La lunga maratona negoziale per la scelta dei vertici comunitari si è conclusa in chiaroscuro per il nostro Paese, poco considerato nelle scelte attive che hanno incoronato Christine Lagarde e Ursula von der Leyen, il “volto femminile dell’austerità“, ma che, dati il livello di importanza economica e politica ricoperti, potrà muoversi per designare alcuni suoi rappresentanti ad alti incarichi europei.

Tra questi spiccano un vicepresidente della Commissione, un commissario di peso medio-alto (si pensa la Concorrenza) in materia economica e un membro del direttorio esecutivo della Bce, nomina fondamentale in vista dell’uscita di scena del connazionale Mario Draghi dall’Eurotower, prevista per l’autunno, e l’avvicendamento con la Lagarde.

Il posto da commissario, che secondo accordi successivi alle elezioni europee dovrà essere indicato dalla Lega vincitrice della tornata e approvato dalla maggioranza gialloverde, è ancora in ballottaggio tra una fitta schiera di nomi, tra cui emergono le figure di due esponenti di spicco dei vecchi governi di centrodestra, Giulio Tremonti Domenico Siniscalco, nel caso in cui l’Antitrust europeo divenisse appannaggio di Roma: “Il tributarista di Sondrio non avrebbe problemi nel superare un’audizione che nel caso dell’Italia si annuncia più spinosa che per altri Paesi (Lega e Cinque Stelle sono minoranza al Parlamento europeo) e Siniscalco, anche se non è un esperto di Antitrust, ha il profilo internazionale e le relazioni giuste per il ruolo”, scrive Affari Italiani

La scelta del commissario sarà lunga e tortuosa, complice la necessità di negoziazione in seno alla maggioranza. Lega e Movimento Cinque Stelle, assieme al presidente del ConsiglioGiuseppe Conte,sempre più a suo agio nei vertici europei, e agli apparati politici ed economici dello Stato appaiono invece concordi nel designare la figura adatta a essere nominata alla Bce. Stiamo parlando dell’attuale direttore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta, la cui storia personale e il cui curriculum danno garanzia di assoluta affidabilità. Il 60enne economista romano ha coronato con la nomina a direttore generale, avvenuta nel maggio scorso, una carriera in Banca d’Italia iniziata nel lontano 1985, ed è figura gradita sia all’esecutivo italiano che agli omologhi comunitari, che lo conoscono e ne apprezzano le qualità.

Panetta, scrive Il Tempo, “frequenta i vertici della Bce da quando era soltanto un dirigente intermedio che, però, l’ allora Governatore, Antonio Fazio, aveva scelto come ‘accompaying person’ alle riunioni del Consiglio direttivo avendo presente che gli altri Governatori erano accompagnati da Vice Governatori o da Direttori generali”. Inoltre, “rapporti sviluppati, negli anni, nei gruppi di lavoro dell’ Istituto di Francoforte, i saggi scritti e la molteplicità delle relazioni internazionali nel campo bancario e finanziario sono stati coronati, poi, con la nomina nel Supervisory Board della Vigilanza unica nel quale Panetta ha dato prova di particolari capacità unitamente alla difesa, contro sottovalutazioni e soluzioni insostenibili, degli interessi nazionali non in contrasto con quelli europei”.

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha elogiato ampiamente la difesa che Panetta ha compiuto, a Francoforte come a Bruxelles, delle ragioni delle banche italiane nello scontro sulle linee guida della Bce a proposito degli accantonamenti per far fronte ai crediti deteriorati, e anche l’attuale Vigilanza della Bce guidata da Andrea Enria non lesina mai di cercare la sua opinione o i suoi consigli su questioni d’indirizzo strategico. Per la tutela dell’interesse economico-finanziario nazionale la nomina di Panetta appare funzionale e apprezzabile, e l’unico vincolo alla sua scelta è legata al timore di aprire un nuovo fronte interno alla Banca d’Italia in caso di vacanza del posto che lo storico funzionario lascerebbe libero spostandosi a Francoforte. Panetta è stato il nome della tregua tra il governo Conte e il board di Bankitalia presieduto da Ignazio Visco. In una fase in cui le banche italiane necessitano di una leadership autorevole, tuttavia, il rischio di un nuovo dibattito volto a trovare la nomina interna ideale vale certamente l’opportunità di avere una voce autorevole in Europa capace, soprattutto, di condizionare l’azione di una vigilanza in passato troppo severa col nostro sistema creditizio. Fabio Panetta appare l’uomo giusto al momento giusto.