Nella periferia orientale del Vecchio Continente stanno per essere inaugurati i cantieri di un mastodontico progetto energetico legato all’idrogenizzazione delle industrie e delle economie dell’Unione europea: il corridoio transdanubiano “Idrogeno Verde – Danubio Blu“.

Il piano

Bucarest ospiterà un importante vertice nella giornata del 29 marzo. L’evento, che già si preannuncia storico, avrà luogo presso la sede centrale di Hidroelectrica, l’azienda-guida nella produzione di energia elettrica in Romania, e vedrà la partecipazione di rappresentanti del Ministero dell’Energia e di Fondul Proprietatea, la società per azioni e d’investimento ufficiale del governo romeno.

Le parti si riuniranno per discutere – e approvare – un memorandum d’intesa recentemente concordato tra Hidroelectrica e Verbund AG, il principale rifornitore di elettricità dell’Austria, riguardante la realizzazione di un ambizioso progetto energetico denominato “Idrogeno Verde – Danubio Blu” (GHBD, Green Hydrogen Blue Danube).

Il progetto rientra nell’ambito più esteso della grande strategia dell’Ue per la transizione verde e vedrà “la produzione di idrogeno verde mediante elettrolisi dell’acqua su larga scala in Romania” che, successivamente, verrà trasportato “sul Danubio agli utenti dei Paesi del Programma Transnazionale Danubio (DTP, Danube Transnational Programme), come Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Slovacchia, Montenegro, Serbia, Moldova e Ucraina“.

Sullo sfondo della, e in simultanea alla, produzione di idrogeno verde, Hidroelectrica vorrebbe trasformare il petrolio in gas-idrogeno per scopi commerciali, ovverosia venderlo alla suscritta ed ampia platea di consumatori.

Bucarest, capitale della rivoluzione dell’idrogeno

La centralità della Romania all’interno del GHBD è data dal fatto che, per ragioni infrastrutturali – possiede una delle reti di trasporto e stoccaggio energetico più fitte ed avanzate d’Europa – e naturali – è il secondo produttore di gas del continente e presenta abbondanti risorse idriche, dal Danubio al Mar Nero –, ha il potenziale innato (e, al momento, unico) di guidare la rivoluzione dell’idrogeno europea.

Bucarest, in sostanza, ha la geografia e le infrastrutture, che, però, vanno incanutendosi, e, come se ciò non bastasse, è priva dei mezzi umani ed economici necessari a capitalizzare il proprio potenziale. Ed è qui, nel paragrafo tecnico e monetario, che è entrata in gioco l’influente Verbund AG, la quale ha saputo cogliere con prontezza il momento della transizione energetica, fiutando l’enorme affare rappresentato dal GHBD.

Cinquanta sfumature di idrogeno

Ma che cosa significa idrogeno verde? Gli esperti classificano l’idrogeno in base alla maniera in cui viene estratto dalle molecole che lo combinano. Ad ogni tipo di idrogeno sono associate determinate proprietà inquinanti e climalteranti, perciò si distingue fra grigio, blu e verde, anche se le tonalità sono molteplici e variano dal nero al viola.

Nel caso in questione, ossia il verde, viene definito dall’Enel come “l’unico idrogeno sostenibile al 100%” in quanto “ottenuto mediante l’elettrolisi dell’acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità da fonti rinnovabili”. Scritto altrimenti, in un linguaggio accessibile ai profani, l’idrogeno verde non è inquinante e rappresenta un’alternativa valida, efficiente ed economica – a condizione di investire in ricerca e sviluppo – ai combustibili fossili.

Oramai largamente considerato il Gradalis Sanctus della transizione da un sistema energetico climalterante ad uno su misura dell’ambiente, l’idrogeno verde sta venendo messo al centro delle strategie trasformative di un numero crescente di nazioni, dall’Australia al Portogallo, e ricopre un ruolo-chiave anche all’interno del cosiddetto “Green Deal europeo“, il piano dell’Ue per il raggiungimento della neutralità del carbonio (carbon neutrality) entro il 2050.