La polemica sul Fondo salvastati inchioda Giuseppe Conte, accusato di aver avallato una riforma per cambiare il Mes, cioè il Meccanismo europeo di stabilità, senza aver avvisato il parlamento. L’indiscrezione ha provocato le ire dell’opposizione, a cominciare da Matteo Salvini, che in una diretta Facebook si è scagliato contro l'”Avvocato del popolo”: “Pare che Conte abbia firmato, di nascosto, magari di notte, un accordo in Europa per cambiare il Mes. Vogliamo chiedere a lui e all’ex ministro Tria se, senza l’autorizzazione del Parlamento e della Lega che era alleato di governo, abbiano dato l’ok dell’Italia, e sarebbe alto tradimento, per trasformare il Fondo salva-Stati in un fondo ammazza-Stati”.

Il leader leghista rincara poi la dose, sottolineando i rischi per il popolo italiano derivanti da un simile accordo e arrivando addirittura di parlare di galera per alto tradimento per lo stesso Conte: “Sarebbe un’enorme fregatura per il popolo italiano e i risparmiatori. Rischia di essere un crimine nei confronti di lavoratori e risparmiatori. Se qualcuno ha firmato lo dica adesso, si ponga rimedio prima che sia troppo tardi. Altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori il posto giusto è la galera. Questa non è una battaglia politica, è una battaglia di trasparenza, democrazia e libertà. Da oggi chiederemo al momentaneo signor Conte se lui o qualche ministro abbia messo la testa degli italiani sul tavolo in cambio di qualcos’altro. Non lasceremo passare sotto silenzio questa vicenda, andremo fino in fondo”.

Il Fondo salvastati: un’arma a doppio taglio

Ma cosa è successo veramente? Facciamo qualche passo indietro. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, lo scorso giugno Conte ha avallato la riforma del Fondo salvastati senza dare alcuna comunicazione al parlamento. Il Fondo salvastati, meglio noto come Meccanismo europeo di stabilità (Mes), è uno strumento nato nel 2012 per mobilitare le risorse economiche da mettere a disposizione per quegli Stati membri dell’Eurozona in difficoltà finanziaria. Questo in linea teorica, perché il problema è che il Mes è in realtà un’arma a doppio taglio: i governi in difficoltà possono aggrapparsi al salvagente lanciato “dall’alto”, ma in cambio devono poi attuare una serie di rigidissimi programmi macroeconomici. Il fondo concede prestiti e acquista titoli sul mercato primario, ma quello che chiede in cambio spesso non è sostenibile per gli stessi Stati in panne. Che rischiano così di implodere del tutto. Anche perché chi riceve l’aiuto e non restituisce quanto prestato, va incontro a pesanti interventi sanzionatori. Il Mes è gestito dal Consiglio dei governatori, costituito, tra le altre figure, dai ministri finanziari dell’area euro. Le sue capacità economiche sono costituite da oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi del vecchio Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), pari a circa 250-300 miliardi.

Il giallo di Conte

Se davvero Conte ha avallato la riforma del Fondo salvastati senza avvisare il parlamento, l’Italia potrebbe presto incorrere in vari rischi. Il primo e più pericoloso è che il nostro Paese si trovi costretto a versare ulteriori denari (non si parla di milioni, ma di decine di miliardi di euro), senza avere la certezza di poter mai utilizzare lo stesso Mes nel caso in cui dovesse finire a gambe all’aria. La riforma del Mes mira a trasformare il fondo in una specie di meccanismo di stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani, rendendo automatiche le procedure per ricorrere agli aiuti dello stesso fondo. L’Italia cosa ci guadagna da una simile riforma del Fondo salvastati? Niente, perché Roma, qualora dovesse perdere l’accesso al mercato, dovrebbe essere sottoposta a un’analisi di sostenibilità del debito e non potrebbe attingere al Mes. La mossa di Conte non sembra quindi avere alcun senso. Oltre a Salvini, anche Giorgia Meloni ha puntato il dito contro il premier: “Il Mes si trasformerà in un super Troika onnipotente che avrà come unico scopo quello di agire nell’esclusivo interesse della speculazione finanziaria”. Non certo per quello italiano.

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