Il Marocco deve riuscire a preservare la propria stabilità

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La Turchia ed il Marocco hanno deciso di rivedere i termini dell’accordo di libero scambio, firmato nel 2004, che lega le due nazioni e che però non ha prodotto relazioni commerciali paritarie e bilanciate. Rabat ha minacciato di abbandonare l’intesa denunciando il fatto che, mentre i prodotti di Ankara hanno invaso il mercato marocchino, i beni esportati dal Marocco hanno incontrato una serie di ostacoli che ne hanno prevenuto la diffusione su larga scala.

Il ministro dell’Industria Moulay Hafid El-Alamy avevo reso noto, poco prima della visita del suo omologo turco Ruhsar Pekcan, che il Paese africano non avrebbe potuto continuare a mantenere in vita l’accordo. Il ministro ha anche riferito che il Marocco perde due miliardi di dollari l’anno a causa dell’intesa e che una sua ristrutturazione dovrà prevedere, tra l’altro, maggiori investimenti turchi a Rabat. L’export di Ankara è cresciuto, nel 2018, del 16 per cento ed ha raggiunto i 2.3 miliardi di dollari mentre il volume complessivo degli scambi commerciali bilaterali si è attestato, nel 2019, a 3 miliardi di dollari.

Un’economia in chiaroscuro

La Banca Mondiale aveva previsto, nel mese di ottobre, che il Prodotto Interno Lordo del Marocco sarebbe cresciuto del 2,7 per cento nel 2019, in leggero decremento rispetto al 3 per cento del 2018 ed al 4,1 per cento del 2017. Le incertezze del settore agricolo non hanno aiutato l’economia a rafforzarsi mentre le buone prestazioni nei settori del tessile, del chimico e dei fosfati e la crescita dei consumi dei privati, sostenuti da salari alti e da una bassa inflazione, si sono rivelate incoraggianti. L’export, invece, si è rivelato poco competitivo mentre il tasso di disoccupazione ha fatto registrare un leggero calo e si è attestato intorno al 9,3 per cento. Le prospettive di crescita per il biennio 2020-2021 sembrano più incoraggianti e dovrebbero raggiungere il 3.3 per cento aiutate, in questo senso, da una maggiore dinamicità dei settori del secondario e del terziario.  Il Marocco non può permettersi di abbandonare un percorso virtuoso che consenta di mantenere tassi sostenuti di crescita: il rischio delle proteste sociali e dell’esacerbarsi del radicalismo islamico, infatti, potrebbe essere dietro l’angolo e un’economia in buona salute è un ottimo antidoto per la prevenzione di turbamenti sociali e politici.

Le prospettive

L’implementazione di politiche in materia di anti-terrorismo è divenuta, sin dal 2003, una delle priorità degli esecutivi del Marocco. In quell’anno, infatti, ebbero luogo i devastanti attentati di Casablanca che vennero ritenuti un vero e proprio “segnale di allarme” in merito ai legami tra le reti terroristiche nazionali ed internazionali. L’adozione della legge 03.03, nello stesso anno degli attentati, si è rivelata particolarmente efficace nello smantellamento di numerose cellule e nella prevenzione di ulteriori attacchi. Rabat, dunque, ha cercato di prevenire il diffondersi del radicalismo islamico all’interno del Paese sebbene, a causa di fattori meramente geografici, il Marocco si trovi a stretto contatto con una regione, quella del Sahel, ormai destabilizzata dalle attività del terrorismo islamico. Gli esecutivi marocchini dovranno continuare a tenere molto alta la soglia di attenzione per evitare che, a causa di possibili negligenze, le reti del radicalismo possano iniziare a moltiplicarsi all’interno del Paese e possano causare danni e problemi di stabilità interna. Una stabilità, quella del Marocco, che costituisce quasi un’eccezione rispetto agli sconvolgimenti sociali ed alle violenze di altri Paesi dell’area.