Quindici Paesi asiatici e del Pacifico hanno firmato un mega accordo commerciale che vale il 30% del pil mondiale. Si chiama Partenariato regionale economico comprensivo (Rcep), include i dieci membri dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), oltre a Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, e si presenta come il più grande accordo di libero scambio al mondo. La fumata bianca è tanto storica quanto importante per due aspetti.

Primo: il Rcep copre un’area che vale un terzo dell’attività economica globale. Secondo: anche se stiamo parlando di un patto meno approfondito rispetto al Partenariato trans-pacifico (Tpp), stracciato da Donald Trump nel 2016, stiamo comunque parlando di un’intesa che porterà a dazi più bassi negli scambi commerciali tra i firmatari. “Dopo otto anni di negoziati lacrime e sangue, siamo finalmente arrivati al momento di chiudere l’accordo”, ha scritto in un comunicato il ministro del Commercio della Malesia, Mohamed Azmin Ali. I firmatari sperano che l’intesa possa favorire la ripresa delle economie regionali dopo la crisi legata alla pandemia di coronavirus. “I nostri Paesi hanno scelto di aprire i rispettivi mercati invece di ristabilire misure protezioniste in questi tempi difficili”, ha aggiunto il ministro malesiano.

Chi sono i firmatari e perché è importante

Cina, Giappone e Corea del Sud sono i pezzi pregiati dell’accordo. Che include anche Australia e Nuova Zelanda, oltre ai dieci Paesi dell’Asean. Ovvero: Vietnam, Cambogia, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos. Come detto, il patto rappresenterà il 30% dell’economia e della popolazione globale. Raggiungerà inoltre 2,2 miliardi di consumatori.

Tra i punti dell’intesa, ha sottolineato il Ministero delle Finanze cinese, troviamo l’eliminazione di varie tariffe (in parte subito, in parte nel giro di una decina di anni). Le regole comprendono quindi tematiche specifiche, tra cui gli investimenti, il commercio dei beni, quello elettronico, la proprietà intellettuale e gli appalti pubblici. Un’intesa del genere è importante non solo per gli effetti economici che genererà, ma anche per alcuni risvolti geopolitici. Per la prima volta le potenze rivali dell’Asia orientale – citiamo Cina, Giappone e Corea del Sud – hanno unito le forze in nome di un obiettivo comune.

Il ruolo della Cina

Ma l’intesa del Rcep è fondamentale anche e soprattutto per la Cina. Innanzitutto il Partenariato regionale economico comprensivo, proprio come la partnership transpacifica (Cptpp), evoluzione del Tpp, non comprende gli Stati Uniti. Detto altrimenti, Washington è stata tagliata fuori da due accordi commerciali che riguardano l’Asia, cioè la regione che può cantare la crescita più grande del mondo. Senza gli americani tra i piedi, Pechino avrà carta bianca per rafforzare la propria posizione nel continente asiatico. E il Dragone si farà avanti sia con quei Paesi con i quali sono in corso diatribe relative al Mar Cinese Meridionale, sia con gli “storici” rivali Giappone e Corea del Sud.

Considerando le dimensioni della Cina, il gigante asiatico si ritroverà in una posizione tale da poter dettare le regole commerciali della regione. Il Rcep, inoltre, aiuterà il governo cinese a ridurre la propria dipendenza dai mercati e dalla tecnologia estera, un obiettivo in linea con l’ultimo piano quinquennale. Dal Partenariato regionale economico comprensivo rimane per ora esclusa l’India, che tuttavia potrà avvalersi di una clausola per entrare più avanti nel blocco. Nuova Delhi si è sfilata dall’intesa spiegando di non poter esporre i propri produttori e i propri agricoltori a una concorrenza estera ancora più agguerrita: a pesare nella decisione sarebbero stati in particolare i timori per l’arrivo di prodotti artigianali dalla Cina e le pressioni delle imprese del settore caseario, preoccupate dalla competitività dei produttori di Nuova Zelanda e Australia. In ogni caso, la firma è anche considerata un successo diplomatico per la Cina, che rappresenta il più grande mercato dell’area e che rivendica il ruolo di “promotore della globalizzazione e della cooperazione multilaterale” a livello globale.