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Giuseppe Conte aveva sconfessato la loro linea già due anni fa, incontrando Donald Trump alla Casa Bianca nel luglio 2018, ma è quantomeno simbolo della natura scivolosa delle prese radicali di posizione in politica il fatto che il governo guidato dalla maggioranza del Movimento Cinque Stelle sia in carica mentre prendono il via ufficialmente le attività del gasdotto Tap che trasporta in Europa e Italia il gas azero. Così come è ironico pensare che il governo giallorosso abbia considerato salvifica la tenuta del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano contro la coalizione di centrodestra, per poi presiedere all’inaugurazione di un’opera che, in asse con M5S, l’ex sindaco di Bari ha fortemente osteggiato.

L’Italia si inserisce nel Southern Gas Corridor e Roma vi partecipa con l’entrata in azione del terminal di Melendugno in Puglia, concludendo un percorso costellato da costosi e imponenti lavori per la realizzazione del tratto di collegamento con la Grecia nel quadro di un’opera dal valore di 4 miliardi di euro, di cui 400 milioni di euro spesi nel solo Salento. Giovedì 31 dicembre le molecole dell’oro blu dei giacimenti del Mar Caspio hanno preso per la prima volta la direzione dell’Italia, collegandosi con la rete Snam della Puglia e avviando un primo test di mercato che dall’estate prossima si amplierà con la ricerca dell’ampliamento della capacità fino a 20 miliardi di metri cubi all’anno. E una grande lezione di realismo politico è che queste svolte possono avvenire anche nel contesto di forze politiche divergenti quando inserite nel quadro complesso di scenari internazionali la cui evoluzione è da monitorare costantemente.

Il governo guidato dal partito dei No-Triv, dei castratori dell’offshore energetico nazionale e sostenuto da un Partito Democratico che si è dimostrato incapace di controbilanciare l’anti-industrialismo in ambito energetico dei pentastellati, ed è stato ambiguo sul tema gas si troverà dunque a gestire la diversificazione delle fonti del sistema-Paese. E il rafforzamento dei legami con un attore, l’Azerbaijan, che sarà sempre più presente sui mercati energetici europei. E coltiva con Roma solide relazioni economiche. Il Tap, del resto, è un’opera tutt’altro che risolutiva per cambiare le carte in tavola della sete energetica dell’Italia: ma per un Paese in perenne bolletta energetica è un punto di partenza per rafforzare il discorso pubblico e politico sulla necessità di puntare il più possibile sul gas naturale nel quadro del mix energetico nazionale.

Progetto di interesse comune nel quadro comunitario, visto tutt’altro che di cattivo occhio dagli Usa ma non ritenuto minaccia esistenziale nemmeno da quella Russia che nell’ottica di Washington doveva essere bersaglio di una complessa strategia euromediterranea dei gasdotti, il Tap può rafforzare il potenziale nazionale di trasporto e stoccaggio e il ruolo dell’Italia di hub gasiero.  Per Luca Schieppati, managing director Tap, che ha parlato con Il Sole 24 Ore, quella del 31 dicembre è stata “una giornata storica per il nostro progetto, per i Paesi che ci ospitano e per l’intero settore energetico europeo. Tap – afferma Schieppati – è ora parte integrante della rete di distribuzione del gas del continente e contribuisce significativamente alla transizione energetica in atto”.

Una parziale consolazione, per l’Italia, dopo l’occasione persa di South Streamcancellato per le frizioni tra Russia e Occidente, e dopo che altri progetti nel Mediterraneo (TurkStream e EastMed) non sembravano pienamente convergente agli interessi dell’Italia. Ma anche la base di importanti riflessioni sul futuro impianto della politica energetica nazionale e sulla contraddittorietà dell’azione dell’attuale governo. Perché accettare il realismo e le sue conseguenze sul dossier Tap negandolo invece laddove si tratta di valorizzare industrie e output nazionale? Perché non pensare in un insieme organico mosse e manovre future? Le politiche energetiche devono essere estremamente pragmatiche, mai improntate a questioni ideologiche di base, specie quando esse afferiscono a un ambientalismo superficiale e non realizzabile nei fatti come nel caso del bando alle trivelle. Quella energetica è una partita complessa di valenza europea e mediterranea e l’Italia deve giocarla con forza e razionalità. Puntando a diversificare le fonti, fare del gas un volano di sviluppo e occupazione (nel consorzio Tap, ad esempio, Snam ha il 20%) e guardare oltre le contingenze politiche di breve periodo. Esercizio difficile per la scollata coalizione giallorossa.

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