Dopo il crollo del prezzo del petrolio delle scorse settimane, col greggio texano Wti che è arrivato a essere quotato con valori negativi, anche il gas naturale sui mercati europei potrebbe presto finire sotto zero, a seguito di dinamiche preoccupanti riguardanti l’evoluzione della domanda.

Come spiega Il Sole 24 Ore, “sul principale hub – il Ttf olandese – il combustibile è arrivato a scambiare vicino a 2 euro per Megawattora al Ttf, perdendo due terzi del valore rispetto ai livelli già molto depressi di un mese fa”. Nel contesto del caldo maggio europeo una giornata di generale sereno, caldo e con un vento moderato sul Nord del continente potrebbe ridurre la quota del gas nel mix energetico quotidiano, a scapito delle rinnovabili, a un livello tale da giustificare un prezzo in negativo. L’effetto si fa sentire anche sull’importazione di gas naturale statunitense: 45 carichi di Gnl previsti in spedizione per il mese di luglio dai terminali di export Usa sono stati cancellati dai clienti nelle ultime settimane, e questo potrebbe mettere a repentaglio la strategia energetica di Washington, sul cui mercato i prezzi del gas sono doppi rispetto che oltre Atlantico.

Per il mercato del gas europeo un prezzo in negativo sarebbe un evento pronto a ripetersi dopo quindici anni, da quando nel 2006 un eccesso di offerta in rapporto alle disponibilità di stoccaggio tra Gran Bretagna e Norvegia causò un improvviso scivolamento. E come successo col greggio nelle scorse settimane, è propria la completa soddisfazione della capacità di stoccaggio a esser la prima fonte delle fibrillazioni sui prezzi: in Europa circa il 70% della capacità è già utilizzata, data la domanda anemica legata alla crisi del coronavirus e alle dinamiche stagionali, e nelle prossime settimane potrebbe non doversi escludere un’ulteriore saturazione.

Il gas naturale subisce fibrillazioni di natura diversa rispetto a quelle che caratterizzano il petrolio, in cui si fa sentire con maggior peso l’influenza dei cartelli internazionali e dei singoli, grandi produttori come Arabia Saudita, Russia e Usa. Il mercato del gas è caratterizzato dalla possibilità per molti produttori di giocare con flessibilità sui prezzi: Equinor, colosso norvegese che fornisce oltre un quinto del gas al mercato europeo, può stare ad esempio sul mercato con prezzi ben inferiori ai 2 euro oggi in negoziazione e le correzioni alla produzione possono esser fatte con maggior flessibilità e in maniera più indipendente rispetto a quanto avviene col greggio. Non a caso, non solo i produttori Usa stanno conoscendo un calo del giro d’affari in Europa: anche Equinor e la russa Gazprom stanno gradualmente riducendo le forniture e la produzione, sperando che la fase di crisi più dura passi presto.

Fuori dal Vecchio Continente, sottolinea il Sole, è stato il Qatar a lanciare un guanto di sfida per una possibile competizione sui prezzi. “Nemmeno per idea ridurremo la produzione, siamo i produttori di Gnl con i costi più bassi”, ha dichiarato Saad al-Kaabi, ministro dell’Energia e amministratore delegato di Qatar Petroleum, facendo inoltre notare che uno sconto sui prezzi da parte di Doha per difendere la quota di mercato è “qualcosa che si potrebbe fare”. Questo potrebbe spingere ancora più in basso i prezzi sul mercato europeo: come reagiranno i Paesi produttori del Vecchio Continente e come si muoverà, soprattutto, la Russia che dopo essersi consolidata nella “guerra fredda del gas” con Washington rischia la sfida da parte dell’emirato mediorientale? Risulta sostenibile per Mosca una nuova guerra sui prezzi dopo quella sostenuta coi sauditi sul petrolio? L’incertezza regna sovrana. Chi potrà mediare per evitare una guerra  sarà la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, Paese di transito del gasdotto “russo” TurkStream e solida alleata geopolitica di Doha. Le grandi questioni internazionali e le dinamiche dell’energia, nel quadrante euro-mediterraneo, si incrociano sempre. E la risposta alle prime passa inevitabilmente per la comprensione delle seconde.

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