Il Meccanismo europeo di stabilità, che fa tanto discutere in questi giorni convulsi, ha alle spalle un percorso lungo e tortuoso. Sono infatti anni che i tecnocrati di Bruxelles cercano di piazzare il colpaccio finale: l’unione bancaria europea. Per arrivare al traguardo sognato, i “capi” dell’Ue sanno che prima è necessario attraversare una serie di tappe intermedie, proponendo riforme, modifiche e trattati. Nel giugno 2018, ad esempio, prese vita l’accordo francotedesco di Meseberg, attraverso il quale Parigi e Berlino gettarono le fondamenta del Mes. Oggi il Fondo salva-Stati piace moltissimo sia alla Francia che alla Germania, le quali, per mezzo di Emmanuel Macron e Angela Merkel, concordano su un insieme di punti: dal rafforzamento dei prestiti concessi alla pianificazione dei programmi di aiuto, dalla possibilità di concedere allo stesso Mes il potere di valutare la situazione economica degli Stati membri dell’Ue all’introduzione delle cosiddette clausole di azione collettiva (Cac), inerenti alla ristrutturazione del debito pubblico. L’Italia, ovviamente, è il vaso di coccio in mezzo ai giganti, anche perché tutto quello che piace a Macron e Merkel rappresenta un pericolo per gli interessi italiani.

Il messaggio della Deutsche Bank all’Italia

Adesso si è aggiunto un nuovo elemento mortale: la riforma del Mes, sulla cui proposta l’Eurogruppo ha raggiunto un broad agreement lo scorso 13 giugno. E proprio di questo parlava il “pizzino” spedito dalla Deutsche Bank all’Italia per bocca del capo economista dell’istituto tedesco, David Folkerts-Landau, che sulle pagine del Financial Times ha sottolineato di cosa avesse bisogno l’italia per far fronte a uno scenario apocalittico: “Un’altra crisi del debito sovrano nell’ area euro è inevitabile, a meno che l’approccio della Commissione europea al debito italiano non ceda il passo a una maggiore cooperazione. L’imminente deterioramento della posizione fiscale dell’ Italia – trainato dall’ aumento dei rendimenti obbligazionari, dal rallentamento della crescita e dalla prossima recessione -e la situazione politica stanno preparando il terreno a ulteriori turbolenze nei mercato”. In altre parole, anche la Deutsche Bank stessa ha chiesto all’Italia di spingere per la riforma del Mes: “Dovrebbe essere coinvolto il Meccanismo europeo di stabilità, finanziando un riacquisto di parte del debito ad alto costo il cui interesse dovrebbe essere pagato quando l’economia italiana raggiungesse una maggiore produttività e una maggiore crescita”.

Gli interessi dell’istituto tedesco

L’Europa ha capito che non può continuare a proporre la ricetta dell’austerity, ma Bruxelles è consapevole anche che l’unico modo per far quadrare i conti è far accettare ai Paesi membri dell’Ue, soprattutto quelli dai debiti alti, “miglioramenti duraturi nella crescita non saranno raggiunti senza le riforme strutturali”. Il messaggio di Folkerts-Landau, detto in altri termini, può sonare come una specie di minaccia: dato che l’Italia è spacciata, o accetta la riforma del Mes o dovrà far fronte a una crisi dai risvolti incerti. Tra l’altro non stupisce che sia proprio la Deutsche Bank a fregarsi le mani di fronte alla prospettiva di una ipotetica modifica del Mes. Già, perché la Germania e la Francia, attraverso questo fondo, sperano di accollare i debiti dei loro istituti agli altri Paesi europei. Sia chiaro, in nome dell’Unione Europea.