Dietro il contratto da 320 milioni di euro firmato da Leonardo con Abu Dhabi Ship Building (ADSB), controllata del gruppo emiratino EDGE, non c’è soltanto una grande commessa militare. C’è soprattutto la fotografia di come sta cambiando la sicurezza nel Golfo Persico: meno centralità delle grandi flotte oceaniche, più peso a software, radar, sensori, interoperabilità e supporto tecnologico permanente. L’accordo riguarda la fornitura di sistemi di combattimento navali destinati agli otto pattugliatori Offshore Patrol Vessel (OPV) FALAJ 3 ordinati dal Kuwait nell’ambito del programma “Al Dorra”. Formalmente si tratta di navi leggere. Strategicamente, invece, rappresentano piattaforme digitali integrate pensate per operare in uno degli spazi marittimi più instabili del pianeta. Il Golfo Persico è infatti un ambiente operativo compresso, dove la distanza tra infrastrutture energetiche, rotte commerciali e aree di crisi è minima. In questo contesto, la superiorità non dipende più dalla dimensione della nave, ma dalla capacità di vedere prima, classificare più rapidamente le minacce e reagire in tempi ridotti.
Kuwait, Iran e Hormuz: la geografia della vulnerabilità
Il Kuwait occupa una posizione delicata. È affacciato sull’estremità nord-occidentale del Golfo, vicino all’Iraq e relativamente esposto alla pressione strategica iraniana. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, gli attacchi contro tanker e infrastrutture energetiche, la proliferazione di droni e missili antinave hanno trasformato la sicurezza marittima in una priorità esistenziale per le monarchie del Golfo. Non è un caso che le marine regionali stiano investendo soprattutto in capacità di sorveglianza, difesa di punto e protezione delle rotte energetiche. Le piattaforme leggere ma altamente integrate risultano più adatte rispetto alle grandi unità tradizionali a contrastare minacce asimmetriche, barchini esplosivi, sciami di droni e missili a corto raggio. In questo scenario, l’Italia rafforza il proprio ruolo come fornitore di tecnologie ad alto valore aggiunto, evitando di competere sul terreno quantitativo dominato dagli Stati Uniti.
Il vero valore: il “cervello” elettronico delle FALAJ 3
La parte più importante della commessa non è lo scafo delle navi, ma il loro sistema nervoso digitale. Leonardo fornirà infatti il Combat Management System (CMS) ATHENA, il radar KRONOS Naval HP e il cannone SUPER RAPIDO da 76 mm con munizionamento guidato STRALES. Il CMS rappresenta il centro operativo della nave: integra radar, sensori, armamenti e catena decisionale in un’unica architettura software. In pratica, è il sistema che consente all’unità di individuare una minaccia, valutarla e reagire in pochi secondi. Il radar KRONOS Naval HP aumenta le capacità di scoperta e tracciamento, mentre il sistema STRALES consente di migliorare l’efficacia contro bersagli veloci e manovranti, inclusi droni e missili antinave. Questo spiega perché il contratto abbia una valenza geopolitica molto superiore rispetto al valore economico nominale. Chi controlla software, integrazione e aggiornamenti mantiene infatti un rapporto strutturale con il cliente per decenni.
La strategia italiana: esportare integrazione, non solo armamenti
Per l’Italia il Golfo rappresenta ormai una direttrice strategica sia economica sia geopolitica. Leonardo e Fincantieri hanno costruito negli anni una presenza credibile nel settore navale, elettronico e aerospaziale, puntando soprattutto sull’integrazione tecnologica. Il caso kuwaitiano conferma questa impostazione. Roma non compete con Washington sul piano della proiezione militare globale né con Parigi su quello politico-diplomatico nel Golfo. Tuttavia, può conquistare spazi attraverso la filiera industriale della difesa. La collaborazione tra Leonardo e ADSB dura da oltre vent’anni e ha già portato alla realizzazione di circa trenta unità navali. Ora il salto di qualità potrebbe arrivare con la joint venture annunciata tra Leonardo ed EDGE Group, prevista operativa dal 2026. L’accordo prevede che il gruppo emiratino detenga il 51% della nuova società e Leonardo il 49%, con attività che spaziano dalla progettazione alla produzione locale, fino alla formazione del personale e alla gestione della proprietà intellettuale.
Difesa e diplomazia: il modello del Golfo
Nel Golfo Persico la difesa è sempre più diplomazia industriale. Gli Stati della regione vogliono continuare ad acquistare tecnologia occidentale, ma pretendono anche trasferimento di competenze, formazione e capacità produttive locali. EDGE rappresenta esattamente questa ambizione emiratina: trasformare gli Emirati Arabi Uniti in un hub regionale della difesa capace di integrare tecnologie europee e venderle all’intera area GCC. Per Leonardo, entrare stabilmente in questo ecosistema significa ottenere non solo contratti, ma accesso permanente a un mercato strategico in crescita. Il punto decisivo è che i sistemi navali moderni non terminano il loro ciclo economico con la consegna. Richiedono aggiornamenti software, manutenzione, cybersecurity, addestramento degli equipaggi e supporto logistico continuo. È qui che nasce la vera influenza geopolitica.
Il legame militare tra Roma e Kuwait
La cooperazione tra Italia e Kuwait non si limita alla componente navale. Nel 2016 il Kuwait ha acquistato 28 Eurofighter Typhoon prodotti da Leonardo, mentre nel 2024 è stato rinnovato l’accordo triennale tra Aeronautica Militare italiana e Kuwait Air Force per addestramento, guerra elettronica e supporto operativo. L’Italia mantiene inoltre una presenza militare stabile nella base di Ali al Salem, dove operano circa 320 militari italiani insieme a velivoli MQ-9A Predator ed Eurofighter del Task Group “Typhoon”. La base svolge attività di sorveglianza, raccolta dati e cooperazione con le forze irachene nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo jihadista e per la stabilizzazione regionale. Questo intreccio tra presenza industriale e presenza militare rende il rapporto con il Kuwait particolarmente strategico per Roma.
Il rischio escalation e la corsa regionale agli armamenti
Resta però un elemento di rischio. Il rafforzamento navale del Golfo avviene in un momento di forte instabilità regionale. La pressione iraniana, le tensioni sul Mar Rosso e gli attacchi contro infrastrutture energetiche stanno accelerando la militarizzazione dell’area. In questo quadro, anche sistemi formalmente difensivi possono essere percepiti come parte di una corsa agli armamenti tecnologici. Per l’Italia la sfida sarà quindi mantenere un equilibrio delicato: rafforzare la propria industria della difesa senza apparire come attore destabilizzante in una delle aree più sensibili del pianeta. Perché il vero significato del contratto Leonardo-Kuwait non sta nei 320 milioni di euro. Sta nel fatto che, nel Golfo del XXI secolo, il potere non passa più soltanto dalle navi. Passa soprattutto dai dati, dai radar, dai software e dalla capacità di restare dentro il sistema operativo della sicurezza regionale.