Il governo francese ha definitivamente alzato il muro dell’interesse nazionale portando al naufragio definitivo l’annoso processo di acquisizione dei cantieri navali ex Stx di Saint Nazaire da parte di Fincantieri. I timori espressi dal Senato francese per la difesa degli asset nazionali e della manifattura navale interna e legati ai presunti rischi derivanti dai legami “cinesi” di Fincantieri sono chiaramente pretestuosi se pensiamo al fatto che il governo di Emmanuel Macron, parimenti, non abbia avuto alcuna remora ad accelerare la cooperazione tra l’azienda triestina e la sua controllata Naval Group nel contesto del consorzio joint venture Naviris, operativo da circa un anno.

Il gruppo operativo nel settore della costruzione di naviglio ad uso militare ha fissato la sua sede operativa a Genova e presenta un’amministrazione italo-francese avendo alla presidenza l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, e alla guida operativa come ad il transalpino Claude Centofanti. E nella messa a terra delle azioni pratiche Fincantieri e Naval Group, che chiaramente in alcune gare competono indipendentemente, stanno cercando la massima sinergia possibile, avendo iniziato ad ottenere commesse di prima grandezza.

Di grande interesse per Naviris è il programma European patrol corvette (Epc), entrato all’intero della cooperazione strutturata permanente (Pesco) dell’Unione europea, fortemente sponsorizzato dalla Francia macroniana. “Coordinato dall’Italia e comprendente ad oggi, Francia, Spagna e Grecia (con il Portogallo come osservatore), il programma Epc costituisce uno sforzo fondamentale per affermare Naviris come ‘design authority navale’ sulla scena internazionale” ha sottolineato Analisi Difesa. Alla medesima testata il Chief Operating Officer di Naviris, l’ingegnere Enrico Bonetti, ha sottolineato che il programma Epc sarà, nelle intenzioni di Naviris, collegato ai fondi strategici destinati dall’Unione Europea ai primi, embrionali programmi di difesa comune europea.

L’Organizzazione europea per la cooperazione in materia di armamenti (Occar) ha poi affidato a Naviris dei contratti per il consolidamento delle prospettive e della vita operativa dei cacciatorpediniere di classe Orizzonte, due dei quali (Andrea Doria e Caio Duilio) assegnati all’Italia e due invece (Chevalier Paul e Forbin) operativi nella Marina francese. Il programma assegnato dall’Occar a Naviris e che sarà realizzato con le migliori competenze tecniche dei gruppi coinvolti prevede un approfondimento delle capacità di gestione dei processi di digitalizzazione delle navi e aumentare le prestazioni fino alla fine del loro ciclo di vita in relazione al loro principale compito operativo, la difesa anti-aerea.

Non solo Europa, però. La presenza di un attore italiano apre anche il fronte a una presenza attiva di Naviris anche sul fronte dei programmi Nato. Recentemente la joint venture ha ottenuto dal Lloyd’s Register le fondamentali certificazioni ISO 9001 e AQAP 2110, che ai sensi del regolamento integrativo Nato sono imprescindibili presupposti di garanzia per i principali fornitori della Difesa dell’Alleanza Atlantica.

Fin qui i progetti delineati sul piano operativo dai due gruppi, che sul fronte organizzativo mirano a fare sistema: Fincantieri è più specializzata sugli scafi, Naval Group sui sistemi integrati interni. Si crea però una questione fondamentale di ordine politico-industriale, e per questo motivo è fondamentale tornare al tema di partenza, cioè l’impatto che l’affare Stx può giocare nel quadro dei futuri rapporti di potere interni a Naviris. Come in altre alleanze industriali, in Naviris la Francia è stata abile a dare all’Italia la presidenza formale e a tenere per sé il controllo della gestione operativa. Parimenti, è plausibile pensare che la mossa del governo francese su Saint Nazaire avrà ripercussioni al momento della distribuzione di future commesse in seno a Naviris. Naval Group è azionista all’11% di Chantiers de l’Atlantique, la società che controlla Saint Nazaire, e condivide, da partecipata pubblica qual è, l’indirizzo “sovranista” del governo di Parigi.

Il rischio per l’Italia è che senza un adeguato presidio politico le competenze e il valore aggiunto portati da Fincantieri il Naviris finiscano per creare un volano industriale maggiore per la Francia, capace di sfruttare la sua industria militare in una logica di sistema. Thales, che detiene all’interno di Naval Group il 35% del capitale, è a sua volta partecipata per il 25% dallo Stato francese e appare destinata a diventare la principale beneficiaria di appalti e subappalti per la componentistica integrata e i sistemi d’arma delle navi. L’Italia può schierare Leonardo, ma non è ancora stato chiarito appieno se potrà giocare un ruolo anche la dinamica e strategica Orizzonte Sistemi Navali,  joint venture partecipata al 51% da Fincantieri e al 49% di Leonardo che è il maggiore punto di contatto e di cooperazione tra i due maggiori attori italiani della Difesa. 

Mobilitata nei progetti Fremm e nelle commesse oltre Atlantico di Fincantieri, Osm, produttrice di sistemi interni e specializzata nell’ingegneria navale, può giocare nel quadro di Naviris un ruolo strategico. Saprà l’Italia, tramite i suoi attori, mobilitare risorse in favore dell’interesse economico-industriale nazionale nel quadro di una cooperazione che va sempre monitorata da vicino? La risposta è, in primo luogo, legata alla volontà politica. E alla presa di consapevolezza che non è per benevolenza ma per un preciso calcolo di interesse nazionale che anche Parigi ha scelto l’asse con Fincantieri. E come sempre, nelle alleanze italo-francesi è Roma a dover vegliare per non finire fagocitata.