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Il finanziere della “Grande Scommessa” contro Tesla: “è sopravvalutata”

L’uomo che ha “previsto” la crisi del 2008 ha un nuovo big nel mirino, ed è l’azienda del magnate più ricco del mondo. Michael Burry, il finanziere il cui intuito ha ispirato la storia del celebre libro e film “La...

L’uomo che ha “previsto” la crisi del 2008 ha un nuovo big nel mirino, ed è l’azienda del magnate più ricco del mondo. Michael Burry, il finanziere il cui intuito ha ispirato la storia del celebre libro e film “La grande scommessa”, ha infatti detto che a suo avviso le azioni di Tesla sono estremamente sopravvalutate a causa dell’impatto economico del maxi-piano di retribuzione votato a ottobre dal gruppo di Austin, che potrebbe trasferire in prospettiva al patron Elon Musk fino a 1.000 miliardi di dollari di risorse.

Musk svuoterà Tesla?

Secondo quanto scritto sul suo Substack, Burry prevede che le dispendiose richieste di Musk possano costare a Tesla fino al 3,6% medio della sua capitalizzazione ogni anno.

Burry è da sempre critico delle politiche aziendali che tendono a remunerare pesantemente dipendenti e dirigenti utilizzando lo strumento delle stock option e ha criticato anche campioni come Amazon e Palantir per aver posto in essere analoghe decisioni, ma la scelta di Tesla è per lui oltremodo esagerata e il fatto che, in caso di raggiungimento dei target, il gruppo di Austin possa dover emettere nuove azioni per soddisfare il pacchetto retributivo di Musk rischia di essere penalizzante per gli azionisti. Questi, in sostanza, per Burry avendo votato al 75% il piano Musk si sarebbero tirati la zappa sui piedi.

Tesla vale circa 1.400 miliardi di dollari ed è capitalizzata per circa 296 volte il valore dei suoi utili, in un contesto che già da tempo ha portato ad analizzare il titolo della regina dell’impero di Musk come eccessivamente sovraesposto. Al contempo, Tesla beneficia molto del peso mediatico, politico, imprenditoriale del suo patron, che ha in questa fase moltiplicato i suoi business.

Per l’analista finanziario Antonio Linares, sulla scorta della tendenza di Tesla a integrare nella manifattura e nei servizi delle auto elettriche le tecnologie di intelligenza artificiale, la prospettiva è che nei prossimi anni Tesla possa evolvere come una rivale di aziende come Palantir, focalizzate sul massiccio sfruttamento dei big data a fini securitari e di profilazione, in nome dell’integrazione tra business. Per Musk gli extra-compensi dovrebbero servire a finanziare investimenti del magnate di origine sudafricana in settori come la robotica avanzata e l’innovazione di frontiera, ma per Burry tutto questo è uno specchietto per le allodole.

Perché Tesla è in bilico

Shanaka Anslem Perera ha sottolineato che “Burry individua uno schema in cui la tesi di investimento di Tesla ruota verso nuove frontiere ogni volta che emerge la concorrenza in quelle esistenti”. L’analista ha aggiunto sul suo personale profilo Substack che Musk sta spingendo le capitalizzazioni avanti puntando su un effetto dinamico:

Una parte significativa della capitalizzazione di mercato di Tesla è attribuita ad attività che non esistono ancora su scala commerciale: i robotaxi, il robot umanoide Optimus e i sistemi di arbitraggio energetico. Se queste opzioni non si concretizzano, o si concretizzano con margini inferiori a quelli impliciti nei prezzi attuali, la compressione delle valutazioni potrebbe essere grave.

Del resto, Musk beneficia di una forte concentrazione di puntate finanziarie a tutto campo su settori trainanti dell’economia globale. Burry a suo modo si era spinto con forza contro la bolla dell’intelligenza artificiale, sottolineando che i picchi borsistici raggiunti a novembre fossero gli antesignani di una possibile bolla. Gli scenari di sovracapitalizzazione e aumento dell’incertezza borsistica lasciano presagire temi caotici per molti titoli. La puntata di Burry lascia pensare che Tesla possa essere uno di questi. E visti i precedenti il suo è un monito che Musk dovrà osservare con attenzione.

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