Il Genius Act passa al Senato Usa e ora affronterà la sfida della Camera dei Rappresentanti per capire se Washington sarà la prima grande potenza a normare le stablecoin, quella forma di asset digitali ancorati a un sottostante fisico, criptovalute meno volatili dei tradizionali Bitcoin. La legge, acronimo di Guiding and Establishing National Innovation for US Stablecoins Act, mira a normare la possibilità che gli operatori finanziari lancino stablecoin, a fornire requisiti di sicurezza per i consumatori e ad espandere un mercato su cui il presidente Donald Trump punta molto. Passata con un voto bipartisan, ora è attesa dallo scoglio della Camera, dove tra sinistra democratica e libertari del Partito Repubblicano non avrà vita facile.
Il Genius Act, nota la Cnbc, “stabilisce le misure di sicurezza per il settore, tra cui il pieno supporto delle riserve, verifiche mensili e la conformità alle normative antiriciclaggio” e “apre inoltre le porte a una gamma più ampia di emittenti, tra cui banche, fintech e grandi rivenditori al dettaglio che desiderano lanciare le proprie stablecoin o integrarle nei sistemi di pagamento esistenti”.
Si consentirà agli operatori di emettere stablecoin ancorate al dollaro evitando però a coloro che si presentano come operatori tecnologici puri, non integrati col sistema finanziario, di emettere questi asset, il cui mercato è per il 99% ancorato negli Usa alla fluttuazione di valore del dollaro e vale 238 miliardi di dollari, una cifra che Scott Bessent, segretario al Tesoro, ritiene possa crescere di otto volte nel prossimo decennio.
Il dato interessante della legge è che oltre a garantire una normativa certa nel mondo “cripto”, apre a un potenziale sbocco della questione del debito americano tanto discussa in sede di imposizione di dazi commerciali e di politica macroeconomica. Come fatto notare da Investopedia, infatti, il Genius Act prevede che le società emittenti dovranno mantenere una copertura finanziaria di asset per garantire l’emissione di stablecoin. Tale copertura potrà essere fatta solo con un paniere ristretto di prodotti, come il dollaro stesso, che può uscirne rafforzato, ma anche di titoli di debito a breve termine.
La Banca dei Regolamenti Internazionali ritiene che questo processo può appiattire al ribasso la curva dei rendimenti del debito pubblico, e questo rende strategica la mossa del Genius Act. Non a caso già ora molti colossi si muovono usando il debito pubblico Usa come leva. Un caso noto è quello di Tether, la società guidata dagli italiani Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini con sede legale in El Salvador, nota per la sua vicinanza al mondo trumpiano e per il recente ingresso nel capitale della Juventus di John Elkann, che è entrata saldamente nella classifica dei primi quindici detentori di debito Usa al mondo, contando soggetti privati e statuali, proprio cercando un sottostante per le sue stablecoin.
Nonostante nel mondo degli investitori si parli del fatto che Tether, basata in El Salvador, potrebbe subire grandi pressioni regolatorie, è pur vero che il Genius Act sdoganerebbe il sistema di cui è tra i leader. Come nota CoinDesk, il gruppo di Ardoino e Devasini “sta valutando una stablecoin derivata con sede negli Stati Uniti che potrebbe essere completamente regolamentata a livello nazionale”. La strategia del governo Usa è di plasmare l’alleanza tra Stato e mercato facendo sì che l’anima libertaria dei cripto-entusiasti si saldi con la difesa del debito. Saprà questa manovra poco ortodossa diventare legge? La palla passa alla Camera dei Rappresentanti. Ultimo scoglio per una legislazione dirompente che mostra il mondo nuovo della finanza.
Le nuove partite finanziarie, tecnologiche, industriali e commerciali plasmano i rapporti tra potenze e anche le grandi multinazionali diventano, anno dopo anno, soggetti sempre più “geopolitici”. Queste interazioni sono oggetto del nostro studio e del nostro lavoro di approfondimento. Per consentirgli di rafforzarsi, abbonati e schierati fianco a fianco con InsideOver!
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