La geopolitica della corsa allo spazio
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Un messaggio implicito a Stati Uniti e Russia, senza fare riferimento né a Washington né tanto meno a Mosca. Nel suo discorso, in formato virtuale, alla cerimonia di apertura del Brics Business Forum, Xi Jinping ha criticato “l’allargamento di alleanze militari“.

Alla vigilia del vertice con Brasile, Russia, India e Sudafrica, il leader cinese è tornato a parlare della crisi ucraina, spiegando che “i Paesi finiranno sicuramente in difficoltà dal punto di vista della sicurezza se ripongono fiducia cieca nelle loro posizioni di forza”. A quel punto, ha proseguito Xi, citato dall’agenzia Xinhua, “allargano alleanze militari e vanno alla ricerca della propria sicurezza a discapito di quella di altri”.

Prima di scendere nei particolari, il capo di Stato cinese ha pure toccato altri punti interessanti, criticando, ad esempio, il confronto mondiale tra blocchi contrapposti. “La storia ha dimostrato che egemonia, gruppi politici e confronti tra blocchi non portano pace né stabilità, ma guerra e conflitto”, ha detto ancora Xi, insistendo su “sforzi congiunti per cercare e salvaguardare la pace”. Torna così alla ribalta un concetto particolarmente caro alla Cina di Xi Jinping: la cosiddetta comunità umana dal futuro condiviso, secondo la quale il futuro del pianeta è comune a ciascun Paese. E tutti, sottinteso, devono contribuire alla giusta causa in base ai propri mezzi.



Il messaggio di Xi

Per quanto riguarda il passaggio di Xi sulle alleanze militari, il presidente cinese ha probabilmente voluto avvertire, come detto, Stati Uniti e Russia. Il motivo non è difficile da comprendere: Washingotn, Paese leader del blocco occidentale, ha più volte paventato l’idea di estendere la propria rete di alleanze nel cuore dell’Asia, in particolare nell’Indo-Pacifico.

Nelle ultime settimane ha preso forma la suggestione di dar vita ad una sorta di mega Nato, includendo nell’alleanza anche nazioni orientali, così da declinare il Patto Atlantico ad una rota di scudo anti Russia e anti Cina. Da questo punto di vista, in America si è parlato di una maggiore collaborazione con India, Corea del Sud, Giappone e Australia. Senza dimenticare che molti dei Paesi citati fanno già parte di altre alleanze, dal Quad ai Five Eyes.

Per quanto riguarda la Russia, Xi ha forse voluto avvertire anche Mosca; un avvertimento velato, certo, ma pur sempre rilevante. Pechino ha fatto capire in tutti i modi di voler collaborare con il Cremlino alla creazione di un blocco commerciale solido e stabile ma, allo stesso tempo, il Dragone ha fatto pure capire di non essere intenzionato né a sacrificare del tutto l’Occidente, né ad elevare la collaborazione con i russi ad un livello militare. Partnership commerciale sì, alleanza militare no.

L’importanza della collaborazione

Nel suo discorso, Xi ha esortato anche a “cogliere la tendenza dei tempi” e a collaborare per un “futuro luminoso”. Ma di quale collaborazione sta parlando il presidente cinese? Per Xi la “tendenza storica” è quella all’apertura e allo sviluppo, visto che le sfide contemporanee richiedono collaborazione, al netto di tutte le turbolenze internazionali in atto.

Il presidente cinese ha ricordato la sua proposta per “un’iniziativa di sicurezza globale”, secondo la quale tutti i Paesi dovrebbero aderire a un concetto di sicurezza comune, cooperativo e sostenibile, oltre che rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutti i Paesi.

Per quanto riguarda le sanzioni dell’Occidente contro la Russia, Xi ha ribadito che sono un “boomerang” e “un’arma a doppio taglio”. Più in generale, il leader cinese ha espresso preoccupazione per il fatto che da tempo la globalizzazione incontra “venti contrari” e per la frammentazione dell’economia mondiale in regioni isolate. In sostanza, Xi Jinping ha fatto capire al mondo che la Cina ha intenzione di collaborare con tutti, nell’alveo delle organizzazioni internazionali. Resta tuttavia da chiarire un concetto di fondo: con quale ordine globale? La sensazione è che a Pechino l’attuale ordine a trazione Usa inizi a stare sempre più stretto.

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