Mark Rutte limita la ripresa dell’Europa? Questo l’avviso del prestigioso Financial Times, che in un articolo firmato dal comitato editoriale al completo ha stigmatizzato l’atteggiamento seguito dal premier olandese negli ultimi mesi nei confronti delle strategie comuni di rilancio dell’Unione dopo la crisi del coronavirus.

Secondo il quotidiano della City di Londra il premier liberale olandese è il principale ostacolo a quel Recovery Fund di cui, scrive, l’Europa ha bisogno per superare una once-in-a-lifetime crisis, uno scenario senza precedenti. Pieno sostegno, da parte del Ft, al fondo NextGen proposto da Ursula von der Leyen e aspre critiche verso l’atteggiamento tenuto fin qui da Rutte, che si è impuntato sul ridimensionamento del Recovery Fund dopo aver ottenuto una risposta minimale e “rigida” nella prima tornata di discussione.

Cogliendo l’assist involontario di Angela Merkel (sì al fondo ma solo dal 2021) Rutte e l’Olanda hanno, assieme agli altri “falchi” del rigore incentivato la polarizzazione delle discussioni in campo comunitario.

Anche dopo aver ottenuto la conferma del rebate ingleseun cospicuo fondo da 5 miliardi di euro per prevenire le conseguenze della Brexit e favoritismi politci di ogni genere i falchi guidati dall’Olanda insistono. Sul tema della concessione di prestiti e aiuti del Recovery Fund L’Aja richiede che “siano le capitali nazionali, e non la Commissione, a decidere quando una nazione merita di ricevere aiuti” e sostiene il potere di veto dei singoli Stati nel processo di concessione degli aiuti. Problema di fondo di un Recovery Fund vincolato al bilancio europeo 2021-2027.

Lungi da noi difendere Rutte e certi suoi atteggiamenti oggettivamente estremisti. Siamo stati, in tempi non sospetti, tra i primi a stigmatizzare l’estremismo rigorista dell’austerità propugnata dall’Olanda, la strumentalità delle accuse all’Italia e agli altri Paesi mediterranei, l’assoluta strumentalità dell’europeismo “liberista” deI Paesi della Nuova lega anseatica. Ma il Ft in questo caso pare svegliarsi tardi. L’Olanda è accusata di eccessiva carenza di solidarietà, di praticare un doppio standard tra il suo approccio finanziario basato sulla competizione fiscale e la sua ricerca di favoritismi economici nell’Unione, di voler tutelare esclusivamente i suoi interessi. Ma in nome di che Unione europea la si potrebbe accusare? Dell’Unione che il Ft intende difendere e che a lungo ha favorito e incentivato comportamenti come quello oggi tenuto da L’Aja? Dell’Unione spietata nel colpire la Grecia con il martello dell’austerità ma pronta a concedere, giusto nelle scorse settimane, questi favori al capofila dei rigoristi? Dell’Unione che mai ha mosso un dito contro la costituzione al suo interno di veri e propri paradisi fiscali?

Il Recovery Fund non sarà la panacea dell’Europa, se pensiamo che anche nel Vecchio Continente Paesi come Germania e Francia hanno mobilitato autonomamente decine di miliardi di euro di finanziamenti alle loro economie anemiche; buttare il tutto sulla dicotomia riguardante il futuro dell’Europa come se essa fosse legata all’entrat in vigore o meno del fondo per la ripresa è un errore di prospettiva paragonabile a quello che compie l’Olanda quando cavalca l’estremismo rigorista e chiude a ogni possibilità di deficit condiviso. Prima di tutto perchè la quota stessa del fondo è ancora tutta da determinare, e in secondo luogo per la definizione delle prospettive di allocazione dei fondi tra prestiti e aiuti a fondo perduto che potrebbe limitare i guadagni per chi come l’Italia ha forte bisogno di politiche di stimolo. La realtà è che l’Olanda di Mark Rutte spaventa l’Europa perchè è il doppio di ciò che a lungo l’Unione è stata e si è perfettamente immedesimata nelle sue contraddizioni e nelle sue ipocrisie, al punto tale da rappresentare uno spauracchio adesso che si manifesta la fallacia del modello basato sul rigore fiscale. Rutte è cinico e spregiudicato, ma ha saputo fare politica in dieci anni di governo: scalzarlo dalle sue posizioni sarà estremamente difficile.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME