Molti osservatori sostengono che la crisi globale legata alla diffusione del coronavirus stia in realtà accentuando tendenze già in atto ben prima dell’esplosione della pandemia.

Equilibri geopolitici e modelli economici che sembravano seguire trasformazioni lente nel lunghissimo periodo, sono ora invece messi sotto pressione da una situazione d’emergenza continua. Come scritto in un recente articolo di InsideOver, la geopolitica ai tempi del coronavirus sta seguendo in maniera accelerata le tendenze precedenti: un accentuato isolamento americano, un espansionismo cinese d’azzardo, la crisi sistemica europea e la Russia pronta a esercitare il ruolo di potenza mediatrice nel nuovo ordine multipolare.

In questo nuovo assetto mondiale che si cristallizzerà al termine della crisi, anche i modelli economici ritenuti insuperabili dovranno fare i conti con le nuove tendenze sociali.

La locomotiva d’Europa è in recessione

Analizzando la tendenza autodistruttrice dell’Unione europea non si può prescindere da un’analisi di quella che da molti è considerata ancora la sua locomotiva, ovvero la Germania. Finora, Berlino sembrerebbe essere riuscita meglio di altri stati europei a sostenere la fase di contenimento del virus sia da un punto di vista sanitario che economico.

Il numero di contagiati e morti da coronavirus è infatti inferiore rispetto a Francia, Italia e Spagna. Anche le misure di lockdown sono state più soft rispetto alle tendenze nel resto d’Europa. Nonostante però la tenuta apparente del sistema sanitario, che ha permesso la non imposizione di misure draconiane per le attività produttive, sembra però che i dati economici non confortino la strategia tedesca.

Secondo quanto riportato da Bloomberg infatti “Il lockdown del virus sta spingendo l’economia tedesca verso un record recessivo”. Questo il titolo scelto dal giornale finanziario americano per descrivere una situazione in evidente emergenza.

Nell’articolo si legge poi nello pecifico che: “L’economia tedesca ha subito un crollo più profondo del previsto all’inizio del secondo trimestre a causa delle restrizioni legate al coronavirus che hanno portato a un crollo della domanda. Il PMI tedesco (Purchasing Managers’ Index) ha mostrato che i nuovi affari sono diminuiti maggiormente nella storico della serie, con il declino guidato dai servizi. Ciò riflette il particolare crollo nel settore del tempo libero, delle compagnie aeree, dei ristoranti e degli hotel”.

Il modello export non sopravviverà al coronavirus

Bloomberg parla in maniera specifica di un crollo della domanda come ovvia conseguenza della quarantena. Tuttavia il giornale rimane più vago nello specificare i settori coinvolti, limitandosi a riportare genericamente “tempo libero, compagnie aeree, ristoranti e hotel”. Settori che da soli non potrebbero giustificare un crollo inaspettato che coinvolge invece tutta l’insieme dell’economia tedesca.

Conoscendo tuttavia il modello economico della Germania basato sull’export, possiamo provare a ipotizzare che dietro il crollo repentino degli indicatori economici tedeschi possa più semplicemente nascondersi la caduta verticale della domanda estera. In sostanza, la Germania starebbe perdendo la maggior parte dei suoi clienti, non all’interno del Paese, ma al di fuori. Una situazione che viene confermata dall’Unione delle Camere di Commercio e Industrie tedesche che in una recente nota ha previsto, in maniera ottimistica, un calo del 18% dell’export tedesco nel 2020.

Questi dati non possono che farci ritornare alla riflessione iniziale: ovvero alla constatazione delle tendenze già in atto prima della diffusione del virus. Il modello export della Germania aveva infatti subito nell’ultimo anno le nuove misure attuate dagli Stati Uniti a tutela del mercato americano. Di conseguenza Berlino aveva iniziato a patire già nel 2019 la sua estrema dipendenza dalla domanda estera. Per un Paese fortemente esportatore come la Germania, la perdita di quote di mercato all’estero ha come prima conseguenza la crisi del mercato del lavoro, prevalentemente occupato proprio nelle aziende esportatrici.

Qui Finanza confermava questo trend nello scorso agosto 2019 dichiarando che: “Si deteriora la situazione del mercato del lavoro in Germania, storicamente cavallo di battaglia della maggiore economia europea, a causa della frenata dell’economia tedesca. L’economia tedesca si è contratta dello 0,1% nel secondo trimestre e la Bundesbank ha avvertito che vi sarà una recessione. L’ultima volta che una caduta del genere è stata registrata era il dicembre 2007”.

Il modello tedesco era quindi già in crisi da qualche tempo, dimostrando che la struttura della locomotiva d’Europa era in realtà molto più fragile di come appariva.

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