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L’Italia è finita ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento dell’Europa. Dopo la lunga querelle fra Bruxelles e Roma sui presunti aiuti di Stato italiani per risollevare dal baratro alcune banche in dissesto economico, sul tavolo dell’Unione Europea c’è un nuovo dossier che promette scintille. Questa volta è la vicenda Alitalia ad aver insospettito la Commissione Ue, e in particolar modo Margrethe Vestager, la commissaria Ue alla Concorrenza e al Digitale. La Vestager è stata chiarissima quando, nel corso di un’intervista al Sole 24 Ore, ha dichiarato che il nostro Paese rischia un’indagine, la seconda, a causa del nuovo prestito da 400 milioni di euro stanziato dal governo italiano nel tentativo di salvare Alitalia. “Ci sono giunte le prime lamentele. Siamo consapevoli della questione dell’equo trattamento. Le compagnie aeree stanno avendo difficoltà in Europa. Quando entra in carica un nuovo esecutivo gli diamo tempo di appropriarsi dei dossier. Il tempo però non è infinito e giungerà il momento in cui dobbiamo arrivare a una conclusione”.

Roma avvisata su Alitalia

Insomma, il messaggio inviato all’indirizzo di Giuseppe Conte e i suoi è chiaro e, per certi versi, può suonare anche come una minaccia: attenzione a quello che fate con Alitalia. Se l’Europa dovesse infatti ritenere il nuovo piano industriale della compagnia aerea italiana viziato da ipotetici aiuti di Stato, questi “aiuti illegali” dovranno “essere recuperati”. Come? Con una bella stangata. In ogni caso, per capire se il prestito italiano può essere considerato alla stregua di un aiuto di Stato o meno ci sono molteplici fattori da considerare. Intanto, ha aggiunto Vestager, per scongiurare ogni rischio “bisogna dimostrare discontinuità economica tra la vecchia e la nuova azienda”.

Gli scheletri nell’armadio di Lufthansa

Oltre alle istituzioni europee, ad attaccare le operazioni di Alitalia ha più volte provveduto la Germania, la stessa che negli anni passati non si è mai fatta scrupoli quando in ballo c’erano i suoi interessi. Già, perché anche il vettore nazionale tedesco Lufthansa si è più volte appoggiato allo Stato. Come ad esempio nel 1990, all’indomani del crollo del muro di Berlino, quando il vettore  acquisì Interflug, la potente compagnia della Ddr. Quest’ultima era un bocconcino prelibato per due motivi: intanto a causa degli ingenti utili da lei maturati nel primo semestre di quell’anno, poi per l’importanza strategica dell’aeroporto di Schnfeld. Tornando a Lufthansa, che era per il 51% di proprietà statale, il vettore prelevò il 26% di Interflug, entrando in possesso anche di hub e rotte. A quel punto l’antitrust tedesco avanzò alcune legittime obiezioni, tra cui il rischio della creazione di un monopolio delle linee aree della Germania.

Nel frattempo altre compagnie avanzarono proposte di acquisto per Interflug, tra cui British Airways, Cathay pacific e Wimco International. Libertà di mercato? Non proprio, perché la Treuhandstalt, la soscietà statale tedesca che aveva il compito di assicurare la transizione delle aziende della ex Ddr alla Germania occidentale, decise di entrare a gamba tesa. Risultato: British Airways si trovò di fronte a un muro e arrivò persino a chiedere un arbitrato a Bruxelles per “ostacolo alla concorrenza”. L’anno successivo, nel 1991, i conti di Interflug peggiorarono e, con l’unificazione monetaria delle due Germanie, Lufthansa si assicurò facilmente la compagnia nelle vesti di liquidatore. Insomma, grazie a un bell’aiuto di Stato, Berlino riuscì a fare bottino pieno. Certo, da allora sono passati molti anni. Ma la Germania può permettersi oggi di fare la morale all’Italia passando per le verginella di turno?

Via libera per la compagnia tedesca

In anni più recenti, nel 2001, Lufthansa ha acquisito il 24,9% di Eurowings, compagnia tedesca creata dalla fusione di Nurnberger Flugdienst e Reise und Industrieflug nel 1994, per poi passare al 49% nel 2004 e al 100% nel 2011. Nel 2008 Eurowings ha ceduto la sua controllata Germanwings alla solita Lufthansa, che fra una compera e l’altra ha accresciuto sempre di più la sua posizione dominante sul mercato aereo della Germania. Nel 2017 la compagnia nazionale ha assorbito pure Air Berlin nell’ambito di un’operazione rapidissima perché assai gradita al governo tedesco. Verstager, già commissaria alla Concorrenza Ue, si limitò a spendere qualche parola di circostanza: “Siamo preoccupati. Ci sono questioni di concorrenza da analizzare”. Insomma, come andò a finire? L’Unione Europea punì Berlino? Neanche per idea, perché la Commissione europea dette il proprio assenso all’acquisizione di Air Berlin da parte di Lufthansa e discorso chiuso.