina come partner accademico strategico. Il programma Huawei “Seeds for the Future” ha formato oltre 100 studenti messicani a Shenzhen.

Anche i media non restano fuori dal gioco. La JornadaMilenio e Reforma pubblicano regolarmente contenuti cinesi o ospitano giornalisti e inviati speciali in viaggi sponsorizzati. È un’operazione di influenza sottile, ma efficace. Come scriveva Mao: “la rivoluzione non si annuncia, si costruisce”.

Un equilibrio instabile

Il Messico cammina su una fune tesa. Da un lato, dipende dagli Stati Uniti per commercio, sicurezza e migrazione. Dall’altro, ha bisogno degli investimenti cinesi per crescere, industrializzarsi e dotarsi di infrastrutture. Sheinbaum cerca di fare il funambolo: allineata a Washington nelle parole, aperta a Pechino nei fatti.

Ma quanto durerà questo gioco doppio? Con Trump pronto a imporre dazi, e con la Cina sempre più assertiva, il Messico potrebbe presto trovarsi costretto a scegliere. Oppure, come spesso accade nella storia latinoamericana, sarà costretto a subire.

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