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Il mercato petrolifero mondiale può salvare Riad

Tempi duri per la prospera Arabia Saudita: l’agenzia di racing Moody’s ha tagliato l’outlook di Riad, che è passato da stabile a negativo, a causa del crollo del prezzo del petrolio e delle incertezze su come il governo del Paese...
Arabia Saudita (La Presse)

Tempi duri per la prospera Arabia Saudita: l’agenzia di racing Moody’s ha tagliato l’outlook di Riad, che è passato da stabile a negativo, a causa del crollo del prezzo del petrolio e delle incertezze su come il governo del Paese riuscirà a compensare le perdite ed a stabilizzare il debito nel medio termine. Il Ministro delle Finanze Mohammed al-Jadaan ha reso noto che Riad dovrà “tagliare drasticamente” le spese e che gli effetti della crisi dovuta al coronavirus inizieranno ad essere percepiti nel secondo trimestre del 2020. Secondo le stime del Mitsubishi UFJ Financial Group, una holding di banche con sede in Giappone, il Prodotto Interno Lordo saudita si dovrebbe contrarre del 3.2 per cento nell’anno in corso, la peggiore performance dal 1999 mentre il debito pubblico dovrebbe crescere fino a raggiungere il 31.6 per cento del Pil (livello più alto dal 2005) e le riserve valutarie dovrebbero crollare.

Luci ed ombre

Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che l’economia saudita crescerà del 2.9 per cento nel 2021 in quello che dovrebbe essere un vero e proprio rebound. Questa previsione presenta, però, ampi margini di incertezza dato che non è ancora chiaro quale sarà l’andamento della pandemia mondiale e se gli sforzi di contenimento saranno efficaci nel ridurne la durata.

Il Ministero delle Risorse Umane e dello Sviluppo Sociale ha annunciato che le compagnie private potranno tagliare gli stipendi fino al 40 per cento e procedere a licenziamenti a causa dell’impatto della pandemia. Il taglio dei salari dovrà accompagnarsi ad una riduzione proporzionale dell’orario di lavoro ed i datori di lavoro avranno tre opzioni per gestire la situazione: proporre un congedo retribuito in seguito tagliare lo stipendio ed infine il congedo non retribuito ma con il consenso del lavorante. Non mancano, però, i segnali positivi: l’Arabia Saudita è riuscita a non perdere posizioni sul mercato petrolifero mondiale ed in particolare su quello asiatico. Il Paese ha potenziato le vendite all’India nel mese di aprile, ha raddoppiato l’export verso la Cina mentre quello verso gli Stati Uniti ha raggiunto il milione di barili al giorno, il livello più alto dall’agosto del 2018. La compagnia statale Saudi Aramco ha tagliato i prezzi di vendita nel mese di aprile riuscendo così a superare i rivali ed ha offerto ribassi ancora maggiori verso l’Asia nel mese di maggio.

Le prospettive

Il futuro dell’Arabia Saudita appare incerto e ciò potrebbe riflettersi sulla stabilità della regione del Golfo e del Medio Oriente: l’instabilità in Yemen, la rivalità con Teheran ed Ankara ed il terrorismo interno potrebbero infatti acuirsi qualora l’auspicato rebound dell’economia non abbia luogo nei tempi e nei modi previsti. Il Principe Ereditario Mohammad bin Salman Al Sa’ud, già criticato da alcuni esponenti della comunità internazionale per la vicenda dell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, dovrà impegnarsi per continuare ad esercitare uno stretto controllo sulle vicende del Regno e per evitare che si levino voci di dissenso ai vertici del potere e tra la popolazione della nazione. I tagli dei salari potrebbero infatti generare malcontento ed insoddisfazione ed alimentare un certo scetticismo tra categorie sempre più ampie dei sudditi sauditi.





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